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Appendice: locali pubblici
per fumatori, lista ristoranti, pub, discoteche in Italia dove è
previsto uno spazio per fumatori

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LA FAVOLA DEL FUMO PASSIVO
non c'è relazione causale tra fumo
passivo e malattie.
E' STATA D'ACCORDO ANCHE LA CORTE FEDERALE AMERICANA - Visto che
in America, differentemente dall'Italia, le autorità sanitarie possono
essere portate in tribunale anche se sono ai vertici dello Stato, la
Corte federale americana condannò nel 1998 la Environmental Protection
Agency per truffa e falsa rappresentazione dell'evidenza sul fumo
passivo, condannandola a rimuoverlo dalla lista dei cancerogeni.
CLICCA QUI PER ULTERIORI INFORMAZIONI SULLA SENTENZA DELLA CORTE
FEDERALE
WASHINGTON D.C. - Il fumo passivo uccide? Sì, no, forse. Quella che
sembrava infatti un'assodata certezza scientifica, è messa a dura prova
dalla Corte Federale del North Carolina. La sentenza risale al 1998, ma
solo di recente
è stata resa pubblica: grazie a Internet. Il world wide web è uno spazio
corsaro, non conosce censure. Né quelle dei colossi del tabacco, né
quelle delle multinazionali farmaceutiche.
E all'industria dell'aspirina, il verdetto del tribunale del North
Carolina non può certo far piacere: nelle novanta e passa pagine del
malloppone firmato dal giudice Osteen, e pubblicato dall'associazione
"Forces" (i vendicatori mascherati della nicotina libera), l'allarmismo
sul fumo passivo "cancerogeno" viene liquidato come "frode scientifica".
Nel mirino del giudice Osteen c'è l' Environmental Protection Agency, la
branca del governo americano che, in uno studio intitolato "Respiratory
Health Effects of Passive Smoking: Lung Cancer and Other Disorders",
aveva denunciato con autorevolezza i pericoli del fumo passivo.
Correva l'anno 1992. La Corte del North Carolina oggi impone all'E.P.A.
di sbianchettare il rapporto incriminato: di "cancellare, annullare,
rettificare" le conclusioni dei capitoli dal primo al sesto. Perché?
Esaminiamo in dettaglio la sentenza.
In primo luogo, l'agenzia governativa per la protezione dell'ambiente
sosteneva che il fumo avesse un "considerevole impatto sulla salute
pubblica". Falso: il giudice Osteen ribatte che non c'è evidenza
scientifica a sostegno di questa tesi.
Dovevano essere tremila l'anno i morti di cancro polmonare riconducibile
al fumo passivo: ma anche qui non ci sono prove, ribatte la Corte. Come
non ve ne sono che l'esposizione al fumo porti dai centocinquantamila ai
trecentomila bambini l'anno ad avere dissesti respiratori: o che il fumo
passivo sia un fattore di rischio in grado di rendere asmatici "dai
duecentomila a un milione di ragazzi sotto i 18 anni".
Crolla il castello di sabbia del cartello anti-tabacco: la censura che
la Corte del North Carolina impone all'osservatorio sull'ambiente
americano, e a Kenneth Brown che di quello studio era l'estensore, è
sicuramente il colpo più duro inferto alle leggi politicamente corrette.
Che pure continuano a godere di immensa fortuna. Soprattutto in quegli
"stati" americani che sono saldamente nelle mani del Partito
Democratico.
Ad esempio, il Maryland e la California: quella del Maryland è una
storia curiosa. Si tratta in larga parte di uno stato "conservatore",
fatto di ventuno contee di cui diciotto esprimono regolarmente
rappresentanti repubblicano. Però le altre sono appiccicate a
Washington, la capitale degli States, e fanno da città dormitorio per i
funzionari del governo federale: sbirri e burocrati di vario genere. Che
votano, giustamente, col portafogli, cioè democratico. Tanto basta per
il Maryland per ritrovarsi con l'amministrazione più "liberal" di tutto
il Paese: un'economia pesantemente controllata, un'imposizione fiscale
"sovietica", un rigidissimo "no smoking" in tutti i luoghi pubblici. A
Friendship Heights, chiunque viene sorpreso a fumare in giardino deve
sborsare 100 dollari di multa.
La California, finita l'era Reagan, è diventata anch'essa un feudo del
partito di Bill Clinton: merito del meticciato, si tratta dello stato
con la più alta percentuale di ispanici ed asiatici. Per questo, oltre
alle norme sul salario minimo che ricordano da vicino la Germania
hitleriana, la California vanta il singolare primato del proibizionismo.
Pensate che a West Hollywood (Los Angeles), il consiglio comunale ha
autorizzato i cittadini a sporgere denuncia se dalle finestre o dalla
porta entra in casa loro il fumo di un vicino. Singolare provvedimento
che si applica alle sigarette, ma non
al barbecue.
La giustificazione di tutte queste leggi è sempre stata che lo si fa
"per il bene di tutti", e specialmente "per il bene dei bambini", che
sono di colpo diventati i principali protagonisti della politica
americana: se si bombarda il Kossovo, "è per i bambini". Se si chiudono
i siti Internet, "è per i bambini". Se si proibisce di fumare in
pubblico, è sempre "per i bambini". La Corte del North Carolina ha
sferrato un colpo decisivo a questo refrain contestando la metodologia
delle ricerche sul fumo passivo, e dunque i loro risultati. Fra
parentesi, lo studio della E.P.A. è stato come un boomerang:
infatti, applicava al fumo passivo un coefficiente di rischio di 1,19.
E, di norma, i ministeri della sanità intervengono con atti "pubblici"
se il rating raggiunge almeno i 2 punti (addirittura i 2,5). Come dire
che, in condizioni normali, e senza le pressioni della lobby
anti-tabacco, nessuno avrebbe mai potuto pensare che il fumo passivo
fosse un fattore ad alta pericolosità.
Ciononostante, la E.P.A. ha tentato fino all'ultimo di bloccare la
pubblicazione della sentenza: due anni per poterla leggere, e per giunta
solo su Internet (www.forces.org), non sono pochi. I film hollywoodiani,
e i libri di John Grisham, ci hanno insegnato a diffidare delle
"multinazionali del tabacco". E se le lobby anti-nicotina non fossero
migliori?
Alberto Mingardi
Alberto Mingardi è visiting
fellow dell'Atlas Economic Research Foundation (Fairfax VA).
Editorialista del quotidiano "Libero - Opinioni nuove" (Milano), è
membro del Comitato Scientifico di "Fondazione Liberal"(Roma) e
direttore editoriale della Leonardo Facco Editore (Treviglio). Il suo
ultimo libro è "Fuga
dallo Stato - Il pensiero forte nell'epoca di Internet" (Facco,
2000).
Tratto da:
http://www.forces.org/italy/rubr3/mingang.htm
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