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Commenti del prof. Luik sui rapporti dell'EPA
L'articolo commenta i rapporti dell'EPA. L'intero saggio tradotto in
italiano è visibile dal sito di
Forces, dove sono anche presenti tutte le eloquenti tabelle
statistiche.
LEGGENDA
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Fumo primario o diretto
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Fumo direttamente inalato dal fumatore.
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Fumo indiretto
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Fumo prodotto da una sigaretta accesa, ma senza
essere fumata, come quando e` in un posacenere.
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Fumo passivo
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Fumo esistente nell'ambiente in cui si trovano i
fumatori, e inalato dalle persone non fumatrici e presenti nello
stesso ambiente.
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Fumo ambientale
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Vedi fumo passivo.
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ETS
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Abbreviazione derivante dalla frase inglese
Environmental Tobacco Smoke, indicante fumo passivo.
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EPA
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L'Agenzia statunitense Environmental Protection
Agency, responsabile per il Rapporto del 1992 alla base della
proibizione del fumo in luoghi pubblici.
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RISPOSTA AL RAPPORTO UFFICIALE CANADESE:
"VERSO COMUNITA` PIU` SALUTARI IN NUOVA SCOZIA"
Dissertazione Scientifica e Etica
Questo saggio e` in risposta al rapporto nel titolo (d'ora in poi
chiamato: "Rapporto") ed e' un esame critico delle affermazioni
e prove sugli effetti del fumo ambientale (chiamato anche ETS da:
"Environmental Tobacco Smoke") che sono discusse nel Rapporto
stesso.
Struttureremo la nostra risposta in tre segmenti: un'analisi delle
affermazioni del Rapporto, un esame delle prove esibite a
supporto di tali affermazioni e un'analisi delle raccomandazioni
politiche fatte sulla base di tali prove.
La maggior parte delle discussioni sul tabacco e' portata avanti in
un'atmosfera di emozionalita' e retorica anziche' rigorosa ed accurata
analisi scientifica. Ma gli stessi standard che sono usati nella
formulazione della politica di sanita' pubblica in ogni altro campo
oggetto di controversia devono essere applicati anche al tabacco. La
politica di sanita' pubblica nei confronti del tabacco non puo' essere
quindi esonerata dal seguire una rigorosa procedura scientifica dotata
di argomenti chiari e inequivocabili, nonche' soluzioni pratiche che
siano coerenti e indicative di una politica legittima e democratica. Per
essere legittima, tale politica deve soddisfare almeno le seguenti
condizioni:
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Essere basata su solide, obiettive e dettagliate prove;
-
Essere ragionevole, coerente e consistente;
-
Essere formulata allo scopo di ottenere i fini per i quali e' stata
concepita e soddisfare tali fini;
-
Rispettare e potenziare i valori fondamentali di una societa'
democratica.
Facciamo rispettosamente notare che il Rapporto oggetto di
questa critica senza dubbio e senza eccezione non soddisfa le suddette
condizioni.
I. Le Affermazioni
Il Rapporto porta avanti un vasto assortimento di affermazioni:
-
L'ETS e' un "pericolo per la sanita' pubblica" (Pag.1)
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"Il fumo emesso dalla brace di una sigaretta e' piu' tossico del
fumo inalato" (Pag.1)
-
"Quando si e' in un ufficio, ristorante o bar dove si fuma, non e'
possibile evitare di inalare porzioni di questi gas tossici,
particelle solide e composti chimici. Una porzione dei catrami resta
nei polmoni..." (Pag.1)
-
"Il fumo ambientale incrementa il pericolo di morte da malattie
cardiache del 20-30% per i non fumatori che sono sposati ai
fumatori" (Pag.2)
-
"Il fumo ambientale e' la terza causa principale di cancro
polmonare, dopo il fumo primario e l'esposizione ad altre sostanze
pericolose sul lavoro" (Pag. 2)
-
"Lavorare per anni in un ambiente dove si fuma ha, sulla salute di
una persona, all'incirca effetti equivalenti al fumare 10 sigarette
al giorno" (Pag.3)
-
"I lavoratori dei ristoranti hanno un incremento di rischio di
cancro polmonare del 50% rispetto al resto della popolazione"
(Pag.3)
-
"Statistiche, prove scientifiche e costi mutualistici sostengono la
necessita' della proibizione del fumo" (Pag. 6)
-
"Le prove che il fumo ambientale sia un importante rischio per la
sanita' pubblica sono schiaccianti" (Pag.6)
-
"Una politica di proibizione del fumo in tutti gli spazi pubblici e'
la soluzione economica piu' efficiente ed e` l'unica capace di
provvedere la migliore protezione sia per non fumatori che per i
fumatori" (Pag.7)
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"Almeno 80 non fumatori in Nuova Scozia muoiono ogni anno a causa
del fumo ambientale" [la Nuova Scozia ha circa 1.000.000 di
abitanti, N.d.T.]
II. Le prove
E' molto difficile riconciliare l'affermazione del Saggio che vi siano
"prove schiaccianti" che l'ETS sia un pericolo per la sanita' pubblica
con la quasi completa mancanza di prove scientifiche a sostegno di
quanto portato avanti nel Saggio stesso. E' di particolare interesse per
esempio che mentre il Saggio formula altisonanti affermazioni circa gli
effetti dell'ETS sulla salute, esso non produce una singola prova
prodotta in questo Paese [Canada, N.d.T.] a supporto di tali
affermazioni. Sembra che gli autori non capiscano la differenza basilare
tra affermazioni e prove, tra l'avanzare una specifica proposta e il
provvedere supporto per la stessa. Cio' che e' offerto come prova e' il
seguente materiale:
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"Le Conseguenze Sanitarie dell'Uso del Tabacco" pubblicato dal
National Clearing House on Tobacco and Health
-
"Fumo Ambientale: Dietro la Cortina Fumogena", un depliant di
"fatti" promosso dalla Fondazione contro le Malattie Cardiache
(Heart and Stroke Foundation)
-
"Il Fumo sul Lavoro", dal Canadian Medical Association Journal
-
"Il Fumo Involontario nei Ristoranti come posti di lavoro" dal
Journal of American Medical Association.
Vi sono anche menzioni del Rapporto del 1986 del Surgeon General
americano e del Rapporto della Enviromental Protection Agency del 1992,
sebbene non vi siano specifiche referenze e citazioni.
Sulla base di quanto sopra, riesamineremo queste "prove" come segue:
-
Non commenteremo sulle citazioni del National Clearing House on
Tobacco and Health in quanto questo non e' uno studio su basi
scientifiche che abbia seguito un processo di revisione e analisi da
parte della comunita` scientifica. Per le stesse ragioni non
commenteremo sul depliant di "fatti" della Heart and Stroke
Foundation.
-
Commenteremo invece sull'asserzione che il fumo ambientale
costituisca un pericolo addirittura piu' grande del fumo inalato.
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Siccome l'unico documento scientifico a supporto delle affermazioni
di questo Rapporto e' il rapporto EPA del 1992, concentreremo la
maggior parte della nostra attenzione su questo rapporto.
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Non disserteremo sull'articolo della Canadian Medical Association
Journal in quanto lo stesso e` di 13 anni fa' ed e' stato sostituito
da dati piu' aggiornati.
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Commenteremo estesamente sull'articolo del Journal of American
Medical Association in quanto e' indicativo sia della qualita' delle
"prove" usate dal Rapporto, che dell'intero processo che coinvolge
la falsa rappresentazione delle conclusioni scientifiche pertinenti
al fumo ambientale.
-
Esamineremo anche l'intero spettro degli studi sull'ETS pertinenti
sia al cancro polmonare che alle malattie cardiache.
-
Esamineremo gli studi sull'ETS focalizzati sui rischi di esposizione
all'ETS sul posto di lavoro.
-
Infine esamineremo i lavori del Servizio di Ricerca del Congresso
americano (Congressional Research Service) e l'analisi dei rischi
attribuibili al fumo ambientale.
A. ETS, fumo diretto e fumo indiretto
Il Saggio afferma che il fumo "che esce dalla cima di una sigaretta
accesa" [ma senza essere fumata, come quando e` in un posacenere]
"e' addirittura piu' tossico del fumo inalato direttamente"
(Pag.1). Si da il caso che questa affermazione sia falsa in quanto
ipotizza che l'ETS sia infatti equivalente al fumo indiretto - quello
cioe' prodotto da una sigaretta accesa, ma senza essere fumata. Mentre
e` vero che l'ETS e' in fondo fumo indiretto, e` altrettando vero che
esso e' estremamente diluito. Nell'ambiente reale in cui i componenti
dell'ETS vengono misurati, solo ben pochi dei componenti esistenti nel
fumo indiretto sono stati rilevati nell'ETS. Come nota il Dott. Giovanni
Gori:
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"Migliaia di componenti esistenti nel fumo indiretto possono
essere misurati, ma per via dell'estrema diluizione che si
verifica nell'ambiente, solo due dozzine di componenti dell'ETS
possono essere misurati nell'ambiente stesso. Anche ipotizzando
che il fumo indiretto resti inalterato durante il processo di
dissipazione conduttivo alla formazione dell'ETS, le
concentrazioni dei suoi componenti sarebbero comprese tra un
millesimo e un milionesimo delle concentrazioni permesse sul
lavoro dalla Occupational Safety and Health Administration..."
[1]
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Persino la EPA, menzionata altrove dal Rapporto, nota che
l'equivalenza tra fumo diretto ed indiretto e tantomeno la tossicita'
del fumo indiretto, non e' sostenibile (EPA, 6.6).
B. Il Rapporto EPA
Il secondo problema esistente nelle "prove" del Saggio in cui
ripetutamente notiamo la presenza di corruzione scientifica, e' l'uso
indiscriminato del Rapporto della EPA del 1992. Il Saggio riporta il
lavoro della EPA come "la piu' estesa e recente revisione del fumo
passivo e del cancro polmonare" (Pag. 98). Sorprendentemente, il Saggio
dimentica di menzionare le estese critiche dell'analisi della EPA
sull'ETS, nonche` il fatto che le affermazioni della EPA siano oggetto
di litigi legali. Vista la mancanza di critica sul lavoro della EPA [da
parte del Saggio] bisogna chiedersi quanto valide queste prove siano in
realta`, in quanto un'accurara analisi rivela che la scienza applicata
dalla EPA all'ETS e' stata [politicamente] corrotta.
La dimostrazione che le prove scientifiche della EPA sull'ETS siano
state corrotte puo' essere infatti articolata in due categorie: prove
sulla validita' scientifica e prove sui procedimenti scientifici usati
nella creazione ed uso di tale scienza.
La validita` scientifica
Il "Rapporto EPA sugli effetti respiratori del fumo passivo: cancro
polmonare e altri disordini" [2], afferma che "basandosi sulla
proponderanza delle prove scientifiche disponibili, la Enviromental
Protection Agency degli Stati Uniti ha concluso che la continua
esposizione al fumo ambientale presenta una sostanziale minaccia alla
sanita' pubblica". E' vero? Per rispondere a questa domanda e'
necessario prima di tutto sapere di piu` sui dati sui quali la EPA ha
basato la sua conclusione.
Il rapporto EPA si riferisce a 30 studi epidemiologici che investigani
il rapporto tra il fumo passivo "coniugale" [in cui cioe' uno dei
coniugi non fuma ed e' esposto/a al fumo dell'altro coniuge] e cancro
polmonare. Gli studi furono pubblicati tra il 1982 e il 1990.
E' importante notare che sebbene l'amministratore della EPA, Mr. Reilly,
si sia riferito al rapporto EPA per attribuire All'ETS lo sviluppo del
cancro polmonare dei bambini e dei lavoratori, in realta`la EPA non
esamino' neppure gli studi che analizzavano l'esposizione all'ETS sul
lavoro, la stragrande maggioranza dei quali non trovo' associazioni di
alcun significato statistico tra ETS e cancro polmonare nei non
fumatori, fatto che in se stesso distrugge la legittimita' di ogni
richiesta di proibire il fumo in luoghi pubblici o sul lavoro.
Quindi, per cominciare, il caso dell'EPA non e' basato sull'esposizione
all'ETS sul lavoro, ma solamente sui rischi di cancro polmonare a cui il
coniuge non fumatore e' esposto da parte di quello fumatore [in un
ambiente domestico].
Ma che dire dei 30 studi? Essi provengono da differenti Paesi e hanno
un'enorme variazione in nella quantita` dei soggetti esaminati. Alcuni
infatti esaminano meno di 20 soggetti, mentre altri sono basati su una
popolazione piu' estesa; lo studio piu' vasto esamina 189 casi di
neoplasia polmonare.
Di questi 30 studi, 24 non riportano alcuna associazione statistica tra
ETS e cancro polmonare, mentre sei riportano un'associazione statistica
che potrebbe avere significato e indicare un'associazione positiva di
"rischio relativo" concernente il coniuge non fumatore.
A questo punto bisogna considerare che il "rischio relativo" e`
ulteriormente suddiviso in "rischi forti" e "rischi deboli" in funzione
del rapporto di rischio stesso. Dei 30 studi sulla relazione tra ETS e
cancro polmonare NESSUNO riporto' un "rischio forte". Inoltre,
ovunque il rischio sia considerato debole, esiste la distinta
possibilita' che la valutazione del rischio sia piu' artificiale che
reale.
In altre parole, esiste la distinta possibilita' che un "rischio debole"
sia riflesso non di un vero rischio ma di problemi concernenti variabili
collaterali o tendenze interpretative. Per esempio, vi sono almeno 20
variabili collaterali che vanno dalla nutrizione allo stato
socioeconomico che sono state identificate come importanti fattori nello
sviluppo del cancro polmonare. Eppure, nessuno dei 30 studi nemmeno
abbozza un tentativo di compensazione per questi fattori.
Quindi quando si soppesano nel loro insieme tutte le prove scientifiche
sulla relazione tra ETS e cancro polmonare, si arriva inevitabilmente
alla conclusione cruciale e' che nessuno degli studi riporta un
rischio relativo forte per i non fumatori sposati ai fumatori.
Si consideri ora che il rapporto EPA, mentre riporta e considera tutti i
30 studi, limita la sua analisi statistica a solo 11 studi statunitensi
che investigano i coniugi dei fumatori.
E cosa dimostrano questi 11 studi?
Degli undici, 10 non riportano alcuna associazione di significato
statistico tra ETS e cancro polmonare, mentre uno solo riporta
un'associazione che ha qualche significato. L'analisi EPA dei suddetti
11 studi afferma che essi dimostrano l'esistenza di un incremento con
significato statistico del numero di neoplasie polmonari dei non
fumatori sposati a fumatori (119) quando comparato con il numero di
neoplasie di non fumatori sposati a non fumatori (100).
Su questa debole base statistica, vale a dire sul fatto che 10 studi su
11 non hanno trovato alcuna associazione statistica, la EPA ha deciso di
classificare l'ETS come un carcirogeno del "Gruppo A ". [Il
piu' pericoloso, stesso gruppo dell'asbesto e del plutonio]
Per arrivare alla sua "conclusione" la EPA ha combinato i dati degli 11
studi in una piu' estesa database con una tecnica comunemente chiamata
meta-analisi.
Le norme che regolano la tecnica meta-analitica sono uniche e
applicabili solo a questa tecnica. Non tutti gli studi possono essere
candidati per tale analisi combinata. In genere il metodo meta-
analitico e' appropriato solo quando gli studi che sono analizzati come
gruppo hanno la stessa struttura.
L'intervallo generalmente accettato [dal mondo scientifico] e' 95%, il
che significa che esiste un 95 percento di fiducia che l'associazione in
questione non si sia verificata per caso.
La grande maggioranza degli epidiemiologi usa quindi un fattore del 95%.
Ogni singolo studio sull'ETS considerato dalla EPA usa anche un
intervallo del 95%.
Stranamente, la EPA decise che in questo caso avrebbe usato un
intervallo di fiducia del 90%, il che significa in pratica il raddoppio
della possibilita' di essersi sbagliati. Ancora piu' curioso e' il fatto
che quando fu chiesta la ragione per la quale vi fu tale scostamento da
una ben stabilita e accettata procedura scientifica, l'amministratore
della EPA, Mr. Reilly, rispose semplicemente che l'uso di un intervallo
del 90% "fu a noi raccomandato dalla comunita' scientifica come
appropriato per questi dati".
Quello che Mr. Reilly vuol veramente dire e' che senza usare lo standard
del 90% la EPA non avrebbe potuto affermare che gli 11 studi americani
summenzionati avevano "significato statistico".
Quindi senza l'uso di questo standard novello, senza dunque cambiare ben
accettate regole epidemiologiche, il risultato della EPA gia' cosi'
faticosamente gestato non sarebbe mai venuto alla luce e l'ETS non
avrebbe potuto essere brandito come carcirogeno del "Gruppo A".
Nonostante tutte le attente selezioni dei dati "giusti", le meta-analisi
e il rilassamento degli intervalli di fiducia, la conclusione rimane
quella che Huber Brockie e Mahajan hanno descritto nel Consumers
Research degli Stati Uniti nel 1991: "Indipendentemente da come i
dati degli studi epidemiologici vengano manipolati, ricalcolati, 'cotti'
e 'massaggiati', il rischio statistico di cancro polmonare derivante
dall'esposizione al fumo passivo 'coniugale' resta debole...
Indipendentemente da come questi dati siano stati analizzati, nessuno ha
potuto riportare una forte relazione di rischio tra fumo ambientale
coniugale e cancro polmonare". [4]
C. Lo studio di M. Siegel intitolato "Fumo Passivo Nei Ristoranti Come
Posti di Lavoro", pubblicato da JAMA. Vol.270. N.4.
Per quanto riguarda il rischio posto dall'ETS alla salute dei lavoratori
nei ristoranti, le "prove" piu' prominenti emergono da uno studio
scritto da Siegel. Uno scrupoloso esame di questo articolo pero'
dimostra che lo stesso non fornisce alcuna solida prova a sostegno delle
conclusioni dello studio stesso.
Siegel, per esempio, nota che le prove epidemiologiche da lui portate
avanti "suggeriscono che ci puo' essere un 50% di incremento del
rischio di contrarre cancro polmonare da parte dei lavoratori impiegati
nell'industria alberghiera e di ristoro che potrebbe essere in parte
attribuita all'esposizione del fumo ambientale sul lavoro". Notare
le parole chiave: "suggeriscono", "potrebbe essere", "in
parte"... Queste non sono le parole usate dalla scienza per indicare
prove o conclusioni.
Ciononostante, Siegel dichiara con grande decisione in un articolo nel
quotidiano "USA Today" in data 28 Luglio 1993 che il fumo ambientale ha
"Un effetto devastante" [sulla salute] dei lavoratori
dell'industria alberghiera. Aggiunge anche che si tratta "di vita o
di morte" per i lavoratori dell'industria. Ma e' veramente il caso?
Possiamo noi realisticamente arrivare a queste conclusioni e sostenere
la raccomandazione di Siegel di proibire il fumo nei bar e ristoranti
basandoci sulle sue "prove scientifiche"? Le "prove" di Siegel derivano
da sei studi scritti da altri autori; Siegel stesso non ha scritto
nessuno degli studi dai quali trae le sue conclusioni. I sei studi
riguardano il rischio di cancro polmonare associato a varie occupazioni.
Ma nessuno dei sei studi concerne esposizione al fumo ambientale da
parte delle varie categorie di lavoratori. In altre parole, gli studi
esaminati non riguardano affatto il fumo ambientale, e tantomeno il fumo
ambientale concernente i lavoratori dei ristoranti. Ciononostante,
Siegel ha tratto conclusioni e fatto raccomandazioni sul fumo ambientale
sulla base di questi studi!
Come punto di particolare importanza si noti che anche se le cifre
sull'incrementato rischio di cancro polmonare fossero corrette (e non
dimentichiamoci parole come "suggeriscono"
e "potrebbe essere"), e anche se l'incrementato rischio fosse
dovuto interamente al fumo ambientale (fattore che nessuno degli studi
ha indicato) un incremento del 50% non ha significato statistico.
Significa semplicemente che il fattore di rischio relativo e' 1,5. E'
accettato ed assodato che rischi relativi inferiori a 2,0 sono il
prodotto di casualita' e esternalita'.
D. L'insieme degli studi sull'ETS a livello occupazionale e domestico:
cancro polmonare e malattie cardiache.
Ora mettiamo da parte sia la EPA che Siegel ed esaminiamo il completo
spettro degli studi sul fumo ambientale. Il Rapporto di cui
discutiamo in questa critica ("Verso comunita` piu` salutari...")
afferma che esistono "prove schiaccianti" che il fumo
ambientale sia un pericolo per la salute pubblica. Dunque, esiste
sufficiente materiale scientifico a sostegno di tale affermazione?
Assolutamente, la risposta e' NO. La
tavola 1 rappresenta un sommario dei 40 studi condotti nel mondo sul
cancro polmonare in donne sposate a fumatori con i piu' vasti e migliori
studi rappresentati alla sommita' del grafico. E` immediatamente
apparente che la maggioranza degli studi indichi l'assenza di un
incremento statistico significativo del rischio di contrarre cancro
polmonare. In breve, l'affermazione del Rapporto e'
semplicemente falsa. Lo stesso e' vero per la Tavola 2, che
rappresenta la sommatoria degli studi concernenti donne non fumatrici
sposate a fumatori negli Stati Uniti. Anche qui non vi e' alcun
incremento di rischio che abbia significato statistico.
Infine, le Tavole 5, 6, 7 riportano dati concernenti malattie cardiache
ed esposizione al fumo ambientale dei non fumatori. Ancora una volta, la
combinazione di tutti
gli studi non indica che il fumo ambientale rappresenti un incremento di
rischio che sia statisticamente significativo per malattie cardiache in
non fumatori.
E. Il rapporto del Servizio di ricerca del Congresso (Congressional
Research Service - CRS) "Fumo ambientale e rischio di cancro polmonare"
(Enviromental Tobacco Smoke and Lung Cancer Risk)
Rispondendo a una richiesta del Congresso degli Stati Uniti, il Servizio
di Ricerca del Congresso intraprese un'analisi sui potenziali effetti
del fumo ambientale sulla salute. In particolare, l'analisi esamino' il
lavoro sul fumo ambientale pubblicato dopo l'annuncio delle conclusioni
dello studio della EPA. Quattro studi in particolare furono esaminati:
Kabat [14],
Fontham [15],
Brownson [16],
Stockwell [17].
Di questi studi, due dimostrano che non esiste incremento di rischio
medio (Kabat e Brownson), uno dimostra un rischio statistico a malapena
significante (Fontham), e uno dimostra un incrementato rischio medio che
nondimeno e' statisticamente insignificante a un intervallo di fiducia
statistica del 95% (Stockwell [18]). Inoltre, se si considera lo studio
di Fontham (che e' l'unico dei quattro che dimostri un incrementato
rischio medio con qualche significato statistico), quotando le parole
del Servizio di Ricerca del Congresso, le probabilita' di morte dovuta a
cancro polmonare durante la vita di un individuo "...che sia esposto
solo a fumo ambientale, [la probabilita'] e' ridotta a circa 7/100 di
percentuale" [19]. Inoltre, usando i dati dello studio Brownson,
"non esistono decessi per via di cancro polmonare a causa del fumo
ambientale." [20].
Cio' che rende questi dati ancor piu' complicati e' il problema della
misclassificazione, dove i fumatori sono erroneamente classificati come
non fumatori. Come notato dal CRS: "Risulta chiaro che
misclassificazione e dati pregiudiziali piagano gli studi epidemiologici
sul fumo ambientale. Da simulazioni praticate a scopo investigativo
risulta anche chiaro che possibili miscassificazioni e dati
pregiudiziali, anche se presenti in modesta quantita', possono cambiare
il risultante rischio relativo talvolta radicalmente."
[21]
"...Possibili combinazioni di piccole quantita' [di dati] - meno del 10
percento - potrebbero spingere la quantificazione dei rischi relativi
dell'ETS sui gruppi a piu' alta esposizione a dei valori che non sono
piu' distinguibili da 1.0. Mentre questi sono i risultati ottenuti dallo
studio Fontham, vi e' alta probabilita' di simili risultati dallo studio
Brownson. Addirittura, quantita` ancor piu' piccole di dati - sotto il 3
percento - potrebbero essere combinate per portare il limite inferiore
degli intervalli di fiducia statistica al 95% ben al di sotto dell'1.0
per quanto concerne questi studi."
III. Raccomandazioni politiche
Le raccomadazioni politiche che emergono dalle "prove" del Rapporto
sono - non sorprendentemente - incoerenti. Se il fumo ambientale non
costituisce una minaccia alla salute dei non-fumatori - e abbiamo
dimostrato che cio` e` vero - allora non esistono ragioni sanitarie per
forzare la proibizione del fumo in luoghi pubblici. L'affermazione che
"l'unico modo per eliminare i rischi derivanti dall'esposizione del fumo
ambientale e' di provvedere locali per fumatori che siano totalmente
isolati e separatamente ventilati" (Pag. 7 del Rapporto)
e' quindi falsa perche' il rischio derivante dal fumo ambientale non ha
significato statistico.
Le vere ragioni per la politica [della proibizione] pero' non hanno
nulla a che vedere con i cosidetti "pericoli" del fumo ambientale. Come
notato dagli autori del Rapporto
a pagina 7, i fumatori che sono confrontati con la proibizione totale
del fumo pubblico "tendono a rispondere fumando di meno, o
addirittura smettendo." In realta' l'affermazione che il fumo
ambientale sia una minaccia alla vita dei non-fumatori e' solo un crudo
tentativo di usare il concetto del "far del male agli altri" per
nascondere un paternalismo che e' offensivo e non giustificato. [Il
messaggio nascosto non e' che] il fumo ambientale sia dannoso, ma che il
fumare faccia male ai fumatori.
IV. Le Conseguenze della corruzione scientifica per la societa' e per la
politica democratica
Nella prima sezione di questa dissertazione abbiamo dimostrato che
esistono solide prove che il Rapporto
usi corruzione scientifica a sostegno delle sue affermazioni. Nella
seconda sezione di questa nostra critica esaminiamo le conseguenze
dell'uso di scienza corrotta come quella sul fumo ambientale allo scopo
di pilotare la politica.
Incipientemente e' importante soffermarsi sul fatto che al di la' delle
dirette implicazioni politiche esiste una tematica piu` vasta che va al
dila` sia del Rapporto
oggetto di questa analisi, che di quanto esso afferma, vale a dire le
questioni morali che esso solleva.
La prima questione e' ovviamente quella della legittimita' della
rappresentazione erronea, in quanto la scienza corrotta e' in fondo una
scienza che non rappresenta una situazione reale. E cio' che viene
rivelato dalla dettagliata analisi delle affermazioni scientifiche del
Rapporto e' una profonda e sistematica inosservanza della verita'
esistenti circa i pericoli del fumo ambientale. Non solo i dati sono
manipolati allo scopo di produrre i risultati desiderati - ed eliminati
o non considerati quando non quadrano con gli standard della
"correttezza politica" - ma il fatto che standard bene accettati dalla
comunita' scientifica sugli intervalli di fiducia statistica siano stati
cambiati senza alcuna giustificazione viene totalmente ignorato. In
effetti si e' costruita un'etica che legittimizza la rappresentazione
erronea se cio' serve alla buona causa di una "societa' senza fumo". Ma
e' una societa' senza fumo ragione sufficiente per una politica
sanitaria fondata su scienza inattendibile ed appariscenti
falsificazioni? La terrorizzante caratteristica dell'inganno - sia esso
usato per la discutibile nobilta' della causa contro il fumo, o al
servizio di qualsiasi altro virtuoso fine - e' che mentre da una parte
e' molto facile da giustificare, dall'altra e' assai difficile contenere
il suo uso entro i limiti che originalmente ne abbiano giustificato
l'impiego.
Ma esiste una seconda questione morale che eccede la vergogna
dell'erronea rappresentazione e sconfina in cio' che puo' essere
chiamata la "moralita' della soppressione del dissenso."
Il Valore della Diversita'
Questo e' il riconoscimento che gli individui costituenti la societa'
democratica contribuiscano una diversita' di credi e valori alla
comunita', una diversita' la cui ricca complessita' e' spesso non
rappresentata nelle teorie delle scienze sociali e nei dati usati nella
scelta dell'implementazione della politica pubblica. Questa diversita',
inoltre, non e' semplicemente riflessa dai conflitti sulle direzioni che
la societa' dovrebbe prendere, ma piu' basilarmente dalle diverse
percezioni di cio' che costituisce una buona vita personale. Accettando
la diversita' come valore fondamentale, la societa' democratica e lo
svolgimento della politica democratica accettano la diversita' non solo
come una realta', ma addirittura come un patrimonio da incoraggiare,
valorizzare e celebrare.
Il Valore dell'Autonomia
Questo e' il riconoscimento che, ammesso che certi minimi valori
fondamentali siano rispettati come necessari per la sopravvivenza di
ogni societa', gli individui costituenti la societa' democratica sono i
migliori giudici dell'andamento della loro condotta di vita.
Consequentemente, agli stessi si dovrebbe accordare la massima liberta'
-- compatibilmente con la liberta' altrui -- di pensare, credere e
vivere come desiderano. Cio' significa che lo stato deve resistere
l'impulso, indipendentemente da ogni buona intenzione, di abusare la
politica pubblica per intrudere nella vita privata e indebolire la
capacita' e l'inclinazione del cittadino all'autogoverno, o la
tentazione di pre-strutturare e meccanicizzare la vita dei cittadini
tramite la collettivizzazione della coscienza civile in una singola
visione unitaria di cio' che una "buona" vita dovrebbe essere.
Il Valore del Rispetto
Questo e' il riconoscimento dell'uguaglianza dei valori umani e morali
tra stato e cittadino esistenti in una societa' democratica. E' il
riconoscimento secondo il quale lo stato democratico vede i suoi
cittadini come persone aventi valore e dignita' intrinseci ed
equivalenti a quelli dello stato stesso. Secondo tale stato, le vite dei
cittadini non devono essere dirette o "salvate", ma deve essere permesso
loro di svilupparsi secondo una scelta individuale. Il valore del
rispetto e' il riconoscimento che il ruolo dello stato deva essere
quello di incoraggiare i propri cittadini a definire se stessi ed il
loro destino con ampia diversita' ed incoraggiare lo sviluppo della
stima di se stessi, astenendosi per quanto possibile dal giudicare
moralmente queste autodeterminazioni e destini, e per creare condizioni
che offrano ai cittadini la migliore possibilita' di appagare e
realizzare se stessi.
Il Valore della Razionalita'
Cio' e' il riconoscimento che la politica pubblica deve essere basata
sul rispetto della democrazia per cio' che e' razionale, ovvero aderire
a norme di razionalita' sui principii adottati, le prove considerate e
l'esaminazione di tali prove. Nessuno di questi elementi deve essere
basato su considerazioni irrazionali: ognuno deve soddisfare condizioni
minime di ragione, chiarezza, coerenza e rispettabilita`. Le prove a
sostegno delle misure adottate dalla politica pubblica devono essere
solide. Le misure devono essere coerenti e consistenti con cio' che le
prove dimostrano, e devono avere valide possibilita' di essere efficaci.
Mentre si riconosce il valore dalla razionalita`, bisogna accettare che
la verita` e` frequentemente assai complessa e talvolta trascende la
razionalita` stessa. La realta` e` spesso piu' ricca e intensa delle
prove e teorie che cercano di definirla. E mentre certi problemi non
hanno cause e soluzioni di facile identificazione, cio' non giustifica
politiche formulate in assenza di ragione e su basi di supposizioni,
impressioni o su appelli emozionali o intuitivi.
Il Valore dell'Imparzialita`
Cio' e' il riconoscimento che la democrazia implichi un impegno
fondamentale a richiedere, esaminare e considerare entro i limiti di una
struttura che sia obiettiva, aperta e non arbitraria, le opinioni di
tutti coloro i cui legittimi interessi siano influenzati da un processo
decisionale collettivo. E' dunque il riconoscimento che una societa'
democratica non possa discriminare ingiustamente, strutturando il
sistema decisionale in modo tale da precludere l'esposizione e l'esame
di certi punti di vista.
L'implicazione di quanto sopra e' che sia la legittima agenda politica
in una democrazia che la procedura usata per soppesare tale agenda
devono essere limitate da certi valori che non siano negoziabili. Cio'
che permette l'identificazione di certe opzioni e procedure politiche
come non legittime e non democratiche e' il loro conflitto con questo
nucleo di valori non negoziabili.
Si prenda ad esempio una politica che minacci l'autonomia che e'
normalmente accordata ai cittadini di una societa' democratca, oppure
una politica che tenda ad eliminare la diversita' e tolleranza che
identificano la vita democratica, o anche una procedura che abbia omesso
di considerare divergenti punti di vista o abbia usato insensataggine o
prove false al fine di implementare tale politica. Essa non sarebbe
quindi democratica in proporzione diretta al conflitto con uno o piu'
dei valori chiave sui quali non solo una politica democratica, ma la
societa' democratica stessa e' fondata.
Visto nel contesto di quanto sopra, e' quindi chiaro che l'uso da parte
del Rapporto di questa malascienza non e' solo una minaccia a
valori corollarii, ma rappresenta una fondamentale minaccia al nucleo
centrale sia dei valori democratici che della politica democratica
stessa. Sia la malascienza che il suo uso nel disegno politico, minaccia
quindi la struttura procedurale e la sostanza di valori come diversita',
autonomia, rispetto, razionalita' e giustizia che caratterizzano la
politica pubblica democratica. E cio' dovrebbe preoccupare tutti, siano
essi fumatori o meno.
Prof. John Luik
Quanto riportato in questa pagina non è
l'articolo completo del prof. Luik.
L'intero saggio tradotto in italiano è visibile dal sito di
Forces, dove sono anche presenti tutte le eloquenti tabelle
statistiche.
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