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Anche in Italia inizia la diffusione nelle aziende di centri
meccanografici per elaborare i dati commerciali.
Molti impianti sono composti esclusivamente da macchine IBM
elettromeccaniche
(dette anche Unit Record), cioè un insieme di macchine
specializzate a svolgere un compito specifico sulle schede perforate.
I centri meccanografici apriranno la strada all'informatica anche in
Italia, lungo l'arco di tempo che va dalla fine degli anni '50 agli anni
'60. Le macchine IBM Unit Record entreranno anche in aziende di
dimensioni medio-piccole, quelle che non si possono permettere il
noleggio dei mainframe, per intenderci. In questi primi anni nascono
anche la nuove professioni di perforatrice, operatore,
programmatore
e capo centro CED.
PANORAMICA DI MACCHINE U.R.
DI UN CENTRO MECCANOGRAFICO IBM A SCHEDE PERFORATE
IBM perforatrice di schede 024
scheda non ancora perforata e con prestampato
il tracciato del record e le posizioni riservate ai vari campi
scheda marcabile a mano, per essere poi tradotta
automaticamente in perforazioni
IBM selezionatrice 082
IBM selezionatrice veloce 083
IBM inseritrice 077
IBM multiperforatrice 514
IBM calcolatore 602
programma di un lavoro, impostato su pannello della tabulatrice IBM 444
IBM tabulatrice 407 (l'ultimo dinosauro dell'era U.R.)
IBM riepilogatrice 557
(collegabile alla tabulatrice)
tabulatrice IBM mentre stampa un modulo pre-fincato
L'IBM opera prevalentemente tramite la sua prima sede in Milano (via
Tolmezzo), sede ancora oggi dedicata ai Forum di presentazione ed ai
corsi per i clienti.
Attorno ai centri meccanografici fiorisce una crescente attività
commerciale per la fornitura di schede (in prevalenza prodotte e vendute
dalla stessa IBM), di pannelli e spine per le varie macchine (un vero
business, visti i prezzi di un singolo spinotto!), di nastri
inchiostrati, nonchè di carta in striscia continua utilizzata per la
stampa dei famosi "tabulati" e poco dopo arriveranno anche i floppy
disk. Il mercato dei cosiddetti "consumabili" farà la fortuna di molte
aziende!
operatori al lavoro in un centro meccanografico
(il camice bianco era elemento distintivo dei
tecnici meccanografici all'interno dell'azienda)
I
moduli in continuo spinsero alcune grosse tipografie ad
organizzarsi specificatamente per la loro produzione, che divenne sempre
più sofisticata.
All'inizio degli anni '60 non esisteva ancora la carta chimica e per
ottenere più copie in un primo tempo si usava un sottile nastro
carbonato che passava nelle tabulatrici tra l'originale e l'unica copia
possibile, poi vennero allestiti moduli fino a 6 copie, utilizzando un
esteso foglio di carta carbone in mezzo ad ogni copia.
Ciò comportava, a stampa avvenuta, l'onere di separare le varie copie
tra loro ed eliminare le montagne di carta carbone.
Per questa esigenza sorsero altre fabbriche che produssero per anni
macchine apposite che consentirono di automatizzare il processo di
separazione e taglio dei moduli.
Tutte le stampe avvenivano per impatto di martelletti contro la carta.
Sono assai lontani i tempi in cui si potrà stampare con macchine laser o
a getto d'inchiostro!
Malgrado ciò in un centro meccanografico di medie dimensioni si
utilizzavano già stampanti in grado di fare dalle 600 alle 1200 righe al
minuto.(NdA)
Per una panoramica descrittiva di come funzionava un centro
meccanografico a schede perforate, vai qui.
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