1959 - centro meccanografico gruppo Magneti Marelli
(in camice bianco Spelta)
E' qui che inizia la mia storia informatica. Nel dicembre 1959 entro
in uno dei rarissimi centri meccanografici presenti in Italia,
quello della Radiomarelli di Milano, divenuto poi gruppo Magneti
Marelli.
Il centro è composto da un calcolatore a valvole IBM 604, sul quale
incombe un'enorme cappa aspirante per risucchiare il calore di quel
piccolo mostro sacro, che ha l'esclusivo compito di fare le
moltiplicazioni e divisioni. Nei due saloni sono disseminate tutte
le macchine elettromeccaniche di tipo 'Unit Record' che compongono
il Centro.
unità di calcolo IBM 604
(1400 valvole 6J6, velocità di clock: 50Khz)
pannello di controllo del 604 e cestello con valvola 6J6
Abbiamo
una decina di perforatrici 026 che servono a trascrivere i documenti
in schede perforate.
Su ogni macchina lavora una signorina. Sono sveltissime (fino a otto
perforazioni al secondo) e mentre fanno andare le dita riescono
anche a chiacchierare tra loro, malgrado il rumore assordante di
tutte le macchine in funzione.
Nella foto
accanto si vedono le macchine perforatrici (coperte), a sinistra due
macchine selezionatrici IBM 082, sul fondo l'interprete e a destra
la multiperforatrice. Questa è solo una parte di macchine presenti
nei saloni del nostro centro meccanografico.
Ogni scheda che le signorine producono rappresenta un record che può
contenere fino a 80 caratteri numerici e/o lettere dell'alfabeto.
perforatrice IBM 026
Non
abbiamo caratteri speciali, tranne l'asterisco ed un simbolo per i
valori negativi, che in stampa diventa un piccolo carattere CR
(credit). Altri caratteri speciali non sarebbero poi stampabili,
quindi inutile usarli!
Dopo le operazioni di perforazione e successiva verifica, le schede
vengono consegnate a noi operatori che dobbiamo seguire una
laboriosissima procedura per arrivare al risultato finale.
In pratica le schede rappresentano le vendite di elettrodomestici
oppure le cambiali che i negozianti ci girano come pagamento. Noi
dobbiamo produrre la fatturazione e gestire il portafoglio di
effetti circolanti e gli insoluti.
Il tutto, poi, sarà da far confluire in una procedura di contabilità
clienti a partite scoperte, esattamente come si fa oggi, ma siamo
nel '59 e le procedure 'batch' non le fa la CPU di un elaboratore,
ma tre operatori che in una giornata media sollevano e spostano
circa 2 tonnellate di schede!
Da lì ho
imparato che i record pesano! Quindi se si può risparmiare nel
numero totale di schede da elaborare...ci si guadagna in salute.
Anche le 80 colonne delle schede alla fine sono poche e lì ha origine
il vizio di 'tagliare' le cifre il più possibile, vizio che si
trascinerà negli anni fino a creare la psicosi del Millenium Bug.
All'epoca le cifre dell'anno non si mettevano del tutto, a dire il
vero, poi abbiamo incominciato con la sola ultima cifra. La frase
storica era: "Tanto fra dieci anni chissà dove sono!
E solo più tardi ci siamo 'sprecati' mettendo le due cifre finali. E
il ritornello venne cambiato di poco: " Tanto nel 2000 chissà dove
sono!".
Nessuno di noi si sarebbe mai sognato di 'sprecare' 4 cifre per
l'anno.
(pronto a ribaltare
sottosopra un'intera colonna di schede!)
corrispondenza delle perforazioni di una scheda
con i caratteri
una scheda movimento di fatturazione
I movimenti
del portafoglio cambiali che dobbiamo gestire sono circa 50.000 e i
clienti 20.000.
Queste schede devono essere messe nella giusta sequenza su uno o più
campi ed a questo scopo si passano nelle macchine selezionatrici.
Si posiziona lo spazzolino di lettura sulla colonna dell'unità e si
parte ad alimentare tutte le schede, raccogliendole man mano dai 10
serbatoi d'uscita, che rappresentano i numeri letti nella colonna
prescelta.
Poi si
sposta lo spazzolino sulla colonna delle decine e si ricomincia il
giro, alimentando prima tutte le schede che avevano zero come unità,
poi quelle con uno, poi due, e via fino al nove.
Ed il ciclo continua, fino ad avere selezionato tutti i dati che vanno
posti in sequenza. Ovviamente le schede in uscita sono molte e vanno
provvisoriamente stivate in una rastrelliera, che non basta mai.
Quindi si sparpagliano per tutto l'ufficio, mandando a memoria la loro
posizione, perchè un pacco rialimentato sbagliato significa
compromettere il risultato finale e quindi ricominciare tutto
daccapo.
Una procedura di ordinamento schede poteva durare anche una settimana:
sbagliare costava caro! Per questo motivo passai molte vigilie di
Natale e Capodanno in ufficio!
(Selezionatrice di schede IBM 082).
La
macchina selezionatrice è veloce (23.000 schede/ora), ma non
altrettanto precisa e ad ogni passaggio qualche scheda finisce
inevitabilmente nella casella sbagliata.
Per rintracciare gli errori, allora, si alza il pacco di schede
estratto puntandolo verso la finestra, dopo averlo allineato per
bene, e si 'traguarda' nella perforazione.
Se non ci sono errori si deve vedere la luce attraverso il foro.
Altrimenti si devono pescare le schede sbagliate e inserirle a mano
nella giusta posizione.
Quando finalmente tutte le schede sono poste nella giusta sequenza di
codici, si deve procedere a sviluppare le anagrafiche con gli
indirizzi dei clienti. In pratica per stampare una fattura dobbiamo
arrivare ad avere una scheda anagrafica in testa ad ogni gruppo di
movimenti di vendita relativo allo stesso cliente.
L'operazione è complessa perchè abbiamo uno schedario di 'matrici
anagrafiche' che sono sacre. Allora si usa un'altra macchina che si
chiama 'inseritrice'.
Questa ha due serbatoi in entrata e quattro in uscita. Si alimentano
le matrici anagrafiche in un serbatoio e le schede dei movimenti
nell'altro.
In uscita la macchina ci estrarrà le matrici che hanno corrispondenza
con almeno un movimento, scartando quelle non necessarie ed
eventualmente i movimenti che non hanno anagrafica.
tabulatrice IBM 402
a sinistra il vano porta-pannello di controllo,
sopra il serbatoio per le schede da leggere,
in alto il dispositivo di stampa dei moduli in
continuo e le barre di stampa,
a destra il carrello col nastrino perforato che
comanda i salti del modulo,
sotto, i tasti per avviare o fermare la
macchina e una combinazione di tasti per scaricare il "totale finale".
Ora col
pacchetto delle matrici ci spostiamo sulla macchina
'multiperforatrice'. Alimentiamo in un serbatoio le matrici e
nell'altro un pacco di schede nuove, cioè non perforate. Il
risultato è che in uscita ci troviamo una copia delle anagrafiche,
ma non proprio con tutti i campi dell'originale, ma solo quelli che
vogliamo noi.
Quindi provvediamo subito a fondere nuovamente le matrici estratte
nell'archivio di tutte le matrici clienti, che serviranno per la
prossima volta.
La copia di schede che abbiamo ottenuto, invece, deve essere fusa con
le schede dei movimenti. Alla fine le schede avranno, per ogni
fattura, una scheda anagrafica seguita dai movimenti di vendita. A
questo punto, però, i movimenti hanno la quantità venduta ed un
prezzo unitario. Bisogna calcolare il totale e tenere conto di
eventuali sconti. A ciò provvede il calcolatore 604. Alla fine le
schede ancora 'calde' si possono finalmente passare nella
tabulatrice, che provvede a stampare le fatture, con il suo bravo
indirizzo e tutte le righe di dettaglio dei movimenti.
Al termine della fattura i totali del documento sono sintetizzati
dalla macchina riepilogatrice, che provvede a perforare la scheda
col totale fattura.
schema di
un pannello di controllo per tabulatrici
Il pannello
svolgeva le funzioni di un programma.
Per cambiare
lavoro bastava montare sulla macchina un pannello cablato diversamente.
I fori andavano
cavallottati con apposite spine, che producevano il passaggio della
corrente elettrica.
Da una serie di
fori uscivano gli impulsi di lettura schede.
Collegando un
foro di lettura con un foro di stampa si
produceva la stampa di una determinata colonna della scheda in una
prestabilita posizione di stampa.
Per eseguire
funzioni logiche si usavano i "selettori".
In pratica
erano dispositivi a 3 fori: ingresso del segnale, uscita normale e
uscita trasferita.
L'uscita
trasferita veniva attivata mandando un impulso al foro di comando del
selettore, (che in pratica corrispondeva ad un relay a 4 o più contatti)
e funzionava quindi come uno scambio ferroviario.
Poi c'erano i
fori per comandare i salti e gli spazi della carta e i fori per
introdurre impulsi da sommare o sottrarre (le moltipliche e divisioni,
invece, andavano calcolate preventivamente con un'altra macchina).
Ogni macchina su cui si sono passate le schede dispone di un suo
pannello. Il pannello è una piastra con dei fori. Ci sono macchine che
hanno piccoli pannelli, con non più di 200 fori e macchine con pannelli
che arrivano a 5.000 fori.
Ogni foro del pannello rappresenta una funzione logica o una posizione
di lettura delle schede. Per ottenere che una macchina esegua il lavoro
nel modo voluto si devono inserire molte spine in un pannello. Dopo
avere predisposto il pannello, questo verrà riutilizzato ogni volta che
ci sarà da fare quel certo tipo di lavoro.
Il pannello delle "unit record machines" è stato il precursore del
PROGRAMMA. Solo che anzichè scrivere istruzioni in linguaggio pseudo
umano, si infilavano delle spine che modificavano il giro degli impulsi
interni della macchina!
pannello nel suo alloggiamento aperto
Alcuni
pannelli atti a svolgere funzioni complesse arrivavano ad avere fino
a 2.000 spine inserite. Il Pannellista è stato il precursore del
Programmatore, visto che lo scopo del pannello era proprio quello di
predisporre la macchina a lavorare in modo diverso secondo le
esigenze.
Qualche volta, poi, in fase di collaudo di un pannello per un lavoro
nuovo qualcosa non funzionava a dovere. Allora il pannellista più
esperto adottava un metodo molto originale di 'debug': staccava un
solo capo di una spina di cui dubitava e l'altra estremità la teneva
tra le dita, poi faceva partire la macchina. Se nel momento giusto
non sentiva una breve scossa elettrica allora la macchina era guasta
o la spina era bruciata.
La procedura e i problemi di un centro meccanografico che ho descritto
sono stati notevolmente semplificati in questo racconto, per non
annoiarvi ulteriormente.
In pratica
le operazioni erano più complesse e i passaggi nelle varie macchine
molti di più di quelli che ho descritto, ma penso possa bastare per
capire come, nei centri meccanografici degli anni '50 e '60, si
doveva operare per elaborare i dati.
Un operatore passava dalle 10 alle 12 ore al giorno in piedi
spostandosi in continuazione da una macchina all'altra, immerso in
un frastuono infernale.
I vantaggi erano comunque notevoli rispetto al lavoro manuale e la
percentuale di errori molto bassa, anche se spesso le macchine
funzionavano male e sbagliavano a leggere le perforazioni o a fare i
salti pagina, ma questo succede anche oggi!