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Con questa sigla, verso la metà degli anni '90, iniziarono ad essere
classificati tutti i software gestionali che rispondevano ad
un'ampia serie di requisiti specifici, tra cui:
- saper gestire contemporaneamente: più aziende, più lingue, più
valute, più utenti, più divisioni, più stabilimenti, più magazzini,
ecc. ("multitutto")
- coprire la più vasta gamma di esigenze informatiche dell'impresa
- presentarsi con soluzioni altamente standardizzate
- operare su una base di dati completamente integrata e univoca
- essere in grado di gestire problematiche di alto livello, come
quelle che s' incontrano in compagnie multinazionali
L'ERP, dunque, non indentificava un software per le piccole e medie
imprese, ma venne studiato e sviluppato per le grandi società o per
le società particolarmente complesse, soprattutto presenti per
quelle presenti in più nazioni.
Questo elemento è molto importante perchè ne caratterizza le doti,
che non furono pensate per privilegiare la facilità d'uso dei
programmi, ma per coprire la grande estensione funzionale su tutte
le problematiche aziendali, anche se ciò avrebbe comportato qualche
appesantimento in periferia. La disponibilità di dati standardizzati
consentiva alla direzione centrale di tenere sotto controllo
l'intero andamento aziendale, di avere bilanci unificati, di gestire
le produzioni dei vari stabilimenti, il flusso merci e via dicendo e
questo privilegio era assai più importante della distribuzione di
software più semplici, ma non integrati tra loro.
E' allora evidente che un vero ERP comporti un tempo abbastanza
lungo per essere calato nella realtà aziendale. Di solito questo
tempo è stato stimato in due o tre anni, ma a volte anche di più.
Gli ERP nascono in grandi società di sviluppo, come ad esempio la
tedesca SAP, oppure J.D. Edwards, Baan, ecc.
In realtà, programmi di natura complessa e rispondenti più o meno ai
suddetti requisiti aziendali, erano già in funzione da molti anni,
senza che soffrissero per non avere una sigla che li distinguesse da
tutto l'altro software. Era la loro complessità e copertura
funzionale che già li distingueva.
La sigla ERP, però, finì per essere considerata un elemento di
grande merito per il software applicativo e così poco per volta,
tutte le soluzioni sviluppate dalle varie software house assunsero
questa specie di sigla di "origine controllata".
I responsabili aziendali leggevano le meraviglie degli
ERP sulle varie riviste del settore e avviamente per non sentirsi da
meno iniziarono ad interessarsene ed a volerli installare presso le
loro aziende.
In taluni casi si è persino scivolati nel ridicolo, vedendo
battezzare come ERP anche dei semplicissimi programmi che si
limitavano a gestire una modesta contabilità per piccole aziende.
D'altro canto si tratta pur sempre di definizioni arbitrarie, non
sancite da nessuna istituzione neutrale.
Questi equivoci, sommati a tanti altri aspetti non proprio eclatanti
dello sviluppo informatico, hanno contribuito non poco a gettare
discredito o almeno diffidenza sia sui vendor (le società che hanno
sviluppato le soluzioni) che verso i system integrator (quelle che
invece si sono occupate dell'adeguamento e installazione dei
programmi).
Si assistette così al proliferare di ERP che non erano assolutamente
ERP, oppure di soluzioni troppo pesanti offerte a società troppo
piccole per poterne sopportare i costi di avviamento e l'impatto sul
personale poco preparato ad operare in un ambiente molto complesso.
Nella smania di vendere, poi, venne spesso eclissata l'importanza di
partecipare attivamente con i propri responsabili aziendali a tutte
le fasi di sviluppo del progetto di informatizzazione.
Un altro punto che provocò scontentezza in molte aziende fu il
contrasto tra la dimensione dell'investimento (fino ad alcuni
milioni di euro) e il ritorno dell'investimento stesso.
Questo elemento è sempre stato trascurato in campo informatico. I
professionisti del settore non se ne sono mai preoccupati: per loro
la semplice proposta di un software innovativo e con ampie
funzionalità avrebbe dovuto essere garanzia più che sufficiente per
convincere qualsiasi direzione aziendale a fare il passo.
Ma siccome tutti i nodi vengono al pettine, dopo avere speso molti
soldi sia in termini di licenze d'uso che di giornate-uomo per lo
sviluppo delle personalizzazioni, per la formazione di personale e
per il collaudo dei programmi, molte aziende hanno iniziato a fare i
conti dell'investimento e si sono trovate a non sapere minimamente
giustificare la spesa in termini di rendimento, mentre risultavano
evidenti i difetti e le lacune delle soluzioni adottate.
Il risultato finale è che oggi le stesse aziende, superata la crisi
dell'anno 2000 e il travaglio del passaggio all'euro, mostrano
un'assoluta diffidenza verso qualsiasi rinnovamento o ulteriore
investimento in campo informatico.
Ricky Spelta
18/10/2003
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