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Il primo elaboratore elettronico su cui ho lavorato.
Il RAMAC 305 era una macchina affascinante. Il grande "armadio" sul
fondo conteneva 3.000 valvole alloggiate in cestelli estraibili, più
tutte le unità di calcolo del sistema. Sul lato destro, nella
vetrina, era alloggiata l'unità dischi.
La prima unità a dischi in assoluto.

Lo sportello frontale alloggiava il pannello di controllo del
sistema.
Sul fianco destro l'immensa consolle, con decine di luci spia,
pulsanti e manopole ruotanti, che hanno poi ispirato tanti film di
fantascienza.
Sulla consolle la macchina per scrivere e la tastiera, che
rappresentavano il terminale di comando (i videoterminali dovevano
ancora nascere).
A fianco della console un altro piccolo pannello a spine.
Sul lato sinistro il lettore di schede perforate e la stampante.
Anche quì un pannello di controllo.
Per impostare un lavoro occorreva montare 3 diversi pannelli a spine
ed in più bisognava caricare un programma a schede perforate.
Dietro al sistema un enorme compressore che forniva l'aria
necessaria al movimento della testina dell'unità disco.

la pila di dischi
La testina del disco (una sola) doveva infatti spostarsi dal primo
all'ultimo disco con una escursione di un buon metro e una volta
raggiunto il disco giusto, penetrare sulla pista in cui leggere o
scrivere i dati.
Mi pare che il tempo medio d'accesso fosse di 75 millisecondi. Io mi
incantavo davanti a quel prodigio!

L'unità conteneva 50 dischi del diametro di un metro, per una
capacità totale di 5Mb, più che sufficienti per avere a disposizione
tutte le anagrafiche dei clienti e il listino articoli.
Un sogno, rispetto al metodo tradizionale di preparazione delle
schede!
RAMAC voleva infatti dire: Random- Access Method of Accounting and
Controll (Metodo di elaborazione e controllo ad accesso casuale).
Una volta per settimana il tecnico doveva aprire e revisionare
l'intera unità disco e sostituire qualche cestello di valvole.
Non ebbe vita lunga e non ne furono prodotti molti esemplari, ma
aprì la strada alle evoluzioni successive, tra cui emerse il Sistema
IBM 1401 e poco dopo la grande famiglia dei Sistemi 360, degni
precursori degli attuali elaboratori aziendali.

Il punto più importante in assoluto, però, fu la scelta strategica
da parte di IBM di proporre, fin dagli albori ed in particolare per
l'elaborazione aziendale, unità dischi ad accesso casuale, da
contrapporre all'uso inevitabilmente sequenziale delle unità a
nastro.
Per molti anni società concorrenti difesero strenuamente la loro
tesi di maggiore affidabilità dei nastri, spargendo la diceria che i
dischi si "graffiavano" facilmente.
Non so dire se fosse veramente un'opinione radicata o semplicemente la
copertura a difficoltà tecniche per produrre unità dischi da
contrapporre a quelle della IBM, ma la lotta fu dura e fu
inesorabilmente persa dai nastri, che restarono sempre più confinati
ad un mero ruolo di archiviazione di massa.

Ricky Spelta
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