|
|
|
|
La via italiana alle reazioni
piezonucleari 2003 - 2004 |
 |
VERSO IL NUCLEARE PULITO
Scoperta e Sfruttamento delle
Reazioni Nucleari Ultrasoniche
per gentile
concessione dell'autore Fabio Cardone
fotografie inserite dallo staff di
windoweb |
|
|
Cap 5
1/1 |
La via italiana alle reazioni
piezonucleari 2003 - 2004 |
|
Gli studi sulle reazioni
piezonucleari procedettero in Italia secondo la tradizione della cultura
classica italiana ossia per via rigorosamente deduttiva, al contrario
della via anglosassone euristica, od a quella che era stata la via
tedesca empirica.
In più si aggiunse la visione di una concezione
rigorosamente geometrica dei fenomeni naturali, ma questa visione non
era deduttiva, come quella di A. Einstein per esempio, bensì induttiva
ossia dettata più dai fenomeni stessi, piuttosto che imposta alla
rappresentazione dei fenomeni naturali.
In parole povere un modo di
considerare i fenomeni molto pratico che univa al rigore della deduzione
l’elasticità dell’induzione, tutto questo prima di passare
all’esperimento.
Ossia pensare prima di agire, ma pensare senza troppi
pregiudizi o preconcetti, convinti che, purtroppo, la logica della
natura non è logica umana, altrimenti la scienza sarebbe veramente molto
facile, forse troppo. |

C.N.R. acronimo di Consiglio Nazionale delle Ricerche
|
|

struttura di un atomo |
Gli studi teorici che
precedettero gli esperimenti furono lungamente dibattuti da vari
studiosi di alcune università ed istituzioni scientifiche italiane in
particolare le Università di Roma La Sapienza, Roma Tre, L’Aquila,
Perugia, Messina e Torino insieme alla massima istituzione scientifica
d’Italia il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) .
Vi furono poi contributi di colleghi di altre istituzioni quali
l’Università di Danzica in Polonia, i laboratori europei di ricerche
nucleari (CERN) di Ginevra in Svizzera, le università del Maryland, di
Harvard ed il Politecnico di Boston (MIT) negli Stati Uniti.
L’idea di partenza era che lo spazio attorno ai nuclei atomici non fosse
piatto come un foglio di carta posato su di un tavolo, ma che fosse
possibile per le forze nucleari deformare lo spazio microscopicamente,
almeno entro certi limiti.
Questo spazio deformato microscopicamente avrebbe reso ragione delle
reazioni nucleari indotte o catalizzate dalla pressione, ma non solo di
quelle note bensì avrebbe aperto la via a nuove possibili reazioni.
|
|
Lo spazio deformato attorno ai
nuclei atomici era in analogia a quello che avviene attorno al sole con
la forza di gravità, la quale deforma lo spazio macroscopicamente
costringendo la luce delle stelle a seguire traiettorie curve e non più
rettilinee, proprio come avviene per esempio alle comete.
Ovviamente ci si accorse che questa deformazione microscopica non era
facile né comune, ma si poteva realizzare solo sotto precise condizioni
fortemente vincolate alla energia delle due forze nucleari stesse che
sono: la radioattività, responsabile della instabilità dei nuclei, e la
forza nucleare propriamente detta, responsabile della esistenza stessa
dei nuclei.
In particolare venne scoperto che ciascuna delle due forze deformava lo
spazio a modo suo, per cui si era obbligati a seguirle separatamente.
|

|
|
Lo studio si concentrò quindi
sulla forza nucleare e nel giro di alcuni anni venne compreso che la sua
deformazione dello spazio era legata ad una soglia di energia molto
precisa ma anche molto alta.
Per cui sarebbe stato necessario concentrare energia in tempi brevi ed
in spazi piccoli per superare tale soglia ed accedere a questo nuovo
spazio deformato ove esplorare quali reazioni e trasformazioni
divenissero possibili.
Con un semplice esempio si può vedere cosa significa uno spazio
deformato rispetto allo spazio piatto del foglio di carta sul tavolo a
cui siamo abituati.
Prendiamo un foglio di carta bianca, che di solito è rettangolare,
tagliamolo con le forbici seguendo una diagonale del rettangolo ed
otteniamo due triangoli rettangoli.
Poggiamo un triangolo sul tavolo, esso resterà piatto ovviamente, invece
l’altro lo accartocciamo in mano.
A questo punto abbiamo due possibilità teoriche.
Lasciamo il triangolo accartocciato sul tavolo, e vediamo che è
diventato come una sfera irregolare piena di pieghe interne, oppure lo
distendiamo sul tavolo cercando di farlo tornare piatto con la pressione
delle mani ma senza riuscirci del tutto, infatti il triangolo resterà
gualcito e spiegazzato.
In entrambi i casi abbiamo qualche cosa di differente dal triangolo
bello piatto sul tavolo, ora facciamo cadere lentamente delle piccole
gocce d’acqua sui triangoli, o sul triangolo e sulla sfera
accartocciata.
Sul triangolo rimasto piatto
non ci sono problemi, le gocce bagneranno il foglio, resteranno sul
luogo dove cadono e daranno delle macchie di bagnato circolari.
Sul triangolo spiegazzato le gocce scivoleranno lungo le pieghe e non
resteranno sul luogo dove cadono, alcune si separeranno sulle creste
delle pieghe formando gocce più piccole, altre si uniranno in fondo alle
pieghe formando gocce più grandi.
Sulla sfera accartocciata la situazione può diventare complicata, alcune
gocce rimbalzano sulle pieghe della sfera e cadono sul tavolo altre
scivolano dentro le pieghe unendosi e separandosi dentro le pieghe
stesse all’interno di questa sfera accartocciata.
Ma se vogliamo sapere cosa fanno le gocce nel triangolo spiegazzato o
nella sfera accartocciata dobbiamo vedere la distanza che percorrono.
Sul triangolo piatto è facile, le gocce sono ferme e la distanza fra di
loro può essere calcolata con il teorema di Pitagora, tanto sono su di
un triangolo rettangolo quindi è ancora più facile, è già predisposto
per il calcolo.
Ma proviamo un po’ a fare lo
stesso con il triangolo spiegazzato, che cosa diviene qui il teorema di
Pitagora è difficile da dire, ma matematicamente possibile.
Certo è che nella sfera accartocciata è ancora più difficile, ma ancora
matematicamente possibile.
Se le gocce sono i nuclei delle reazioni nucleari nello spazio
deformato, vediamo così che tutto si riduce al problema matematico di
scoprire che cosa diventa lì il teorema di Pitagora rispetto a quello
che conosciamo nello spazio piatto del triangolo usuale.
L’applicazione di questi criteri geometrici alle forze nucleari portò a
capire che il triangolo spiegazzato corrispondeva allo spazio deformato
della radioattività, mentre la sfera accartocciata corrispondeva proprio
alla forza nucleare che tiene insieme i nuclei stessi. |
|