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Alberto Giacometti Biografia e Opere

Alberto Giacometti Biografia e Opere

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Alberto Giacometti nasce iI 10 ottobre1901 a Borgonovo, (piccolo villaggio sopra Stampa, in Val Bregaglia-Svizzera). Il padre, Giovanni Giacometti, è un noto pittore post-impressionista, mentre sua madre, Annetta Stampa, è una donna energica e autoritaria, prima modella del giovane artista che anche nelle successive interpreterà la severità al femminile.

Nel 1902 nasce il fratello Diego, così chiamato in onore di Diego Velázquez, al quale Alberto sarà legatissimo, nel 1904 Nasce la sorella Ottilia.Dopo il trasferimento della famiglia a Stampa, in una residenza temporanea, nell'albergo Piz Duan, ed in un successivo appartamento, lungo la strada principale, nasce il fratello Bruno tenuto a battesimo dal pittore svizzero Ferdinand Hodler. (1907 )
Già in età scolare Alberto ritrae la sua famiglia e i paesaggi di Stampa. In seguito copia opere d di Rembrandt, Dürer e Van Eyck, da immagini nei libri della biblioteca paterna. Dipinge piccoli quadri a olio e modella la sua prima scultura: un ritratto di Diego.
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Nel1915-1919 , sotto la guida del padre e del padrino, Cuno Amiet, Alberto.frequenta la Scuola secondaria Evangelica di Schiers. Grazie ai risultati raggiunti, ottiene un piccolo atelier, dove dipingere e scolpire gli studi su Hodler, Rodin, Cézanne e Gauguin. Improvvisamente decide di abbandonare gli studi, senza aver terminato gli esami.
Si iscrive, in accordo coi genitori, all’École des Beaux-Arts et Métiers ma l’abbandona dopo pochi mesi.

Il padre, commissario per la Svizzera alla Biennale di Venezia, lo porta in Italia. Nel1920-1921. Dal soggiorno di Venezia, assorbe il fascino della città, del Tintoretto, e dei mosaici bizantini, a Padova, è affascinato dagli affreschi nella Cappella degli Scrovegni di Giotto.

A Firenze frequenta il Museo Archeologico, in particolare le collezioni di arte egizia, seguono Assisi (Cimabue.), e Roma: si perde negli ampi spazi dei Musei Vaticani, incantato dalla Roma rinascimentale, e da quella barocca (Borromini). Ospite di un cugino dei genitori, s’innamora della figlia quindicenne Bianca: cerca di ritrarla con risultati per lui insoddisfacenti, espriessione di un suo tormento interiore…che durerà a lungo.

Nell'aprile del 1921 visita Napoli, Pompei e Paestum, è al seguito di Peter van Meurs, anziano signore olandese, incontrato sul treno da Paestum a Napoli. Nel viaggio di ritorno, a Madonna di Campiglio, van Meurs si ammala. Giacometti trascorre la notte assistendolo e ritraendolo: guance scavate, la bocca aperta, gli occhi sofferenti.
La vicinanza all’agonia e alla morte sviluppa in lui l’ossessione per la fragilità della vita umana.

Dal1922 al1927, Giacometti si trasferisce a Parigi dove, frequenta l'Académie de la Grande Chaumière, una scuola di scultura tenuta da Émile-Antoine Bourdelle, (allievo di Rodin).
Grazie al maestro, espone al Salon des Tuileries un busto del fratello Diego, che nel 1925- lo aveva raggiunto a Parigi, dividendo lo studio al 37 di rue Froidevaux, a Montpamasse.. Dal collezionista svizzero Josef Muller Ottiene la prima committenza: un busto, mentre l’influenza di Brancusi e L’incontro con scultori più anziani , di Lipchitz, lo portano ad avvicinarsi all’arte africana, oceanica e cicladica, che influenzerànno molte le sue opere del periodo.
(Nella primavera del 1927, trasferisce lo studio al 46 di rue Hyppolite-Maindron, dove lo manterrà fino alla morte.)
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Nel 1928-1929 realizza lavori che sono il frutto del clima artistico cubista di quegli anni.

Dichiara di essere insoddisfarro dei risultati sulla figura: sia nell’efficacia dei dettagli eche nell’insieme, abbandona lo studio dal vero e a preferire strategie più sintetiche. I soggetti sono appena modellati, secondo forme elementari, ridotti a placche lisce, Téte qui regarde, la prima di una serie di sculture piatte, chiamate Plaques, è l’opera più significativa di questo periodo, per l’elegante stilizzazione simbolica. Nel giugno del 1929, sono esposte due sculture alla Galleria Jeanne Bucher il ricco mecenate Charles de Noailles ne compra una attirando l'attenzione di tutta Parigi sull'artista.

Diventato amico di André Masson, è da lui, da Cocteau, da Masson e dai coniugi Noailles, introdotto nel gruppo dei surrealisti dissidenti: Georges Bataille, Michel Leiris, Robert Desnos e Raymond Queneau. Un contatto importante che impegna il mercante dei surrealisti Pierre Loeb a stringere l'accordo di un anno con lui ( 1931). Parentesi di breve durata (verrà escluso dal movimento nel 1935):, con veri capolavori quali Femme qui marche, concepita come manichino per l’Esposizione Surrealista del 1933, Le Couple, che ben mostra il suo interesse per l’arte africana e, ancor più celebre, Boule Supendue, definita da Dalì come il prototipo degli “oggetti a funzionamento simbolico”, punto saliente del pensiero surrealista. Boule suspendue, scultura celebre e tanto convincenteda essere acquistata da André Breton che, insieme a Dalí, lo invita ad aderire al movimento surrealista.

Negli anni seguenti, crea opere come Point à l'œil, Femme égorgée e Palais à quatre heures du matin, ispirate a temi erotici e violenti. La sua prima mostra personale, alla Galleria Pierre Colle di Parigi, è del maggio 1932, alla presenza di Picasso e Christian Zervos, direttore della rivista «Cahiers d’Art», dove sarà pubblicato un articolo d’encomio sulle sculture di Giacometti.
Torna a Stampa, alla figura, e modella i busti del padre, del fratello o della sorella Ottilia.

Con La scomparsa improvvisa del padre, il 24 giugno1933, a causa di un’emorragia cerebrale, l'artista riprende un tema ancora sospeso dal viaggio in Italia: il significato della morte e della vita eterna.

Se L’insuccesso della personale tenuta presso la galleria di Julien Levy a New York, lo spinge tornare a sculture geometriche quasi astratte, compendi della sua esperienza presso le citate avanguardie parigine, alla fine del 1934 decide di tornare a studiare sul modello, ma infrangendo uno dei dogmi del gruppo, provoca la sua espulsione dai surrealisti, nel dicembre del 1934, Ma inizia una nuova ricerca artistica, che ha al suo centro il lavoro dal vero, un percorso solitario, un ritorno a temi sospesi: i ritratti si fanno a scala ridotta, misurando solo una decina di centimetri. La testa diventa presto il fulcro del suo interesse artistico.
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dal 1936-Per i successivi cinque anni, il fratello Diego posa per lui ogni giorno, insieme a Rita Gueffier, modella professionista e Isabel Delmer( con cui si lega anche sentimentalmente). Nel 1936 il mercante d'arte Pierre Matisse, (figlio di Henry), che aveva avviato una fiorente galleria a New York, acquista il gesso di Femme qui marche (1932.)
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Intanto a Stampa, Giacometti dipinge Portrait de la mère e due nature morte, oltre a tre tele ispirate a Cézanne.
Nell'ottobre 1937, la sorella Ottilia muore dopo aver dato alla luce il figlio, Silvio Berthoud.

Nella primavera1938 scolpisce il monumento funerario per la tomba di Gerda Taro, fotogiomalista del quotidiano comunista «Ce Soir», morta nel luglio del 1937, durante la guerra civile di Spagna. È stata l’occasione per Iniziare a scolpire figure senza la presenza di un modello, rimpicciolisce le forme, ridotucendole anche a pochi centimetri, poste su piedistalli come tanti fiammiferi. frutto di una nuova osservazione della realtà, della distanza dalle cose.

Svilupperà questi temi dopo il suo rientro a Parigi nel 1945 alla fine della guerra, quando nascono i suoi personaggi filiformi, figure ieratiche e immobili, distribuite rigidamente su alti piedistalli o all’interno di gabbie che ne determinano i limiti spaziali, Quatre femmes sur socle del 1950 o, dello stesso anno, La Clairière e La Cage.

Nel 1938 era stato investito da un’automobile in place des Pyramides. L'incidente lo rende leggermente claudicante, ed egli lo accentua a testimonianza simbolica di una delle sue ossessioni: l’impossibilità del movimento.
Proprio durante questo periodo conosce per caso, al Café de Flore di Parigi, Samuel Beckett e Jean-Paul Sartre con la sua compagna Simone de Beauvoir. Con loro si allarga la conoscenza di Picasso, Brassaï o Henri Cartier-Bresson.

Allo scoppio della guerra, 1942- Giacometti vuole raggiungere la madre in Svizzera, ma il rifiuto delle autorità tedesche di rilasciargli il visto per rientrare a Parigi lo obbliga a stabilirsi a Ginevra, dove trascorse i rimanenti anni del conflitto in una precaria situazione economica. Nell'ottobre del 1943 conosce Annette Arm, vivace e graziosa, che dopo essere stata ispiratrice e modella, nel 1949 diventerà sua moglie. Nel settembre del 1945 può tornare a Parigi, nell’atelier, dove continure la sua ricerca, dedicata a figure allungate che diventeranno la cifra del suo stile maturo.

Continua la ricerca artistica sulla rappresentazione della testa, preannunciata dai ritratti di Rita e Diego, e ben visibile nei dipinti e nelle sculture della maturità. I modelli scelti sono quelli a lui più vicini come la moglie Annette (Buste d’Annette, 1962), il fratello Diego (Buste de Diego, 1964), il filosofo giapponese Yanaihara (Buste de Yanaihara, 1961), l’amante Caroline. Sia in pittura che in scultura, è intenso il lavoro di Giacometti sulla testa al fine di raggiungere il suo principale obiettivo: la somiglianza.
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Nel 1948 tiene un’importante mostra alla Pierre Matisse Gallery di New York, ampia rassegna delle opere più recenti insieme alla produzione del primo periodo. Sartre nel scrivere il saggio per il catalogo La ricerca dell'assoluto, lo definisce un esistenzialista.
Nel 1950 partecipa, con André Masson, a un’ampia retrospettiva alla Kunsthalle di Basilea Nel 1952, invitato alla Biennale di Venezia , ritira le sue opere in solidarietà con Laurens, penalizzato da una collocazione infelice. Grazie a un accordo con la galleria parigina di Aimé Maeght realizza, a partire dal 1951, una serie di esposizioni che documentano le sue opere e le quotano sul mercato.

Nel 1952-1956 continua il periodo di grande produttività, mentre la mostra alla Galleria Maeght, nel maggio 1954, espone con successo anche presso L'Arts Council of Great Britain di Londra, il Kaiser Wilhelm Museum di Krefeld e il Guggenheim Museum di New York. Nel 1956 riceve un ulteriore invito alla Biennale di Venezia, espone al padiglione francese. Aggiunge icitati ritratti più famigliari: Diego e Annette, quello di Isaku Yanaihara. Attratto dalla fisionomia intensa di Yanaihara, lo scultore riesce a tradurre la percezione della realtà tridimensionale anche in pittura; in dipinti monocromi, dove i volti dei soggetti si fanno sempre più ambigui...
Nel 1957 realizza la sua terza e più importante mostra alla Galleria Maeght di Parigi introdotta da un saggio di Jean Genet; mentre Ernst Scheidegger pubblica la prima monografia su di lui.

Nel 1956 aveva ricevuto dall’architetto Gordon Bunshaft, la commissione per una scultura monumentale da posizionare dinanzi al grattacielo della Chase Manhattan Bank, a New York. Nel ’58 Crea sette figure da posizionare dinanzi al grattacielo della Chase Manhattan Bank, a New York. Sono quattro donne in piedi, due uomini che camminano e una grande testa maschile. Grande tête (1960-1966) e Grande femme (1960-61), sono le opere più grandi realizzate dall’artista. La loro superficie rugosa accresce l’aspetto drammatico. L’opera rimase incompiuta, ma è testimoniata da una serie di versioni in bronzo a grande scala e da piccoli, preziosissimi bozzetti. Forse i due ritratti seduti di uomo e donna, frontali e con le braccia posate sulle gambe alla maniera delle sculture antiche: elemento comune l’intensità dello sguardo, rivolto dritto davanti a sé e perso in una sorta di aldilà quasi profetico.

Lavora con il drammaturgo Samuel Beckett creando un esile albero per la scenografia di Aspettando Godot al Teatro dell’Odéon (1961); tiene un’ultima mostra alla Galleria Maeght e una personale alla Pierre Matisse Gallery di New York.
La rivista «Du» esce, nel numero di febbraio196, interamente dedicata al suo lavoro.
La Biennale di Venezia lo invita ad esporre nel Padiglione centrale e gli consegna il Gran Premio per la Scultura. Realizza una retrospettiva al Kunsthaus di Zurigo, mentre Jacques Dupin gli dedica una monografia pubblicata da Maeght.
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Nel 1963 Giacometti è ricoverato in ospedale; non solo per il lavoro massacrante e le troppe sigarette quotidiane, gli viene diagnosticato un cancro allo stomaco, è operato. Nella convalescenza è a Milano, dove ha modo di ammirare Pietà Rondanini di Michelangelo e restarne folgorato. Nello stesso periodo incontra Elie Lotar, fotografo di origine rumena, che diventerà il suo modello per tre busti, (l'ultimo dei quali è anche l'ultima opera cui l'artista lavora prima della morte). Realizza inoltre il celebre ciclo di litografie Paris sans fin.

Dopo la morte della madre nel 1964 viene creata in Svizzera la Fondazione Alberto Giacometti. In questo periodo è conteso da mercanti e collezionisti, riceve i premi più importanti: al Guggenheim International Prize per la pittura, segue il Grand Prix National des Arts de la France. Realizza una vasta retrospettiva da Londra, a New York a Copenaghen. Giacometti decide di partecipare a ogni tappa della mostra benché le sue condizioni di salute lo rendano sempre più debole e saffaticato.
Muore per un attacco cardiaco L’11 gennaio1966.

La sua tomba si trova nel cimitero di San Giorgio, a Borgonovo-Stampa, accanto a quelle dei suoi cari.
Le sue opere si possono ammirare nelle due mostre in corso in Italia, oltre che nelle sedi museali Fondazione ‘Alberto e Annette Giacometti’ di Parigi, della Kuntshaus di Zurigo e della Collezione Peggy Guggenheim di Venezia.

A un passo dal tempo.GIACOMETTI E L'ARCAICO MAN, Museo d'Arte Provincia di Nuoro
24 ottobre 2014 – 25 gennaio 2015 Ricca di una settantina di pezzi, la mostra svela al pubblico il grande fascino che la statuaria antica (egizia,
etrusca, greca, celtica o africana), ha esercitato agli occhi del maestro del Novecento celebre per le sue figure in cammino, le donne immote e silenziose come idoli del passato. immagini sul sito www.studioesseci.net

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