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Alis Levi

Biografia ed Opere Alis Levi (1884 – 1982)

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Alis Levi
Nata a Manchester da Olga Bondi e Davide Cabessa, nel 1888 si trasferì con la madre a Parigi,dove Circondata dalla parigina ha frequentato crème della mondanità assidua al salotto di casa, da Claude Monet, Edgar Degas, Paul Cézanne, a Medardo Rosso, Jean Cocteau, Georges Braque e Joan Mirò.

Ma Alis bambina restava isolata e solitaria, si era dedicata più allo studio dell’arte che alla vita di società, tanto da avvicinarsi al disegno e alla pittura, incoraggiata del patrigno, il banchiere di origine italiana Felice Vivante, che la spinse a frequentare l’atelier chez Julian e poi lo studio di Paul Helleu, ritrattista fra i più rinomati di Parigi, per affinare l’uso della puntasecca e la orientarono verso il tema del ritratto che Alis svilupperà secondo forme del tutto personali.

Seguirono contrasti sempre più accesi con la madre e la morte del patrigno, realizzò i suoi desideri d’indipendenza: nel 1903 sposando Mario Alhaique, un ufficiale di marina con il quale si trasferì in Italia, prima a Napoli e poi a La Spezia.

Nel 1904 partecipò al Salon d’Automne e all’Exposition de Versailles e nel 1907 espose due punte secche alla Biennale veneziana, dove incontrò il pianista Giorgio Levi, che divenne suo compagno di vita.

L’unione profonda, nutrita dall’intreccio di musica, pittura e poesia, che cambiò radicalmente la sua vita con Giorgio, assiduo frequentatore di salotti culturali mondani i lagunari dell’epoca, gli consentì di approfondire gli studi pittorici.

Partecipò, infatti, al rinnovamento dei giovani di Ca’ Pesaro esponendo alle mostre del 1912 e del 1913, poi nel 1919, 1928 per riprendere nel 1957.
Nel 1934 fu presente alla Biennale di Venezia con un pannello laccato "Gli Angeli al Santo Sepolcro".

Durante la guerra si rifugiarono a Cortina d’Ampezzo e poi a Roma. Alla fine delle ostilità partecipò a varie edizioni della Quadriennale di Roma e nel 1953 tenne una personale alla Galleria Il Cavallino di Cardazzo, presentata da Rodolfo Pallucchini.

Trasferitasi definitivamente a Cortina, fece della sua casa uno dei salotti letterari più raffinati della seconda metà del Novecento, dove si potevano incontrare scrittori come Saba, Gadda e Buzzati, pittori come De Pisis, Sironi e Santomaso e soprattutto musicisti Ravel, Stravinskij, Cadorin.

Numerose furono le esposizioni che si susseguirono negli anni, a Venezia, Roma e Cortina.

Nel 1961 fece una personale alla Galleria Santo Stefano di Venezia, nel 1964 a Roma alla Galleria Anthea con presentazione di Ferruccio Ulivi: "le forme di questi quadri lussureggiano di vellutato splendore, o si vedono traslocare sul punto di dissolversi".

Nel 1968 alla Galleria Medea di Cortina, nel 1970 alla Galleria Hausmann sempre a Cortina con presentazione di Dino Buzzati, nel 1973 alla Galleria Santo Stefano a Venezia, nel 1976 alla Galleria due Ruote di Vicenza e nel 1980 alla Galleria Piccinini di Cortina con presentazione di Alessandro Bonsanti.

Si dedicò anche a saggi di carattere letterario-filosofico portando avanti una ricerca originale sia sul piano pittorico sia poetico.

Sopravvissuta per undici anni a Giorgio, spirò a Cortina quasi centenaria nel 1982.

Per vedere alcune sue opere ricordiamo la mostra in corso Ebraicità al femminile Otto artiste del Novecento
Padova, Centro Culturale Altinate San Gaetano Fino al 13 ottobre 2013

Interessante ricordare il commento critico di Rodolfo Pallucchini:"I Paesaggi di Burano sono tra le cose più notevoli che la Levi abbia finora dipinto:essi non sono colti sul "motiv", cioè non sono fugaci sensazioni, ma sono elaborati del ricordo, cioè vissuti nei loro nuclei elementari di poche dense strutture plastiche affacciate sull'acqua, in una meditazione poetica che conferisce loro, in quel colore denso, pulviscolare, un aspetto di cupa solitudine."

In effetti gli acquarelli sembrano tracce di favole venate di maliconia, le punte secche rivelano una mano esperta.

I ritratti hanno originale espressività imbevuta da tenerezze venete dal ritratto di vecchia che rimanda al Giorgione all’autoritratto che accenna alla madre di Ugo Valeri: i piccoli paesaggi pittoreschi sono pieni di luce, incastonati in ombre scure e animate dal gioco dei pastelli che crea densità e asperità accentuandone i toni ed esaltandone il valore cromatico.

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