logo windoweb


Anton Zoran Music Biografia ed Opere

Torna alla Home Page enciclopedica di


1909 - Anton Zoran Music nasce il 12 Febbraio a Gorizia, città dell’Impero Austroungarico.

Dal 1912, fino al 1918 -Trascorre l’infanzia nel paesino di Bukovizza. Durante la prima guerra mondiale,mentre il padre è inviato al fronte, con la madre ed il fratello Ljuban vanno come profughi in Stiria.

Poi, dal 1920 al 1930 Si trasferiscono in Carinzia dove Zoran inizia a frequentare il liceo che finirà a Maribor.

Prima di iscriversi all’Accademia di Belle Arti di Zagabria trascorre brevi periodi a Vienna dove entra in contatto con la pittura di Klimt e Schiele e gli impressionisti francesi a Praga.

Nel 1930- Entra all’Accademia di Belle Arti di Zagabria.Poi, su consiglio del suo maestro Babic , parte per Madrid.

Trascorre intere giornate al Prado ed esegue copie di Goya ed El Greco. Allo scoppio della Guerra Civile nel 1936 lascia la Spagna e trascorre lunghi periodi nell’isola di Curzola, in Dalmazia.

Dal 1941 al 1943 - Partecipa a numerose mostre collettive a Lubiana con il gruppo degli Indipendenti.

È guerra, l’Italia occupa la Dalmazia e la Slovenia.

Zoran torna a Gorizia ospite dei suoi cugini Vendramin.

Nel 1943 per la prima volta è a Venezia con l’intenzione di fermarsi per tre settimane.

Espone a Trieste alla Galleria Decrescenzo ed incontra la pittrice Ida Cadorin che si trova lì rifugiata con la sua famiglia.

Ma nel 1944 Arrestato dalla Gestapo viene trasferito a Trieste, accusato dalle SS di collaborazionismo con gruppi antitedeschi.

Deportato a Dachau, quando la sorveglianza allenta, riesce a dise-gnare.

Disegni che resteranno sopiti per 30 anni Dopo la liberazione Zoran fa ritorno a Venezia ospitato dalla famiglia Cadorin. (1946)

Nel 1947 Francesco Malipiero, direttore del Conservatorio Benedetto Marcello gli mette a disposizione uno studio nell’alto di Palazzo Pisani a Santo Stefano, Zoran lo affresca interamente con motivi Dalmati.

A fine settembre sposa Ida Cadorin.( 1949)

Nel 1951 - Vince il Premio Parigi che gli garantisce un contratto con la Galerie De France.

Con Ida si trasferiscono a Parigi che da quel momento alterneranno sempre a Venezia.

A Parigi vive anni di solitudine culturale.

La tendenza all’astrattismo è trascinante, Zoran vive un momento di difficoltà che lo porta a stilizzare le sue figure fino all’ammissione di essere andato “fuori strada”.

Seguono una Prima mostra a New York alla Galleria Cadby Birch. (1953/1954)

In seguito Vince il Gran Premio della Grafica alla Biennale del 1956 (testo di Umbro Apollonio).

Dal 1961al 1964 trascorre lunghi periodi a Cortina immerso nella natura, ed ecco nel 1970

Da una lunga latenza cominciano ad affiorare i cadaveri di Dachau “Negli anni Settanta, improvvisamente, sono dovuto tornare a Dachau”.

Il ciclo intitola “Noi non siamo gli ultimi” ed è uno degli assoluti lasciti testimoniali del Novecento.

Nel 1972 – si realizza la Prima retrospettiva di un pittore vivente a cura di Jacques Lassaigne nel Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris.

Mostra itinerante di “Noi non siamo gli ultimi” a Monaco, Bruxelles, al Centre Pompidou, Gerusalemme, Venezia, nei paesi scandinavi.

Nel 1977 la Mathildenhole di Darmstadt realizza la prima Antologica dell’autore, alla stessa segue nel 1980 - una retrospettiva, curata da Francesco Valcanover nelle Gallerie dell’Accademia.

Nel frattempo ( 1981/1983) - Inizia la serie “Canale della Giudecca” e “Punta della Dogana”. Mostra alla Galleria Claude Bernard a Parigi,nel 1984 - comincia il ciclo di interni di cattedrali. “Ho cercato di trasmettere il profondo silenzio, l’atmosfera e la grandiosità dello spazio (…)”.

Dopo una Retrospettiva al Museo Jenisch di Vevey, a cura di Bernard Blatter. Viene realizzata un’esposizione - Personale di opere su carta al Centre Pompidou di Parigi a cura di Jean Clair. (1988).

Poi a Klagenfurt e alla Galleria Jean Krugier di Ginevra. Serie di “autoritratti” di grande formato.

Figure frananti e immerse in una nebula che ne corrode i contorni. “Doppio ritratto”, serie di disegni che approssimano gradualmente la figura di lui e Ida che coesistono in unico spazio.

Nel 1991 è insignito della Legione d’Onore personalmente dal Presidente François Mitterrand.

Seguono da 1993 - Esposizioni alla Galleria Contini di Cortina e Venezia.,Grande retrospettiva al Grand Palais di Parigi.Esposizione al Kunsthalle di Francoforte.

Nel 1998 - Il museo Morandi di Bologna espone gli acquerelli veneziani dal 1947 al 1949.

Dopo una Mostra all’Ivam di Valencia(1999) finalmente l’ Antologica a Palazzo Attems a Gorizia 2003.

Il 25 maggio2005 - all’alba Zoran muore nella sua casa Di San Vio a Venezia.

L’urna con le sue ceneri è conservata nell’isola di San Michele.

Zoran Un viandante mitteleuropeo, sempre in cammino in diversi territori dello spirito e diverse aree europee, è nato a Gorizia, ancora cittadina dell’impero austro-ungarico, crocevia di razze, culture e idiomi.; vive gli anni dell’infanzia in Dalmazia e poi da profugo in Stiria e Corinzia; seguono l’Accademia a Zagabria, soggiorni a Praga, in Francia, in Spagna sulle tracce di Goya, esposizioni nella Trieste post-imperiale, (dove incontra la pittrice Ida Cadorin, sua futura moglie), e poi a Venezia.

Dopo la terribile esperienza di deportazione a Dachau ritorna a Venezia nel 1946, dove vivrà, dal 1951 in alternanza con Parigi, fino alla morte, avvenuta nel maggio 2005.

“Viandante” tra La natura e l’uomo, il paesaggio e la figura, consentiranno prima di anticipare a se stesso la vecchiaia e poi di raccontarla con dignità e pathos mentre la carne si consuma fino alla morte.

Il Viandante (metà anni ’90) Zoran se ne intende di attraversamenti di confine: Stiria e Carinzia nell’infanzia, terre dalmate, carsiche, ventilazioni triestine, Vienna post imperiale, impressioni praghesi. Condensa e incorpora il transito nella figura del “Viandante”, presente qui in più versioni. Nero trasparente, nero velato. Nero lutto.

A descrivere la lenta migrazione dell’orso dalla Stiria, giù in zone di confine.

Con Ismail Kadarè, cantore degli altopiani aridi d’Albania. alla ricerca del limite ultimo di uno spazio, di un territorio, con i profeti a meditare presagi, anticipa le migrazioni attuali, nelle quali ciascun singolo sembra disorientarsi.

Immancabili infine le visioni di una Venezia interiore.

È la città dove Music si sente libero, dove vive di una semplicità quasi monacale e dove dipinge quotidianamente nel suo studio, sottotetto di Palazzo Balbi Valier a San Vio.

Negli ultimi anni, Venezia passa dai bagliori di “Piazza San Marco”, alle tenebre di inchiostro e carboncino interrotto dall’ aranciato di un pastello grasso: sempre suggestiva visione della Punta della Dogana, Canale della Giudecca, del Molino Stucky,

Si trovano ne i” Motivi Dalmati”, le prime opere di Music, quando viveva nell’isola di Curzola e assisteva quotidianamente alle “migrazioni” di donne vestite di nero sul dorso di asinelli che andavano e tornavano dal mercato o piccoli paesaggi del carso.

Asini o cavalli appoggiano appena sottilissime zampette su strati di terre crude.

A due a due allontanano lenti, silenziosi; rarefatti in luce intimissima. Sono asinelli che a tratti sembrano fare branco poi mutano direzione e scompaiono.

Omini su cavalli rosa, viola o azzurri conservati negli occhi e nella memoria dell’infanzia insieme allo spirito della terra bruciata si intravede un oriente fatto di rimandi arcani.

Affiorano rilievi collinosi. Paesaggi scabri, estremi in poeticità. Obbediscono ad una necessità che si vuole intima e segreta: ” (…) Ritrovando il paesaggio della mia infanzia ho compreso fino a che punto questa fosse la mia terra. Questo paesaggio mi si è imposto e ho cercato di tradurlo. È diventato il mio tema fatale e quasi ossessivo”.

Atmosfere piene di luce proprie dei primi acquerelli di Venezia, incantate vedute di bragozzi e burchi, oscillanti in tratti d’acqua azzurra.

Segni leggeri e trasparenze colorate per cattedrali come mosaici o come cristallerie di vetri settecenteschi vibranti dei colori della luce.

” Interni di cattedrali”, nella” Basilica di San Marco”, luminescenti e fiabeschi. Sono insiemi di gioielli colorati, di bagliori o poi di silenzi profondi adombrati di malinconia e mistero.

Zoran si sentiva orgogliosamente partecipe alla fondazione di Venezia: “Una regione, la mia, un tempo coperta di querce, il cui legno è servito per fare le palafitte su cui è costruita Venezia. ….”.

Compare dopo gli anni ‘80 una Venezia meno luminosa, più bruna e ocra, Venezia ci appare ancora pervasa da bagliori, ma emergono dal “quasi buio”; corrosa da uno sguardo adorante anche mentre la immagina disgregarsi.

Una Venezia spazzata dai venti, erosa dall’intemperie: antiromantica fino all’estinzione dei contorni , linea di fogli tracciati da un nero carbone. “Canale della Giudecca” decomposto in pastello grasso. L’accensione arancione del “Molino Stucky” immerso in nero inchiostro.

“La Punta della Dogana” che emerge bianca, interpretata come mole neogotica, con ciminiere-insetto di una Marghera intravista.

In posizione centrale nel percorso della mostra e con le opere sistemate su cavalletti da studio, le “Figure Grigie” costituiscono il fulcro nel processo che porta alla fine del corpo.

Sono autoritratti su cui calano colate in grigio lavico, i tratti somatici si trasformano in “estreme figure” di fortissima intensità.

Una tonalità grigia che instaura nuovi rapporti di forza all’interno della figura: stessa. Un grigio che vibra, ma è grigio lavico grigio-Carso. grigio incompiuto, ove galleggiano, lunghe braccia arrese, grandi mani che appoggiano alla tempia o si intrecciano sotto il mento, occhio vigili quasi rapaci, volti.

Tutti sintomi di una vitalità residua. Figure deflagranti. Zone grigie come campi magnetici che irradiano,

Il ciclo, poderoso e ingiudicabile, ha nel titolo la fatalità di una condanna sempre rinnovabile: ”Noi non siamo gli Ultimi”. “...come in trance, mi attacco morbosamente a questi fogli di carta accecato dall’allucinante morbosità di questi campi di cadaveri ... irresistibile necessità ...per non farmi sfuggire questa grandiosa e tragica bellezza”.

Un ossario siderale e luminescente. corpi colti nell’ultimo affannoso respiro prolungano nelle radici ramificate e avvizzite dei “Motivi vegetali”. Ma Le radici diventano marcescenti e fradice, inglobano, in personalissima poetica la sparizione dal mondo degli uomini.

In prigionia aveva tracciato i primi disegni, solo trenta anni dopo il ritorno li trasforma in opere sistematiche. Tutte conducono tra l’angoscia alla domanda” perché’? Come è stato possibile?

E si risponde, ” non ultimi” e ricorda le larve di San Saba e gli scheletri di Dachau immobili, accatastati uno sopra l’altro , messaggi premonitori, emblemi di una condanna sempre possibile, di un rischio sempre rinnovabile.

Music ha disegnato le vittime dell’Olocausto e dopo trent’anni afferma ”ancora oggi mi accompagnano gli occhi dei moribondi come centinaia di scintille pungenti che mi seguivano mentre mi percorrevo strada, scavalcandoli.

Occhi luccicanti che in silenzio chiedevano aiuto a uno che poteva ancora camminare”. Immagini indelebili nella memoria le vediamo tradotte ora in pittura con tratti crudi ed essenziali.

Doppio ritratto (1983–2001) Fonte di ispirazione inesauribile è inoltre la moglie Ida, compagna di una vita consacrata alla pittura; la ritrae miriadi di volte, fino al “Doppio ritratto”, lui dipinge il loro modo di essere coppia, capace di slanci affettivi profondi.

L’ultimo nucleo tematico riguarda prima i disegni preparatori poi gli oli che dicono l’approssimarsi di due figure nello spazio pittorico fino a diventare una cosa unica: in un estenuante approssimarsi dii posture, slittamenti e traiettorie di sguardi.

Zoran reinventa nuova accoglienza alle due figure fino a farle coincidere.

Le due figure, disegno per disegno tentano, e temono, un avvicinamento.

Lei emerge chiara dall’oscuro, lui sprofonda nella tenebra proteso solo cercare di fermarne l’immagine. Inseguimento strenuo , complice la pittura, rende il loro amalgamarsi, in un’attrazione vigorosa, quasi elettrizzante.

E a chi gli domandava cosa ci fosse al di là della superficie delle sue tele Music rivelava: “Oltre c’è il profondo.

Il luogo dove non si spiegano le cose, una specie di nebbia dov’è difficile muoversi”. Venezia è l’ideale per immergersi nelle brume invernali e meditare sul senso della vita e in essa del dolore e dell’affettività.

Libri su Anton Zoran Music
sponsorr


Argomenti Correlati
Pittori e scultori stranieri
Pittori Stranieri
Foto Arte
Foto Arte

Maestri dell'Arte
Menu Arte
Menu Arte


 


 

Aree tematiche di Windoweb
Segnala un sitosito © 1999-2014 Tutti i diritti riservati invia le tue foto : foto@windoweb.it
contattaci :redazione@windoweb.it