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Arturo Martini Biografia ed Opere
(Treviso 1889 – Milano 1947)

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Arturo Martini
Nasce nel 1889, in una famiglia povera , terzo dei quattro figli di Antonio e Maria Della Valle, di origine romagnola; i caratteri diametralmente opposti dei genitori, l'uno taciturno e tenace, l'altra passionale e fantasiosa, segnarono profondamente la formazione dell'artista.

La famiglia viveva in una delle torri medievali di Treviso, ambiente suggestivo che farà parte dell’Universo artistico di Martini, tanto che sosterrà, caduto da una finestra di esserestato salvato da un Angelo.

Dopo grosse difficoltà di apprendimento scolastico per irrequietezza di carattere, frequenterà, con maggior successo, una scuola serale a Treviso per l’apprendimento della modellazione, preparazione che gli consentirà do diventare un brillante caricaturista, poi “ceramista” e scultore.

Si trasferisce a Venezia, per frequentare la Scuola Libera del Nudo, entra in contatto con i giovani artisti che ruotano attorno a Ca’ Pesaro dirette da Nino Barbantini.
Arturo Martini
Nel 1909 è per molti mesi a Monaco di Baviera e nel 1912 a Parigi per esporre al Salon d’Automne con Gino Rossi. Ritornato a Venezia ha una importante personale a Ca’ Pesaro di incisioni, terrecotte, ceramiche e gessi,: famosa Fanciulla piena d’amore.

In questa fase si avvicina al Futurismo, ma le opere che espone sia a Venezia che a Roma, sono improntate ad un accentuato espressionismo.

Con lo scoppio della guerra cresce in lui un profondo ripensamento volto a una personale rilettura dell’antico , si lega alla rivista Valori Plastici, celebrante la solenne umanità della nostra scultura antica.

A Faenza, inoltre, durante una sosta di alcuni mesi, pubblica nel 1918 un libro xilografico – Contemplazioni – privo di parole e privo di immagini, riconosciuto solo in seguito come uno dei più originali libri d’artista.

Continua a sopportare severe difficoltà economiche.

Si trasferisce a Vado Ligure dove si sposa con Brigida Pessano (dalla quale avrà due figli: Maria”Nena” e Antonio), e avvia una attività di scultore , realizza il Monumento ai Caduti della cittadina ligure.
Arturo Martini
Trasferitosi per un lungo periodo tra Roma e Anticoli Corrado, entra in contatto con l’ambiente romano.

Tornato in Liguria crea nuove ceramiche esposte alle Biennali di Monza.

Suggestionato anche dalle meravigliose terrecotte etrusche scoperte da poco, Martini si cimenta nelle sculture ad esemplare unico, di grandi dimensioni, che costituiscono l’apporto originale e significativo della sua arte.

Il ciclo di grandi terrecotte che che chiama “creature”, diventano negli anni ‘30 un grande motivo di confronto per gli artisti italiani Gli consentono riconoscimenti europei e mondiali.

Nel 1929 viene chiamato alla cattedra di Plastica decorativa all'ISIA di Monza dove realizza la Leda col cigno, in gesso.

Tra le due guerre. Martini affronta tutti i materiali e diventa scultore monumentale, con esiti personalissimi, come attestano le sculture in marmo acquisite recentemente dalla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna: La Carità, Dedalo e Icaro e Abbraccio.

Riceve moltissime commissioni, per grandi opere celebrative, (diventa scultore ufficiale del regime fascista ) per palazzi di Giustizia, chiese ed università.

Come ad esempio il grande bronzo all'Università La Sapienza di Roma.
Arturo Martini
Dopo i prestigiosi riconoscimenti della I Quadriennale di Roma (1931) e della XVIII Biennale di Venezia (1932), si impegna nella pittura e nella incisione nel 1941 presenta a Milano alesporrà la prima mostra di dipinti.

Nel 1942 è Chiamato per chiara fama alla cattedra di scultura dell’Accademia di Venezia, si confronta a viso aperto coi giovani artisti e rielabora e reinventa il suo linguaggio espressivo, rileggendo in modo personale l’apporto delle avanguardie storiche.

I dubbi e le tensioni esplicitati nel pamphlet La scultura lingua morta (Venezia 1945) non lo allontanano affatto dalla sua passione, ne discuterà costantemente con gli allievi il primo monumento alla Resistenza è opera sua, del 1946, all’Università di Padova: il marmo del Palinuro.

Martini è stato un artista a più dimensioni, utilizzando legno ,pietra, creta e bronzo, gesso ,ceramica, marmo.

Ricordiamo opere come Il bevitore (1926), La pisana, La sete , l’attesa, guardando le stelle, Donna che nuota sott'acqua “ la cultura se vuol vivere, deve morire nell'astrazione"alla ricerca di una sublimazione musicale,”un'opera d'arte è tale quando restituisce un respiro, un pieno dato dal vuoto che suggerisce".

Dopo aver fatto distruggere alcune opere da inserire nel Cornicione dell’arengario di Milano, e rimaste celate per anni, Muore improvvisamente a Milano dove si era fermato in attesa di fare ritorno a Vado Ligure.

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