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Giuseppe Pellizza da Volpedo

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Biografia ed Opere di Giuseppe Pellizza da Volpedo

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Giuseppe Pellizza da Volpedo
Il quarto stato 1901
Giuseppe Pellizza da Volpedo
Giuseppe Pellizza da Volpedo (Volpedo (AL), 28 luglio 1868 – Volpedo(AL), 14 giugno 1907) pittore italiano della fine ‘Ottocento, dapprima divisionista, simbolista, poi esponente della corrente sociale, momento in cui realizzò due copie del celeberrimo Il Quarto Stato, vera allegoria del mondo del lavoro contadino ed operaio e delle sue battaglie politico-sindacali.

Pellizza da Volpedo era figlio di agricoltori, frequentò la scuola tecnica di Castelnuovo Scrivia dove apprese i primi rudimenti del disegno. Grazie alle conoscenze ottenute con la commercializzazione dei loro prodotti, i Pellizza entrarono in contatto con i fratelli Grubicy che promossero l'iscrizione all'Accademia di Belle Arti di Brera di Giuseppe.

A Brera fu allievo di Francesco Hayez e di Giuseppe Bertini. Contemporaneamente seguiva lezioni private dal pittore Giuseppe Puricelli e successivamente di Pio Sanquirico. Nel 1885 espose per la prima volta a Brera.

Dopo gli studi milanesi, Pellizza decise di proseguire il tirocinio formativo a Roma, prima all'Accademia di San Luca poi alla scuola libera di nudo all'Accademia di Francia a Villa Medici.

Roma fu per lui importante perché vi poté visitare i Musei Vaticani e studiare dal vero le opere di Raffaello, di Michelangelo e di altri grandi artisti del passato.
Giuseppe Pellizza da Volpedo
Abbandonò Roma prima del previsto per recarsi a Firenze, a frequentare l'Accademia di Belle Arti con Giovanni Fattori come maestro.

A Firenze poté visitare molti grandi musei e si procurò le riproduzioni artistiche che lo studio Alinari di Firenze cominciava allora a mettere in commercio, quale sussidio per meglio ricordare quanto aveva visto.

Alla fine dell'anno accademico, lasciò Firenze per tornare a Volpedo, pronto ormai, secondo il giudizio dello stesso Fattori, ad affrontare la pittura dal vero attraverso lo studio della natura.

Ritorna a Volpedo, per dedicarsi alla pittura dal vero ; Non ancora soddisfatto della propria preparazione, si recò a Bergamo, per seguire i corsi privati di Cesare Tallone all'Accademia Carrara. 1889: Con gli amici bergamaschi Pellizza intraprende il suo primo viaggio a Parigi in occasione dell'Esposizione Universale.
Giuseppe Pellizza da Volpedo
Ritornato in Italia frequenta l'Accademia Ligustica a Genova. Al termine di quest’ultimo tirocinio, ritornato al paese natale si sposa con Teresa Bidone, compagna insostituibile musa ispiratrice, oltre che sua modella in molte tele Da quello stesso anno, cominciò ad aggiungere "da Volpedo" alla propria firma.

Consapevole di aver raggiunta la maturità artistica abbandona progressivamente la pittura ad impasto per adottare il divisionismo. Si confrontò così con altri pittori che usavano questa tecnica, soprattutto con Giovanni Segantini, Angelo Morbelli, Vittore Grubicy de Dragon, Plinio Nomellini , Emilio Longoni e, in parte, anche con Gaetano Previati.
Giuseppe Pellizza da Volpedo
Nel 1891 aveva esposto alla Triennale di Milano, facendosi conoscere al grande pubblico. Continuò a esporre in giro per l'Italia (Esposizione Italo-Colombiana di Genova 1892, di nuovo Milano 1894).

Tornò a Firenze nel 1893, vi frequentò l'Istituto di Studi Superiori, visitò poi Roma e Napoli. Nel 1900 espose a Parigi “Lo specchio della vita. ", già esposto a Torino, che si impose come un'opera cardine nelle discussioni sul simbolismo.

Dal 1891 al 1901 Giuseppe Pellizza da Volpedo lavorò su diversi quadri ispirati dallo stesso soggetto sociale.

Nel 1891 dipinse gli Ambasciatori della fame, nel 1895 La Fiumana e nel 1898 Il cammino dei lavoratori, titolo da lui poi mutato in Il quarto stato.
Giuseppe Pellizza da Volpedo
“Siamo in un paese di campagna, sono circa le dieci e mezzo del mattino d’una giornata d’estate, due contadini s’avanzano verso lo spettatore, sono due designati dall’ordinata massa di contadini che van dietro per perorare presso il Signore la causa comune…”.

Con queste parole Pellizza descriveva nel 1892 il progetto per un quadro di tema sociale destinato a incarnare l’ideale “non di un’arte per l’arte ma quello di un’arte per l’umanità”.

(Alla Triennale di Brera del 1891 Pellizza aveva sicuramente ammirato: La piazza Caricamento a Genova di Plinio Nomellini e L'oratore di sciopero di Emilio Longoni, tutte e due opere di tematica sociale. Il modo in cui Pellizza elaborò il tema fu però innovativo e molto più pregnante.)

Nel 1895 aveva aderito al socialismo e sviluppato soggetti sociali nelle sue opere.

In questi anni Pellizza, abbandonando la semplice ripresa dal vero, cominciava ad orientarsi verso un'arte di tipo simbolista.
Giuseppe Pellizza da Volpedo
Nel 1901, portò a termine Il Quarto Stato, a cui aveva dedicato dieci anni di studi e fatica.

L'opera, esposta l'anno successivo alla Quadriennale di Torino, non ottenne il riconoscimento che aveva sperato, polemiche e sconcerto presso molti dei suoi amici lo delusero, fino ad abbandonare i rapporti con molti letterati e artisti dell'epoca, con i quali già da tempo intratteneva fitti rapporti epistolari.

Morto nel frattempo Segantini, nel 1904 Pellizza intraprese un viaggio in Engandina, al fine di riflettere sull'ispirazione del pittore che considerava suo maestro.

Nel 1906, grazie alla sempre maggiore circolazione delle sue opere in esposizioni nazionali e internazionali, fu chiamato a Roma, dove incontra Balla, Severini e Boccioni. Giovanni Cena sperava di fare di lui il pittore della campagna romana.
Giuseppe Pellizza da Volpedo
Il soggiorno romano fu importante, poiché gli permise di vendere due opere: infatti, anche se egli aveva esposto con continuità i suoi quadri nei primi anni del '900, Questo sembrava per Pellizza l'inizio di un periodo nuovamente fortunato, coronato dal riconoscimento della validità delle scelte di arte e di vita da lui perseguite con tenacia e rigore.

Riuscì a vendere un'opera perfino allo Stato: ‘’Il sole’’, destinato alla Galleria di Arte Moderna. Sembrava l'inizio di un nuovo periodo favorevole, in cui finalmente l'ambiente artistico e letterario riconosceva i temi delle sue opere.

Nel 1907, Provato dall'assiduo lavoro, dalle premature perdite dell'ultimogenito e della moglie, in conseguenza di un parto sfortunato, si toglie la vita, impiccandosi nel suo studio. Era il 14 giugno. Non era ancora quarantenne. MT

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