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Paola Consolo Biografia e Opere

Paola Consolo Biografia e Opere (1908 – 1933)

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Paola Consolo
Nata a Venezia nel 1908 figlia di Eugenia Consolo, poetessa e scrittrice di teatro, e nipote di Margherita Sarfatti, ereditato il talento artistico dalla madre.

Nel 1926 compie un viaggio a Tunisi, viaggio dal quale trase il fascino dei caldi colori delle terre esotiche, che trasferisce nelle sue tele: paesaggio marocchino, donna, mercante.

Nello stesso periodo grazie agli insegnamenti di Achille Funi e all’incitamento di Medardo Rosso la spinsero a partecipare, giovanissima, alla I Mostra del Novecento Italiano presso il Palazzo della Permanente a Milano, accanto ad artisti come Sironi, Marussig, Salietti, Tosi, Funi, Carrà, Soffici e lo stesso Medardo Rosso.

Il legame col Novecento si fa sempre più stretto, non solo per la parentela con la Sarfatti ma anche in seguito al matrimonio con l'architetto e pittore del gruppo, Gigiotti Zanini conosciuto in quegli anni e sposato nel 1931.

La sua diventerà una presenza significativa in moltissime altre esposizioni in Italia e all’estero: alle Biennali di Venezia e di Brera o alle Esposizioni della Triennale Internazionale.

All’estero si fece apprezzare a Parigi, all’Esposition Art Italien Moderne, a Nizza, all’Esposition de Novecento, e nel 1930 a Basilea, alla mostra Moderne Italien.
Paola Consolo
Purtroppo morì dando alla luce la sua prima figlia, a Milano nel 1933, a soli ventiquattro anni.

Diego Valeri, nella retrospettiva della Biennale di Venezia del 1934, e poi nel ’48 colse tutto il portato innovativo della sua creatività sottolineando quella “ […] certa atmosfera, densa lucida bassa di tono, che domina in tutta l’opera sua, delle prime esperienze impressionistiche alla libere realizzazioni fantastiche del suo tempo ultimo”.

Nonostante la morte prematura, riuscì a far emergere la sua vocazione per l’arte e le doti di sensibilità cromatica influenzate da Funi arricchìta di grazia femminile, la solida costruzione dell’impianto figurativo, sintesi disegnativa ispirata a Campigli.

Nel'Autoritratto del 1932 si ritrova la poetica novecentista, la persona dipinta centralmente con rigoroso plasticismo, assume una posizione disinvolta, come fermata da un flash, mentre avanza, figura affusolata, tonalità sfumate sul grigio a fissare il linearismo grafico. linee sobrie e il tono pacato dei colori accentuano il suo legame con i maestri del tempo.

In natura morta con cochiglie la rete appesa lega il tavolo chiaro, le madreperle e lo sfondo marino soleggiato… ci sembra chiudere con dolcezza la sua presenza nel contemporaneo, più che nei ritratti di bambine sperdute.

Per vedere alcune sue Opere si consiglia la mostra:
Ebraicità al femminile Otto artiste del Novecento- Padova, Centro Culturale Altinate San Gaetano Fino al 13 ottobre 2013

Mt
Sett 2013

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