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Raffaello Gambogi Biografia e Opere

Raffaello Gambogi Biografia e Opere

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Raffaello Gambogi
Nel 1891 Gambogi ottenne una borsa di studio che gli permette di frequentare l’Accademia di Firenze e di essere allievo di Giovanni Fattori.

Le opere che gli portarono maggiori plausi di pubblico e di critica furono L’uscita della messa con il quale vinse il Premio Firenze nel 1896, All’ombra con cui partecipò all’Esposizione di Belle Arti presso la Festa dell’Arte e dei Fiori a Firenze. Cantiere è l’opera con la quale Gambogi consegnò all’Esposizione Nazionale di belle arti di Torino del 1898.

La veduta sul porto di Livorno è oggi difficile da individuare e confrontare viste le tante trasformazioni urbanistiche subite da Livorno nel corso dei secoli.

L’opera di Gambogi non presenta una inquadratura classica di Livorno, con i consueti rimandi alla attività portuale, ma una scena nella quale l’attività operosa di cantiere predomina sul resto.
Raffaello Gambogi
È quindi un passo in avanti rispetto a Fattori, verso temi di vita contemporanea. L’atteggiamento anticonvenzionale nei confronti della tradizione vedutistica trova paralleli in molti altri pittori suoi coetanei, da Balla a Nomellini, che di una città preferivano scene periferiche e industriali più adatte al sentire dei mutati tempi.

Raffaello Gambogi fece parte del club della Bohème che si raccoglieva a Torre del Lago attorno a Puccini e comprendeva con lui Angiolo Tommasi, Ferruccio Pagni e Plinio Nomellini, con i quali elaborò una pittura post-impressionista di grande suggestione.

Esordì all’Annuale fiorentina del 1894 con una grande tela, oggi al Museo Fattori di Livorno, in cui, sulla scorta delle tematiche sociali allora in voga, raffigura “Gli emigranti” in partenza da Livorno.

Nella bella e autonoma tela di “Cantiere”, presentata nel 1898 alla Esposizione Nazionale di Torino, il tema del lavoro viene accostato a quello del paesaggio della sua città natale.
Raffaello Gambogi
Sullo sfondo del cuore pulsante di Livorno, nel vecchio porto, che accoglie ancora oggi navi alla fonda, in un canale di rimessaggio fervono lavori di ripristino attorno alle imbarcazioni in secca.

Numerose e minute figure in controluce sono intente al lavoro, attorno al fuoco su cui bolle la pece.

Risultato di un’inquadratura che da fotografica si fai cinematografica per richiamare l’attenzione sul piano intermedio, il cantiere, appunto, compreso fra il primo piano sospeso come fosse terra abbandonata a tronchi proposti come cannoni ed il fondale di alti caseggiati su cui incombe il profilo della Fortezza.

Una vasta sterpaglia in primo piano con Tanta polvere grigiastra da sembrare un campo di battaglia, ed è lotta anche oggi il lavoro e la quotidiana fatica dell’uomo.

Il procedimento costruttivo per campiture distinte, anche sul piano cromatico oltre che scenografico fanno riferimento al clima post-impressionistico, con suggestioni vagamente divise, qualità che hanno fatto sì che l’opera rappresentasse l’arte italiana al crocevia tra ‘800 e ‘900 in 350 capolavori europei esposti all’estero: alla Nort Gallery di Londra e al Guggenheim Museum di New York.
mt

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