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Adolfo Wildt

Adolfo Wildt

Biografia ed Opere di Adolfo Wildt

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Adolfo Wildt
Il primo di marzo 1868 Adolfo Windt nasce a Milano, da famiglia povera, primogenito di sei fratelli, inizia a lavorare a nove anni ,come garzone da un parrucchiere e poi da un orafo.

A undici Adolfo Windt entra nella bottega di Giuseppe Grandi; a tredici impara a lavorare il marmo da Federico Villa; a diciassette esercita con successo il mestiere di finitore in cooperativa con il puntinista Franzi.

Frequenta le elementari serali e nell’ottobre del 1885 viene ammesso alla Scuola di Disegno e Figura dell'Accademia di Brera di questo periodo l’opera” Marinaretto” (1884).

Nel 1891 Sposa Dina Borghi (1891), alla quale dedica un ritratto, che verrà esposto alla Società per le Belle Arti di Milano (1892): l'anno dopo sarà acquistato dalla Galleria d'Arte Moderna dì Roma.

Nello stesso Anno Nasce la primogenita Artemia.

Nel 1894 Adolfo Windt grazie ad un contratto, destinato a durare diciotto anni, con Franz Rose, mecenate prussiano, si assicura uno stipendio di quattromila lire in cambio del primo esemplare di ogni scultura.

Contemporaneamente partecipa in modo episodico a mostre milanesi.

Viaggia ed espone a Monaco (dove con “ La Martire” vince la medaglia d'oro nel 1895), a Berlino (1896), a Dresda (1904).

Dove conosce l'ambiente secessionista, lo interessano Hildebrand e Rodin.

Si lega d'amicizia con Albert Welti.

Lavora esclusivamente per una committenza tedesca, da Franz a Ernest oltre a Frieda e Carl von Rose, Garré di Bonn, Bardt e Messtorff di Amburgo.

In questo periodo nascono i figli Francesco (1896) e Alma (1899).

Adolfo Windt Manda in Germania più di cinquanta opere in marmo tra le quali Uomo che tace (1899), Parlatori (1905), lì Crociato (1906), complesso di villa Messtorff (1907-1910).

Maschera del dolore (1909). Maschera dell'Idiota (1910), Vir temporis acti (1911). Trilogia (1912).

Nel Settembre 1912, muore Franz Rose.

Pochi giorni dopo, alla Biennale di Brera, La Trilogia vince il premio Principe Umberto.

Partecipa a numerose esposizioni: nel 1915 ha una personale all’’Esposizione Internazionale degli Amatori e Cultori di Roma.

È sostenuto dai prestigiosi interventi critici di Giolli (1914), Bernasconi (1917) e Sarfatti (1918); entra nel giurì d'assegnazione del premio Principe Umberto, Conosce Grubicy e Previati.
Adolfo Wildt
La sua scultura non ha successi di vendite, pertanto avvia un’intensa attività grafica. “Carattere fiero - Anima gentile (1912), Franz Rose (1914), Il Prigione (1915), Un Rosario (1915), L'Anima e la sua veste (1916), Madre adottiva (1917), Maria dà luce ai pargoli cristiani (1918) ”in questo periodo in mostra a Padova nell’esposizione “Simbolismo”.

Nel 1918 Con il Solari esposto alla Mostra del Salvadanaio ottiene l'appoggio di Giuseppe Chierichetti, che gli apre le vie della committenza pubblica e privata.

Alla Galleria Pesaro (1919) ottiene largo e definitivo successo, con una personale, alla quale seguono Esposizioni a Torino (Mostra di Belle Arti, 1919), a Venezia (II Esposizione Nazionale d'Arte Sacra 1920), a Napoli (1 Biennale, 1921), a Milano (Esposizione d'Arte Decorativa ali Umanitaria, 1919; Galleria Pesaro, 1921: Bottega di Poesia, 1922), a Roma (I Mostra Biennale, 1921), a Firenze (Fiorentina Primaverile, 1922.)

Adolfo Windt diventa una personalità paragonabile a Toscanini: D'Annunzio gli compra il disegno La Musica e la Poesia (1920), "L'Eroica "gli consacra un volume (1921). Si consolida il legame con Previati: alla sua morte è chiamato a curare il disegno della copertina dell'edizione nazionale delle opere con testo di D'Annunzio (1920).

Esce L' Arte del Marmo (1921).Adolfo Wildt

Espone cinquanta sculture alla XIII Biennale, e ottiene il premio Città di Venezia con La Famiglia, per la quale riceve violente stroncature da Soffici e Papini.

Dal 1922 al 1925, Trasferisce a Brera la Scuola del Marmo, che aveva aperto serale e gratuita, accetta incarichi ufficiali sempre più gravosi, intreccia una fitta rete di rapporti con Tosi, Carrà, Guidi.

Andreotti, Romanelli, Minerbi, Casorati, Clarinetti, Buzzi, Bragaglia, Bistolfi, Canonica, Ojetti, Ada Negri. Margherita Sarfatti.

E’ insignito della Commenda della Corona d'Italia, con Tosi, console milanese per la Quadriennale di Torino; è nella giuria per il Monumento ai Caduti di Saronno e di Monza, com’era stato in commissione per il monumento ai Caduti di Milano.

Espone a Milano in una collettiva alla Casa d'Arte Bragaglia, alla Biennale di Monza (sezione illustrazione del libro), all'Esposizione Ufficiale d'Arte Italiana di Buenos Aires e alla Mostra del Libro di Livorno, visita il suo studio il gruppo socialista 'Amici dell'Arte " e una delegazione dell'Università Popolare.

Windt Adolfo nominato membro del Consiglio Superiore di elle Arti entra nella giuria per il Monumento ai caduti di Busto Arsizio. Presenta alla XII Biennale veneziana i busti di Mussolini.Adolfo Wildt

Toscanini e Grubicy; membro della commissione per gli acquisti avrebbe voluto i quadri di Casorati, ma erano già stati venduti.

Espone alla Mostra internazionale della Medaglia Moderna di New York e al Salon des Artes Italiens di Bruxelles. La Famiglia riceve il Gran Premio all'Esposizione Internazionale d'Arti Decorative di Parigi.

1925 Sant'Ambrogio

1928 Bronzo, altezza 465 metri, su basamento di porfido in forma di capitello, altezza 148 cm

Alla base, di fronte, reca il titolo inciso: sanctus ambrosius; sul lato destro il nome dei fonditori: ma.nescardi-austoni-figini-fusero; su quello sinistro la firma: a. Wildtt

Tra le teste dei serpenti sotto il piede del Santo sono scritti i nomi dei sette peccati capitali: superbia/avarizia/lussuria/ira/invidia /gola/accidia.

Milano, Monumento ai CadutiAdolfo Wildt

Ambrogio effettivamente visse dominato da istanze teocratiche, e spiritualistiche ben poco funzionali al regime.

Windt Adolfo non stupisce che piacesse a Savinio che la chiamava "spiritosa manifestando il massimo apprezzamento che la sua penna potesse scrivere (non si adonti la grande ombra del Wildtt, ma spiritoso e spirituale sono due capi di una stessa linea, più incisivo e suadente il capo "spiritoso più ambiguo e molle il capo "spirituale") Sarfatti

La statua in bronzo del Sant'Ambrogio campeggia nella nicchia centrale del Monumento ai Caduti di Milano, progettato in forme novecentiste dagli architetti Muzio, Ponti. Alpago Novello. Buzzi e Cablati.

Ai tempi dell'inaugurazione, nel novembre del "28, ebbe sulla stampa consensi venati di riserve.

Dalle pagine del "Corriere della Sera " Ojetti parlava per tutti: "Il Wildtt ha condotto anche quest'opera con la sapienza e l'originalità che sono suo vanto, e dalla grande nicchia la statua, nonostante quel lezioso movimento dell'anca, domina bene il grande spazio che le si apre davanti: e i due colori del bronzo e del porfido si sposano squisitamente al grigio azzurrino del marmo.

Ma è questo il forte e squadrato Sant 'Ambrogio che cento miniature, pitture, mosaici, sculture ci rappresentano concordemente da secoli?".

Eppure l'immagine del Santo sembra riaffermare con determinazione anche maggiore l'ideologia impressa dal complesso architettonico: quella nozione di continuità tra la Milano romana e quella moderna, quell'ideale di romanità imperiale e trionfante che costituiva il 1 sostegno più usato e popolare della propaganda e della retorica del regime.
Adolfo Wildt
Così il capitello scolpito a base della statua ripeteva in forme stilizzate quello corinzio posto al centro della spettacolare cripta sotterranea a sostenere la romanità sin dalle origini spirituali e religiose della città.

Eppure, la concezione plastica, svolta su larghi piani frontali, bidimensionale, colossale e astratta della figura. veniva di fatto a stravolgere il corrente significato ideologico e politico del ritorno alla romanità come avallo del potere fascista, spostando il tiro dei riferimenti stilistici dalla classicità aurea al periodo del tardo impero e della sua decadenza (quando Ambrogio effettivamente visse dominato da istanze teocratiche, e spiritualistiche, il tutto ben poco funzionali al regirne.

Non stupisce che piacesse a Savinio che la chiamava "spiritosa manifestando il massimo apprezzamento che la sua penna potesse scrivere (non si adonti la grande ombra del Wildtt ma spiritoso e spirituale sono due capi di una stessa linea, più incisivo e suadente il capo "spiritoso più ambiguo e molle il capo "spirituale") Sarfatti

1929 Partecipa alla III Biennale Romana e all’ Esposizione Nazionale di Brera. Padre Semeria presenta i grandi disegni delle Giornate di Dio e dell'Umanità in mostra alla Galleria Pesaro.Adolfo Wildt

1930 D’ Annunzio acquista l’Idiota e Pirandello gli commissiona le maschere per i Sei Personaggi.

Viene inserito nel comitato direttivo per la Mostra del Novecento Italiano.

Nominato senza concorso alla cattedra di Plastica della Figura a Brera. Partecipa alla I Mostra del Novecento Italiano, alla XV Biennale veneziana, alla "Promotrice " Torinese, alla Mostra d'Arte Italiana Contemporanea di New York, Brighton e Washington.

Esce la cartella monografica edita la Bestetti e Tumminelli e il lungo articolo di Ojetti su "Dedalo".

Espone alla Mostra del Novecento Italiano a Milano (Galleria Scopinich), Ginevra (Musée Hath), Zurigo (Kunsthaus), Amsterdam (Stedelijk \Museum).

Windt Membro del giurì d'accettazione per la Biennale di Brera e della commissione per l'esame dei progetti del Piano Regolatore di Milano. Si reca con Casorati a Palermo. Di questo periodo, dal ’25 al ’28 Maschera di Cesare Sarfatti. Santa Lucia, Monumento Pistoletti. Medaglia per il Concorso del Piano Regolatore di Milano.
Adolfo Wildt
Partecipa alla Mostra Regionale d'Arte Lombarda a Milano, alla mostra "Fiamma"a Roma, all'Esposizione Internazionale della Stampa di Colonia, alla mostra di ex libris di Moulins e all'Expositión de Arte francése, del libro di Madrid. E’ nel Direttorio del Sindacato Regionale Fascista di Belle Arti, nel comitato direttivo della II Mostra del Novecento Italiano e nella commissione d'acquisti della XVI Biennale.

Windt  realizza la statua di Sant’Ambrogio 1929.

Bronzo, altezza 230 cm

Firmato e datato a destra: WildttAnno vii; al centro tra le due figure reca l'iscrizione: et ultra.

Milano, porta dell'edicola Kórner, Cimitero Monumentale
1928. Bronzo, altezza 465 metri, su basamento di porfido in forma di capitello, altezza 148 cm

Alla base, di fronte, reca il titolo inciso: sanctus ambrosiuS; sul lato destro il nome dei fonditori: ma.nescardi-austoni- figini-fusero; su quello sinistro la firma: a. Wildtt

Tra le teste dei serpenti sotto il piede del Santo sono scritti i nomi dei sette peccati capitali: superbia/a avarizia/lussuria/ira/i invidia /gola/accidia Milano, Monumento ai Caduti

La statua in bronzo del Sant'Ambrogio campeggia nel nicchione centrale del Monumento ai Caduti di Milano, progettato in forme molto novecentiste dagli architetti Muzio, Ponti. Alpago Novello. Buzzi e Cablati.

Ai tempi dell'inaugurazione, nel novembre del "28, ebbe sulla stampa consensi venati di riserve.

Dalle pagine del "Corriere della Sera " Ojetti parlava per tutti: "Il Wildtt ha condotto anche quest'opera con la sapienza e l'originalità che sono suo vanto, e dalla grande nicchia la statua, nonostante quel lezioso movimento dell'anca, domina bene il grande spazio che le si apre davanti: e i due colori del bronzo e del porfido si sposano squisitamente al grigio azzurrino del marmo.

Ma è questo il forte e squadrato Sant 'Ambrogio che cento miniature, pitture, mosaici, sculture ci rappresentano concordemente da secoli?".

Eppure l'immagine del Santo sembra riaffermare con determinazione anche maggiore l'ideologia informatrice del complesso architettonico: quella nozione di continuità tra la Milano romana e quella moderna, quell'ideale di romanità imperiale e trionfante che costituiva il sostegno più usato e popolare della propaganda piena di retorica del regime.

Così il capitello scolpito a base della statua ripeteva in forme stilizzate quello corinzio posto al centro della spettacolare cripta sotterranea a sostenere la romanità sin dalle origini spirituali e religiose della città.Adolfo Wildt

Eppure, la concezione plastica, svolta su larghi piani frontali, bidimensionale, colossale e astratta della figura. veniva di fatto a stravolgere il corrente significato ideologico e politico del ritorno alla romanità come avallo del potere fascista, spostando il tiro dei riferimenti stilistici dalla classicità aurea al periodo del tardo impero e della sua decadenza (quando Ambrogio effettivamente visse) dominato da istanze teocratiche, e spiritualistiche ben poco funzionali al regime.

Non stupisce che piacesse a Savinio che la definiva opera "spiritosa” manifestando il massimo apprezzamento che la sua penna potesse scrivere .

Nel 1928 Windt ebbe l'incarico di ideare ed eseguire la porta dell'edicola Kórner. progettata da Giulio Arata. Scartando le tradizionali soluzioni narrative, di un rilievo a comparti, curvò il piano della porta usandolo come alveo d'un gruppo monumentale di due figure.

Il maschio e la femmina, il Re e la Regina, lo Sposo e la Sposa: un motivo di lunga tradizione nel Novecento, da Klimt a Duchamp, a Moore e oltre (e già provato da Wildtt nella Famiglia), qui risolto, nei termini ancora simbolisti di evocazione formale, su ritmi ascendenti e corrispondenze armoniche di volumi sospesi.

Quello che allaccia i due corpi è forse l'ultimo nastro deposto dalla leggiadra Musa del Liberty.Adolfo Wildt

Il bronzo fu presentato nel '29 alla Seconda Mostra del Novecento Italiano nel Palazzo della Permanente

Era collocato contro la parete di destra della prima sala,Più avanti, come in una metafora della storia, stava il Figliol prodigo di Arturo Martini.

In seguito Wildtt Firma la Medaglia commemorativa della Prima Spedizione di Soccorso ai Naufraghi dell'Artide.

Nel 1929 è membro del Consiglio Superiore di Antichità e Belle Arti e dell‘Accademia d'Italia. Partecipa alla II Mostra del Novecento a Milano, a quelle di Ginevra, Nizza, Oslo, alla Juryfreie Kunstschau di Berlino e all’ 'Esposizione Internazionale di Barcellona. Esce la monografia di Nicodemi.

Partecipa alla Mostra della Stampa Italiana Moderna agli Uffizi, alla Mostra Internazionale d'Arte Sacra di Roma, alla Mostra dell'Incisione alla Biblioteca Nazionale di Parigi, alla Mostra del Novecento Italiano a Buenos Aires, ha una personale alla Bottega d'Arte di Livorno.

E’ membro della commissione consultiva della Civica Galleria d'Arte Moderna di Milano, della giuria d'accettazione della Biennale di Venezia e della Prima Quadriennale Romana.
Opere :Margherita Sarfatti.

Il Puro Folle, bozzetto dell'Annunciazione

Pone il Puro Folle alla I Quadriennale Romana dove, ancora vivente, gli viene allestita una mostra retrospettiva.

Il 30 gennaio muore la moglie, il 12 marzo muore a Milano per le complicazioni di un 'influenza.

Per vedere il confronto fra Wildtt e i grandi classici www.mostraWildtt.it.
Esposizione di Forlì dal 27 gennaio al 17 giugno 2012.

Mt
Moniga del Garda 22 1 12

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