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Carlo Fontana

Carlo Fontana Biografia ed Opere

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(Prestinone, 1871 - Prestinone, 1968)Carlo Fontana

Di umili origini, figlio di contadini, studiò alla Scuola di Belle Arti Rossetti Valentini di Santa Maria Maggiore, in Val Vigezzo, per sette anni. Espose alla Triennale di Milano a Brera del 1891, dove rimase affascinato dalle opere dei Divisionisti e di Segantini.

Successivamente si recò in Francia per studiare meglio le tecniche pittoriche dell’impressionismo e, qui, insieme al vecchio compagno di corso G. B. Ciolina, esegue ritratti da fotografie per la clientela borghese della città.

Dopo alcuni anni dal suo ritorno in Italia espose alla Triennale del 1897 con l’opera En plein air, che risentiva del nuovo impressionismo e venne rifiutata dalla commissione per l’arditezza cromatica, ma che invece piacque molto a Segantini, tanto che gli chiese di aiutarlo per l’esecuzione del grande panorama dell’Engadina per l’esposizione di Parigi del 1900.

Fornara diventa prestissimo uno dei protagonisti del movimento divisionista.
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Dopo aver partecipato alla Biennale romana del 1921 ritorna al paese natale. Rimarrà sempre coerente con il suo stile figurativo dedicato all’esaltazione della sua valle e delle sue genti, con tutto il suo accentuato cromatismo.

Il nome di Carlo Fornara è stato spesso e non a caso associato a quello di Segantini, di una generazione più giovane, alla morte di Segantini, ne prese, per così dire, il posto nella scuderia del mercante Alberto Grubicy come maggiore erede del maestro.

Grazie al patrocinio dei Grubicy, Fornara fu presente in tutte le esposizioni pittoriche nazionali ed internazionali di una certa rilevanza di quegli anni, dopo l'adesione alla scuola divisionista intorno agli anni venti quando l'artista inizia una sua ricerca pittorica con uno stile del tutto personale.

A partire dal 1922 si ritirò definitivamente nella sua amata Val Vigezzo dove morì nel 1968.
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Se ne coglie tuttavia sempre più l’autonomia formale e compositiva in ragione della diversa sensibilità e formazione.

Nel caso di Fornara prevale la cultura francese ricevuta da Enrico Cavalli e maturata in diversi viaggi che lo misero in contatto con le semplificazioni prospettiche e le novità coloristiche fauve e nabis.

Il grande paesaggio “Pascolo” o “Ultimi pascoli” esposto alla Biennale di Venezia nel 1905, elabora un tema più volte trattato dall’artista che celebra il mutare delle stagioni sull’amata montagna vigezzina.

Nell’opera della quadreria tortonese l’autunno avanzato è suggerito, ancora più che dal trascolorare delle chiome dei boschi all’orizzonte, dall’ombra che s’allunga sul prato anch’esso non più verde su cui brucano, in prospettiva, rade giovenche.

La costruzione per netti piani paralleli, la tecnica a colpi spessi e densi quasi a smalto dimostrano tutta l’abilità e l’autonomia acquisita dall’artista in pochi anni.

( commento all’opera da Alda Guarnaschelli)

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