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Fra Angelico da Fiesole

 

Biografia ed Opere

Giovanni da Fiesole, al secolo Guido di Pietro nasce  a Vicchio nel Mugello nel 1395 circa e morì a  Roma il 18 febbraio 1455, detto il Beato Angelico o Fra Angelico.

Venne beatificato da papa Giovanni Paolo II nel 1984.

Il Vasari, nelle Vite ggiungers al suo nome l'aggettivo "Angelico", usato in precedenza da fra Domenico da Corella e da Cristoforo Landino.

Il frate domenicano cercò di saldare i nuovi principi rinascimentali, come la costruzione prospettica e l'attenzione alla figura umana, con i vecchi valori medievali, quali la funzione didattica dell'arte e il valore mistico della luce.

Fra Angelico da Fiesole nasce nel 1378 e morto nel 1455, questo frate pittore fiorentino conforta come nessun altro l'ipotesi che esista un tipo d'artista religioso, il quale abbia il dono di esteriorizzare, attraverso una teoria d'immagini sacre, l'intimità conventuale della sua immaginazione.

Per comprenderlo, bisogna risalire al primo Quattrocento, varcando; senza indugiare nella cerchia degli aspetti e degli avvenimenti mondani, le soglie delle chiese, dei chiostri e dei conventi, dove regna una pace che reca in fronte il verso: « Non è il mondati rumore altro che un fiato ».

Per poco che la fantasia ci aiuti, ci si ritrova nei mistici luoghi ove fiorì soavemente la pittura del Beato Angelico.

Le tacite pareti delle celle illuminate da una finestrella che lascia scorgere il cielo, l'ombra dei corridoi, la nudità dei refettori, il silenzio dei cortili erbosi, toccano i nostri sensi e li incantano come apparenze immateriali, che esistono fisicamente solo per manifestarci la loro presenza spirituale.

Si direbbe che in quelle stanze di meditazione continua, la carne e la materia perdano alquanto della loro gravezza.

"La visione di Fra Angelico nasce da questo stato d'animo costante, che gli consente di dipingere con la più fluida conformità di espressioni e di sentimenti una teoria di immagini elette.

La pittura del suo tempo era entrata da un pezzo nell'orbita grottesca e conosceva la musicalità del disegno e del colore espressi dalla scuola senese.

Fra Angelico, pittore molto meno plastico di Giotto e meno musicale di Simone Martini, doveva aggiungervi l'incantesino conventuale, la beatitudine ingenua, la tenerezza incantata delle sue figure.

Egli ebbe inoltre un senso sviluppatissimo della composizione e la facoltà di rappresentare nella maniera più comunicativa, più commovente e più semplice i sacri episodi cristiani.

A Firenze, nel Museo di San Marco, il suo casto genio pittorico trionfa, per così dire, umilmente nei più dolci e splendidi affreschi cristiani.

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