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Giuseppe de Nittis

Giuseppe de Nittis

Biografia ed Opere di Giuseppe de Nittis

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Nasce nel 1846, figlio quartogenito di Raffaele De Nittis e Teresa Emanuela Buracchia, a soli tre anni, perde la madre (morta di dolore perché il padre, ricco proprietario terriero, era stato imprigionato per le sue idee sovversive); ed è affidato ai nonni. Nel 1856 muore suicida il padre

“Sarò pittore!" Annota nel suo Taccuino.Dopo un apprendistato presso il pittore barlettano Giovanni Battista Calò, (Nel 1860, quattordicenne, Giuseppe –Peppino – lasciata Barletta si era trasferito a Napoli coi suoi fratelli maggiori e Napoli diventerà la sua città di formazione).

Nel 1861 si iscrive - contro il volere della famiglia - all'Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida di Mancinelli e Smargiassi. vi resta fino a marzo del ‘63 quando, insofferente, era stato autorizzato dalla scuola a fare studi dal vero in campagna.

Scriverà: «abbandonai la scuola e diventai mio unico maestro».
Giuseppe De Nittis
Giuseppe De Nittis,
La National Gallery e la chiesa di Saint Martin a Londra, 1877
Olio su tela, cm. 71x105,5
Parigi, Petit Palais, Musée des Beaux- Arts de la Ville de Paris
(© Petit Palais / Roger-Viollet)
Giuseppe De Nittis
Giuseppe De Nittis,
Sul Lago dei Quattro Cantoni , 1881 circa
Olio su tela, cm. 48x67
Collezione privata, courtesy Francesca Dini
(Archivio Piero Dini, Montecatini Terme)
Le sperimentazioni dal vero con De Gregorio e Rossano, e l’amicizia con Cecioni, riempiono gli anni fra il ’64 e il ’67. “….Si deliziarono delle intime soddisfazioni che procura ai veri artisti, in comunione d’idee, l’osservazione attenta della natura, il fantasticare quotidiano e continuo su tutti gli effetti e su tutte le forme dell’avvicendarsi continuo delle immagini della vita”.

Nel periodo, non mancano periodici ritorni a Barletta fra le pianure dai lunghi smarrimenti, dove l’occhio e la mano si esercitano a tracciare rapporti spaziali carichi di foschie temporalesche simili a certi incubi “che sono nell’aria, che sono nell’acqua, e che si affidano non proprio al colore, ma a quella indefinibile anima che lo accompagna”.

Anni di libertà, di felicità all’aria aperta, in una sorta di vagabondaggio a Resina, in campagna, sul mare, di nuovo lungo le rive dell’Ofanto, nelle distese del Tavoliere, Tra il 1864 e il ’66 dipinge “Appuntamento nel bosco di Portici”, il “Casale nei dintorni di Napoli”.

“L’Ofantino”, visione dalla stesura larga sotto un cielo turchino fra tonalità di verdi, di grigi e di azzurri in cui si poggiano i protagonisti della scena campestre.
Il sentimento di quel suo continuo viaggiare fra Napoli e Barletta sta tutto sotto il baldacchino di sgangherate diligenze che percorrono le strade dell’Appennino, sui carretti nei dintorni di Napoli, nei viottoli gravati dai minacciosi temporali del mare Adriatico, fino alla polvere accecante delle strade pugliesi.

Le strade, ecco una rivelazione dello sguardo denittisiano, quando scompaiono sopraffatte dalla vegetazione dei campi o riappaiono nelle lievi fioriture primaverili punteggiate da fiori campestri.

E le case allo stato di desolazione o con muri intonacati dal calore estivo e dalla luce, “Studi vari” del 1864, rimasta nello studio parigino fino alla sua scomparsa, a fissare il mondo degli affetti come appunti di una poetica artistica.

per lui dipingere significava immedesimarsi nella natura rendendone quella che chiamava l’“atmosfera”.

Il 1867 fu l’anno della svolta. Dopo una lunga sosta a Firenze e l’approccio al mondo dei Macchiaioli, De Nittis parte alla volta della capitale dell’arte, Parigi.
Giuseppe De Nittis
Giuseppe De Nittis,
Ora tranquilla, 1874
Olio su tela, cm. 57x92
Collezione privata, Vicenza
(foto Giovanni Amoretti, Parma)
Giuseppe De Nittis
Giuseppe De Nittis,
Lungo la Senna, 1876 circa
Pastello su tela, cm. 52x71,5
Collezione privata
(foto Fotodarte.it)
A 21 anni, Giuseppe De Nittis vede per la prima volta Parigi Nel 1868 vi ritorna per un trasferimento definitivo, Parigi diverrà la sua patria di adozione.

Vi realizza un fortunato matrimonio con Léontine Gruvelle, l’amatissima Titine, e una sfolgorante carriera artistica, dipinge per Goupil e Reitingler, i più importanti mercanti europei dell’epoca. Partecipa con successo, ai Salon e alle Esposizioni Universali.

Raggiungerà anche Londra, dove soggiornerà per lavorare intensamente, per la sua clientela, compreso il banchiere Kaye Knowles, il suo maggiore mecenate.: «Questa è la mia preziosa galleria», soleva dirmi”.

A Parigi e a Londra De Nittis era famoso per le sue vedute di città, dove riusciva a catturare le atmosfere e il pulsare della vita moderna, molto vicino agli Impressionisti.

Grande amico di Manet, Degas, Caillebotte, partecipò nel 1874 alla prima mostra degli Impressionisti, non evitò gelosie per il suo successo.
Quando partecipò all’Esposizione Universale del 1878, gli venne del resto assegnate una medaglia d’oro e la più alta onorificenza nazionale, la Légion d’honneur.

Intanto, su suggerimento di Caillebotte acquistò “quattro quadri – ricorderà – veramente luminosi e belli” di Monet e “due studi di MIME Berthe Morisot, dalle splendide tonalità”.

Pur amando Parigi, De Nittis decide di trasferirsi in campagna, a Saint-Germain-en-Laye, “Prima di tutto ce ne andremo da Parigi, dove la vita mi soffoca: Parigi distrugge tutti.

E se poi, un bel giorno, mi dovessi ritrovare simile agli altri, immeschinito dall’ambizione, dalla stanchezza o dalla collera?”.

Coppia di straordinaria ospitalità, nei “sabati dell’amicizia” ospitava personaggi diversi come Claretie, Duranty, Bergerat, Heredia, Daudet, Degas, Manet (che De Nittis prediligeva su tutti), Desboutin, Caillebotte, Zola, Dumas fils, i fratelli Goncourt. ,deliziandoli con enormi piatti di maccheroni fumanti preparati alla perfezione dal pittore stesso.
Giuseppe De Nittis
Giuseppe De Nittis,
Léontine che pattina, 1875 ca.
Olio su tavola, cm. 55x35,7
Collezione privata
Giuseppe De Nittis
Giuseppe De Nittis,
Fliration, Hyde Park (Accanto alla pista), 1874
Olio su tela, cm. 33x43
Napoli, Galleria Vittoria Colonna
Si passava poi , come ricorderà Edmond de Goncourt, all’atelier dove si potevano ammirare le stampe giapponesi appese ai muri e ascoltare, con la sigaretta tra le labbra, delle musiche deliziose.

Dal suo taccuino“Nessuno dei paesi che io ho conosciuto aveva la dolcezza di questa bella terra di Francia.

Le rive della Senna mi incantarono...Ogni giorno ho dipinto in un verde tenero come la giovinezza quei cari paesaggi, i salici quasi grigi sulle rive, le nebbie trasparenti e i cieli pallidi.

Conosco bene tutte queste immagini. E se tutto ciò non appartiene alla mia terra natia, appartiene al paese che uno sposa per amore e al quale da tutto se stesso”.

“A volte, felice, restavo sotto gli improvvisi acquazzoni. Perché, credetemi, l’atmosfera io la conosco bene; e l’ho dipinta tante volte. Conosco tutti i colori, tutti i segreti dell’aria e del cielo nella loro intima natura. Oh, il cielo!

La natura, io le sono così vicino! L’amo! Quante gioie mi ha dato! Mi ha insegnato tutto: amore e generosità. Mi ha svelato la verità che si cela nel mito… Anteo che riprendeva vigore ogni volta che toccava la Terra, la grande Terra!
E con loro il cielo che io mi raffiguro i paesi ove sono vissuto: Napoli, Parigi, Londra.

Li ho amati tutti. Amo la vita, amo la natura.

Amo tutto ciò che ho dipinto”.

Lo scoppio della guerra franco-prussiana aveva spinto i coniugi De Nittis a rientrare in Italia. Lo sguardo torna con trasporto sui paesaggi della sua terra, strade a perdita d’occhio nelle campagne del Tavoliere Fra Napoli, Portici, Capri, Ischia, dipinge con quella “fièvre heureuse” che lo aveva preso nei primi anni napoletani.

Tornato a Parigi a settembre del 1871 e firma un contratto con Goupil, impegnandosi a cedere al mercante tutte le opere che avrebbe dipinto, ad eccezione dei ritratti, in cambio di una rendita annuale di 18.000 franchi.
Il primo grande successo parigino arriva con “La strada da Napoli a Brindisi” esposta al Salon nel 1872. Il successo lo riporta a Napoli dove nel 1872 l’eruzione del Vesuvio lo impegna in una gamma di studi fino a marzo dell’anno successivo.

A luglio nasce Jacques, tenuto a battesimo da Gustave Caillebotte, anche lui a Napoli.
Giuseppe De Nittis
Giuseppe De Nittis,
Accanto al laghetto dei giardini del Lussemburgo, 1875
Olio su tela, cm. 46x38
Collezione privata, courtesy Galleria Bottegantica Bologna-Milano
Giuseppe De Nittis
Giuseppe De Nittis,
Avenue du Bois de Boulogne , 1874
Olio su tela, cm. 31,4x42,5
Collezione privata
Nell’autunno del ’73 Léontine e Peppino tornano a Parigi.

Immerso sempre più nel ritmo della metropoli i, la città gli rivela una modernità esaltante, dove si agitano continue trasformazioni urbanistiche, culturali, letterarie Nella scoperta di Parigi lo sguardo si ferma sui cantieri, dietro i muri di palazzi, ponti, arcate in costruzione, è preso dalla scoperta della città animata giorno e notte, l’eccitazione del traffico, le vetrine, le corse, i teatri, le luci, i caffè, i palazzi, le piazze improvvisamente imbiancate di neve, le piste di pattinaggio, le rive della Senna, le belle donne.

“Guidando al Bois”, “Dans le blé”, “Fait-il-froid!” riscuotono un favore superiore alle aspettative al Salon del 1874. al Salon l’’anno successivo con gli scorci urbani come “L’arco di trionfo”, “Piazza della Concordia sotto la pioggia” il “Ritorno dalle corse”, “Le corse a Longchamps”.

La città lo affascina, lo eccita, Parigi è il brulicante palcoscenico di una sociologia urbana che si offre, elegante e ironica, nervosa e sensibile. Il mondo che popola strade gallerie caffè parchi giardini, più la città diventa un grande studio d’artista.
De Nittis è incuriosito e al tempo stesso affascinato da Parigi, la racconta, con lo stessa vocazione dell’estetica baudleriana: “il pittore, il vero pittore sarà colui che saprà strappare dalla vita del nostro tempo il lato epico, e farci vedere e comprendere, attraverso il colore o il disegno, come siamo grandi e poetici. la folla “come in un’immensa centrale di elettricità [...] un caleidoscopio di vite molteplici e mutevoli.

La “borghesizzazione” della sua produzione artistica, accomunata da alcuni critici – primo fra tutti Diego Martelli - alla voglia di successo e di guadagno, poi offre sconosciute rivelazioni, “ Provarsi a estrarne la bellezza misteriosa che può esservi racchiusa, per quanto possa essere minima o lieve.
Giuseppe De Nittis
Giuseppe De Nittis,
Dall’alto della diligenza , 1872 circa
Olio su tavola, cm. 26,5x37,5
Collezione privata, Vicenza
(foto Giovanni Amoretti, Parma)
Giuseppe De Nittis
Giuseppe De Nittis,
Westminster, 1878
Olio su tela, cm. 110x192
Collezione privata
(foto Luca di Giorgio)
La modernità è il transitorio, il fuggitivo, il contingente, la metà dell’arte, di cui l’altra metà è l’eterno e l’immutabile.” Allora come scrisse nelle ultime pagine del Taccuino, pensava di avere ancora “molti bei progetti per l’avvenire!” Purtroppo morirà, a soli 38 anni, nel 1884. a Saint-Germain-en-Laye, colpito da un fulminante ictus cerebrale.

Nel 1926 Léonce Bénédite gli dedicherà un’importante monografia, la prima, gli sembrava ingiustamente dimenticato, voleva consacrare “ce charmant Peppino, plus Parisien que tous les Parisiens, qui avait fait de la France sa nouvelle patrie”.

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