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Luigi Gay Biografia e Opere

Luigi Gay Biografia e Opere

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Il pittore Luigi Gay, ultimo di sette figli di una famiglia di origini contadine, nasce a Moriago della Battaglia (Treviso) il 16 giugno 1904.

Vive la sua infanzia e adolescenza nella natia Moriago, situata là dove le colline trevigiane, stemperandosi dolcemente nella grande pianura, sono lambite a mezzogiorno dal grande alveo del Piave.

Questi luoghi, teatro di cruente battaglie durante il primo conflitto mondiale, resteranno impressi in modo indelebile nel cuore e nella mente del pittore.

Certamente la loro bellezza e amenità esercitarono un grande fascino nel giovane Luigi condizionando gran parte della sua futura attività artistica.

Da adulto, pensando alla sua infanzia, Gay amava ricordare il suo lavoro di contadino nei campi, a fianco del padre, ad arare la terra con l’aratro tirato da buoi, a mietere e trasportare il frumento con un grande carro, a formare balle di fieno e trasportarle poi con il carretto trainato dai cavalli sino alla stalla paterna, oppure a lavorare in falegnameria aiutando i fratelli maggiori a inchiodare telai di porte o costruire mobili per la casa.

Ricordava poi che, alla sera, tutta la famiglia si radunava in cucina accanto al focolare con un piatto di polenta e latte per cena, terminando la serata nella stalla, riscaldati dai buoi e dalle mucche, a fare il filò.
Luigi Gay
Autoritratto, olio su compensato, 1942.
Lo sguardo, proiettato lontano e apparentemente assente, è lo stesso che si ritrova nel ritratto a matita del padre, fatto otto anni prima
Luigi Gay
 Ritratto del padre Giovanni Gai, 1934, matita su carta giallina, mm 60 x 500. In questo intenso e palpitante ritratto, il trentenne Luigi Gay ci offre una superba prova del suo talento e della sua capacità di introspezione. Nel volto scavato e segnato dalle fatiche di un duro lavoro, costruito plasticamente come i ritratti dei maestri rinascimentali, si ritrova tutta la fierezza, l’autorità, ma anche l’umanità del padre, ripreso con lo sguardo che guarda lontano, oltre il contingente e il quotidiano, indiscusso patriarca e maestro della numerosa famiglia.
Frequentando i corsi serali della scuola di Pieve di Soligo – durante il giorno si doveva lavorare nei campi - Luigi scopre la sua passione per il disegno e per l’arte.

La vita però a Moriago era estremamente dura, specialmente nel periodo della ricostruzione postbellica, per cui il Nostro decide di emigrare in Francia, nelle Alpi della Savoia, attirato dal miraggio di trovare un lavoro nell’industria ferroviaria francese.

Le cose vanno però diversamente, e dopo alcuni anni di stenti e duro lavoro, ritorna verso il 1930 al paese natio, deciso a coltivare la sua passione artistica, esplosa prepotentemente proprio in Francia, e a dedicarsi totalmente alla pittura, nonostante le poverissime condizioni economiche, sue e della sua famiglia.

Nel 1930 riparte da Moriago per Roma, deciso a iscriversi a un corso di pittura.

Nella Capitale arriva dopo un viaggio a piedi di circa sei mesi, durante il quale per poter sopravvivere disegna la gente dei paesi che incontra, barattando un ritratto a matita o a carboncino con un piatto di minestra, e facendo vari lavori.

Anche in seguito, nel periodo in cui frequenta l’Accademia di Belle Arti a Venezia, durante i suoi frequenti ritorni a Moriago, Gay si troverà spesso costretto a scambiare i ritratti dei suoi paesani con un piatto di minestra, di pasta o di polenta.

L’immagine del pittore, di ritorno dai suoi viaggi a Venezia, sempre affamato e pronto a cedere i suoi disegni, l’unica merce di scambio che possedeva, con qualcosa da mangiare, è rimasta lungamente impressa nei ricordi dei suoi paesani.

Secondo alcuni biografi, l’occasione di Gay per farsi conoscere a Roma è il matrimonio della figlia di Mussolini, Edda, con il Conte Gian Galeazzo Ciano.

Il pittore riesce a far pervenire alla sposa un suo dipinto, forse un ritratto della stessa, come regalo di nozze.
Riconoscente del gradito regalo, Edda segnala il giovane e sconosciuto pittore al capo del Ministero dell’Istruzione che gli elargisce una somma di duecento lire e tre borse di studio.

A Roma è ospite di un certo Albino Manfroi che aveva sposato una sua cugina di Moriago.

La famiglia Manfroi lo ospiterà altre volte quando ritornerà a Roma in occasione delle sue mostre personali o collettive. Da Roma Gay deve ritornare presto a Venezia per un’operazione di appendicite e, poi, a Moriago, dove riprende la sua attività di “pitor” ritraendo tutto quello che gli capitava a tiro: dai suoi paesani agli angoli più impensati del paese, alle nature morte o altro ancora. In questa sua attività - siamo nel 1932 - viene notato da Giovanni Durante, podestà di Moriago, mentre disegna con estrema cura e precisione l’antica Torre dei Da Camino, parzialmente distrutta dalla Grande Guerra.

Il Podestà, colpito dal disegno, segnala Luigi Gay alla pittrice Emma Ciardi (1879 † 1933), figlia del noto pittore Gugliemo Ciardi (1842 †1917), che durante l’estate usava soggiornare nella sua Villa di Refrontolo, situata a una decina di chilometri da Moriago e vicina a Pieve di Soligo.

È la stessa Emma Ciardi a impartire al Nostro le prime lezioni di pittura dopo averlo fatto venire a Venezia, ospitandolo nel palazzo di famiglia.
Luigi Gay
 Ritratto della moglie Bruna Menegatti, 1954, olio su tela, cm 50 x 60. Dipinto di grande bellezza che, per delicatezza di toni, eleganza e pulizia di forme, assume degli aspetti quasi metafisici.
Luigi Gay
A Venezia Emma Ciardi lo introduce nell’ambiente artistico facendogli conoscere varie personalità come il pittore Guido Cadorin (1892 † 1976), professore all’Accademia di belle Arti, i pittori Mario Varagnolo (1901 † 1971), Felice Carena (1879 † 1966), Carlo Dalla Zorza (1903 † 1977), la scultrice Marta Sammartini e, soprattutto, Lina Rosso (1888 † 1975) che assieme a Cadorin sarà poi sua insegnante di pittura figurativa all’Accademia ed avrà un ruolo determinate nei suoi soggiorni e attività veneziane.

Sarà proprio Lina Rosso, dopo la morte di Emma Ciardi, avvenuta nel 1933, a prendersi amorevolmente cura del pittore contadino Gay, sempre privo di mezzi, considerandolo come un fratello povero.

Luigi Gay reagisce con entusiasmo allo stimolante ambiente artistico veneziano, esponendo nel 1937 alcuni disegni presso la Galleria Bevilacqua La Masa e vincendo un premio.

Nella stessa galleria veneziana ritornerà a esporre nel 1943 e nel 1949.

Gay aveva esposto suoi lavori, dei disegni a matita nei quali era abilissimo, sempre a Venezia, nel 1934 alla VII Mostra del Sindacato Interprovinciale Fascista delle Belle Arti ricevendo un diploma di partecipazione.

Luigi Gay
Nel periodo veneziano viene a contatto con le opere della Scuola di Burano rimanendo suggestionato dalla freschezza e immediatezza di questi lavori, in particolare quelli di Gino Rossi (1884 † 1949), Umberto Moggioli (1886 † 1919), Pio Semeghini (1878 † 1964), e altri ancora. Nel 1948 partecipa al Concorso Nazionale di Pittura Burano aggiudicandosi il quarto premio.

Il ricordo di queste opere ritornerà a galla di frequente nelle sue vedute lagunari e fluviali e nelle nature morte. Dalla fine degli anni Trenta (1938 o 1939) frequenta i corsi di pittura dell’Accademia di Belle Arti di Venezia, conseguendo nel 1949, a 45 anni d’età, il Diploma di Pittura e, subito dopo, l’Abilitazione all’insegnamento di Disegno e Materie Artistiche in scuole pubbliche e private.

Inizia nello stesso anno l’attività didattica, insegnando a Belluno dal 1949 al 1951, all’Accademia Albertina di Torino dal 1952 al 1953, a Treviso nel 1954, ad Asolo nel 1955, e infine, a partire dal 1956, a Trento, dove conclude la sua attività di insegnante nel 1966. A Treviso, nel 1954 conosce Bruna Menegatti (1920 † 1999), originaria di Vicenza, trasferitasi a Treviso per frequentare un corso di perfezionamento per la Società Telefonica Telve.

Luigi sposerà, meno di un anno dopo, a Vicenza nel luglio 1955, Bruna, di sedici anni più giovane di lui, la donna che sarà la compagna fedele della sua vita.
Luigi Gay
Colpito verso la fine degli anni Settanta da un male incurabile, Luigi Gay si spegne all’ospedale di Treviso il 1 luglio 1980 all’età di settantasei anni.

Attività espositivaL’attività espositiva di Luigi Gay e la sua partecipazione a premi e concorsi di pittura è davvero notevole.

Dal 1934, anno della sua prima partecipazione a un concorso pubblico, al 1979, partecipa con successo a oltre novanta (94) concorsi e premi di pittura, grafica e disegno tenuti in svariate città e località della penisola, ricevendo numerosi premi, diplomi e menzioni d’onore.

Copiose sono altresì le mostre personali, trentasei, tenute tra il 1947 e il 1976 in diverse gallerie d’arte italiane e una nel 1965 a Parigi presso la galleria “La Palette Bleu”, noto ritrovo di artisti in Rue de la Seine, dove il pittore esponeva le sue vedute parigine.
Luigi Gay
Espone inoltre le sue opere in ventitré mostre collettive in Italia e all’estero (Germania e Cecoslovacchia).

Dal 1967 al 1979 è invitato come componente di giuria a una ventina di concorsi di pittura e premi d’arte in Trentino e nel resto dell’Italia.

Riconoscimenti e Menzioni Speciali Nel 1938 il Re Vittorio Emanuele III (1869 † 1947) mandò, tramite la Regia Prefettura, i ringraziamenti al pittore Luigi Gay per l’omaggio ricevuto di due originali disegni a matita.

Tra le Menzioni Speciali ricordiamo nel 1973 la Cittadinanza Onoraria del Comune di Cembra, nel 1976 il conferimento del titolo di Senatore Accademico da parte dell’Accademia Internazionale di San Marco di Belle Arti, Lettere e Scienze, e nel 1979 la nomina del Presidente della Repubblica Italiana a Cavaliere della Repubblica per meriti artistici e culturali.

Nel 1979, il Centro Europeo per la diffusione della cultura e dell’arte, con sede a Bruxelles, gli conferisce un premio con targa di benemerenza per il suo operato nel campo dell’arte.

Nota criticaUn dipinto, per quanto realistico sia, non sarà mai uguale alla fotografia dell’oggetto, ritratto, paesaggio, monumento ecc,.
Luigi Gay
Questo perché il processo artistico del pittore si avvale di un’infinità di immagini percepite dalla retina e filtrate dal cervello.

È stato dimostrato che l’occhio umano quando osserva qualcosa non è mai fisso ma si sposta continuamente sulle varie parti del soggetto osservato con il risultato che anche in pochi minuti l’occhio umano percepisce e registra una notevole quantità di immagini.

Il pittore quindi cerca nel suo quadro o nel suo disegno di fare una sintesi di queste immagini creando un “altro” assolutamente diverso dal soggetto che ha di fronte.

Diversamente, lo scatto fotografico ferma l’immagine fotografata in un preciso momento della sua esistenza.

Gli Impressionisti per primi, ma forse anche i Realisti della scuola di Courbet, hanno fatto largo uso delle lastre fotografiche, non tanto per copiarle, ma per capire il complesso meccanismo della percezione della realtà nella sua continua mutabilità.
Luigi Gay
Non sono nate per bizzarria né tantomeno per una forma maniacale le serie di Cattedrali, di Covoni, di Ninfee e altri soggetti ancora creati con paziente meticolosità dal grande Monet.

Egli, certamente, voleva dimostrare in queste opere come un soggetto statico quale poteva essere una cattedrale, cambiasse continuamente d’aspetto con il mutare della luce nei diversi momenti del giorno e nel corso delle stagioni.

Ci sorge però anche il dubbio che il pittore volesse con questi procedimenti dimostrare che l’occhio umano non percepisce mai la stessa immagine:non solo per le diverse condizioni atmosferiche o di stagione, ma anche, e direi soprattutto, per la mutevolezza degli stati d’animo dell’artefice.

Gay, nella sua apparente semplicità, è consapevole di questo complesso meccanismo.

Se osserviamo il suo percorso creativo, dalle opere del periodo giovanile a quelle della maturità artistica, notiamo un progressivo processo si decostruzione e ricostruzione del soggetto con risultati anche molto diversi a seconda dei periodi.
Luigi Gay
Le opere del periodo giovanile, quelle che vanno dall’inizio degli anni Trenta agli anni dell’Accademia di Belle Arti veneziana, sono apparentemente molto realistiche – si vedano ad esempio gli intensi ritratti a matita dei suoi paesani – .

Diversamente, in quello che viene considerato il periodo intermedio, corrispondente agli anni della sua formazione accademica e a quelli immediatamente successivi, i suoi dipinti, in particolare i ritratti, assumono, anche per l’influenza di maestri come Ubaldo Oppi, Achille Funi, Guido Cadorin, Lina Rosso e altri ancora, delle valenze plastico-metafisiche.

Diversamente, negli anni della maturità artistica, corrispondenti grosso modo all’ultimo ventennio della sua attività artistica, Gay si libera da tutti questi condizionamenti stilistici per addivenire ad un libero sfogo della sua autentica vena creativa e della sua anima, profondamente radicate nel tessuto umano, culturale e artistico del suo nativo Veneto, creando delle immagini trasognate e fortemente espressive, dove il colore, acceso e squillante, acquista sempre più un ruolo primario.

È un colore che per certi aspetti potrebbe ricordare le accensioni cromatiche dei dipinti Fauves, in particolare quelli di Maurice de Vlaminck, e per altri aspetti i colori violenti degli Espressionisti tedeschi.
Luigi Gay
Non va però dimenticata, in questo uso squillante del colore da parte di Gay, la grande tradizione coloristica veneta presente nelle opere di artisti come Lorenzo Lotto, Tiziano, Veronese, Bassano e Tintoretto, solo per fare alcuni nomi.

Gay, partendo da una realtà concreta come ad esempio certi scorci della val dei Mocheni – La baita rossa in Val dei Mocheni (1976) - o certi angoli della sua terra natia – Il casolare e il fiume (1973) o I tre casolari (1974) – ci restituisce delle immagini nelle quali gli elementi di partenza, le baite, i casolari, le barche ecc., pur riconoscibili, risultano completamente trasfigurati, assumendo delle connotazioni liriche ed espressive che scuotono gli angoli più recessi del fruitore.

La sua vena creativa, autentica rivelazione del suo animo contadino, si ritrova in particolare nei disegni e nei carboncini.

Ancor più che nei dipinti, questo mezzo immediato e potentemente efficace permette al pittore di definire con pochi e rapidi tratti – si potrebbe anche dire violenti – i soggetti che ha di fronte.

Questa immediatezza la troviamo soprattutto nei vari ritratti, figure di persone e animali, disegni di rustici fatti durante i suoi abituali soggiorni in Val dei Mochemi, ma anche negli scorci di Moriago della Battaglia, Trento, Bolzano, Roma ecc., nelle nature morte e in altri soggetti ancora.
Luigi Gay
Apparentemente, queste immagini sembrano molto lontane dalla puntigliosa precisione di stampo rinascimentale dei disegni e dei ritratti fatti negli anni Trenta.

In realtà, sotto questa foga creativa, sotto la violenza e la forza dei segni, si ritrova intatto quello spirito di osservazione e di penetrazione che caratterizzava i suoi splendidi ritratti giovanili.

Gay ora non ha più bisogno di creare immagini morbide e delicate dove far emergere la sua bravura; è un artista affermato con alle spalle una consolidata esperienza pittorica e disegnativa.
Luigi Gay
Come i grandi maestri del Novecento – cito ad esempio Matisse e il poco conosciuto Gino Rossi – Luigi Gay elabora un processo di sintesi delle immagini riuscendo, con pochi e magistrali segni, a restituircele nella loro più pregnante essenzialità.

Sono talmente essenziali queste immagini da sembrare talvolta quasi infantili.

Ma per questo aspetto, a scanso di equivoci, si rimanda all’opera indiscussa del grande Paul Klee.

Luigi Gay aveva una grandissima qualità che era quella di stupirsi ed entusiasmarsi per ogni tema che affrontava, restituendoci l’aspetto più lirico ed emozionante di quello che andava dipingendo.

Questo perché egli nel suo processo creativo soleva affrontare qualsiasi soggetto immergendosi pienamente nella realtà che aveva di fronte.

Lo SpaventapasseriLuigi Gay

Lo Spaventapasseri, un grande dipinto a olio su tela del 1976, misura cm 120 x 160, uno dei lavori dell’ultimo periodo di Gay, acquista per il suo carattere particolare un importante significato nella sua copiosa produzione.

Gran parte della tela è occupata dalle squillanti tonalità dei rossi del campo e del vestito dello spaventapasseri reso ancor più acceso dal giallo dell’impagliatura.

La dominante rossa contrappuntata da pochi tocchi di verde, sparsi qua e là, e dalla macchia nera del cappello, è appena smorzata dal grigio-azzurro di un cielo plumbeo e opaco che sembra presagire un dramma latente.

È un elemento di leggera inquietudine che s’inserisce come un tarlo nel contesto del dipinto che sembrerebbe molto gioioso, ma che in realtà denota un senso di profonda malinconia.

Assieme al dipinto Il padre di Luigi Gay con l’aratro e il bue del 1975, appartiene a un momento in cui il pittore, ripensando con nostalgia alla sua infanzia povera ma felice, rievoca mentalmente e con immagini fortemente espressive la vita contadina delle sue origini.

Nello Spaventapasseri l’estrema semplicità dell’immagine, costruita con pochi ed essenziali elementi, si affida al penetrante linguaggio del colore per creare un ultimo struggente omaggio alle sue origini contadine, mai dimenticate, e quanto mai vive e pulsanti negli ultimi anni della sua vita.
Luigi Gay
Il padre Giovanni Gai con l’aratro tirato dal bue, 1975, olio su tela, cm 1200 x 100. Dipinto eseguito dal Gay, assieme allo Spaventapasseri, negli ultimi anni della sua vita, quando i ricordi dell’infanzia contadina, vissuta felicemente accanto al padre nei lavori dei campi, si fanno sempre più struggenti e malinconici

Luigi Gay
Moriago della BattagliaIl Comune trevigiano di Moriago, teatro di sanguinosi avvenimenti durante la Grande Guerra, venne chiamato “della Battaglia” con decreto presidenziale del 1962 quale riconoscimento per la memorabile impresa del 27 ottobre 1918 che pose le premesse per la vittoria di Vittorio Veneto.

Fu all’alba di quel giorno che i primi reparti d’assalto del XXIII Corpo d’Armata del generale Vaccari, passato il Piave in piena e posto il Comando a Molino Menente, sorpresero e travolsero il nemico.

Il luogo ove avvenne il cruento impatto, si chiamò
“Isola dei Morti”.Vittorio Fabris, Casa Rossa, gennaio 2012 Si ringrazia il figlio di Luigi Gay Andrea Gai
per averci inviato il materiale ivi pubblicato
per contattare Andrea Gai mailto:gai8@hotmail.it

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