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Massimo Campigli

Massimo Campigli

Biografia ed Opere

Massimo Campigli prima parte Massimo Campigli seconda parte

Max Hilenfeld (poi Massimo Campigli), uno dei pittori più rappresentativi del Novecento Italiano, nasce a Berlino il 4 Luglio 1895, da Anna Paolina Hilenfeld, ragazza madre diciottenne che, nel 1899, si trasferisce con la madre a Settignano, vicino a Firenze.

La famiglia gli nasconde che la donna che lo alleva e che chiama mamma è in realtà la nonna, mentre la vera madre è zia Paolina.

Il giovane Max solo a quindici anni conosce casualmente la verità, mentre vive a Milano con la zia-mamma, che nel frattempo si è sposata: la rivelazione lascia un forte segno nella psiche del futuro artista che vedrà il mondo femminile con occhi particolari.

Durante gli studi classici matura un forte interesse per la Letteratura e per l'Arte, interessi che lo portano nel 1914, a soli 19 anni, a lavorare al "Corriere della Sera" ed a frequentare l'ambiente futurista milanese, conoscendo Umberto Boccioni e Carlo Carrà.

Intanto scrive articoli per 
"La Letteratura" di Simoni e pubblica su "Lacerba" ,con lo pseudonimo di Massimo Campigli, il saggio, "Parole in libertà", che lui stesso, definirà, anni dopo, nel manoscritto "Scrupoli", essere stato uno "sciocchezzaio futurista".

  Massimo Campigli del periodo futurista  esposto all'Hermitage

Massimo Campigli del periodo futurista esposto all'Hermitage

Massimo Campigli Donna con vaso blu 1928

Massimo Campigli Donna con vaso blu 1928

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, avendo fatto domanda di cittadinanza italiana, si arruola volontario e viene mandato al fronte.

Nel 1916 viene fatto prigioniero e rinchiuso in una fortezza vicino a Vienna da dove riesce a fuggire l'anno dopo.

Tornato in Italia, dopo un lunghissimo viaggio, viene riassunto dal "Corriere della Sera"ed inviato a Parigi come corrispondente.

A Parigi  Campigli si appassiona alla pittura, vive alcuni anni intensissimi facendo il pittore di giorno ed il giornalista di notte in contatto con gli ambienti dell'Ecole de Paris.

Rivelatosi un ottimo pittore, riesce a vendere qualche quadro a Leon Rosenberg, uno dei più noti mercanti d'arte e già dal 1921 espone le sue opere al Salon d'Automne.

Nel 1927 Massimo Campigli lascia l'incarico al Corriere della Sera per dedicarsi interamente alla pittura,  forma il gruppo "I sette di Parigi" detto anche  "Italiens de Paris",  De Chirico, Tozzi, Severini, De Pisis, Paresce e Savinio, sodalizio durato fino al 1932.

Nel 1928 in occasione di un viaggio a Roma, Massimo Campigli, visita il Museo di Villa Giulia e rimane affascinato dall'Arte Etrusca.

Evidentemente impressione dagli affreschi antichi il pittore modifica il suo modo di dipingere, avvicinando la sua tecnica pittorica all'affresco, utilizzando pochi colori ed a geometrizzare figure ed oggetti.

La figura femminile è sempre al centro dell’opera di Massimo Campigli contornate da soggetti più vari:  e bambini, fabbriche, bagnanti.

Il cammino artistico di Massimo Campigli lo porta a ripudiando le precedenti esperienze pittoriche, fino a ridipingere le sue vecchie tele.

A partire da 1929 il pittore partecipa alla Biennale di Venezia, alla Seconda mostra del Novecento italiano, presenta una Personale alla galleria Barbaroux  ed alla Galleria del Milione a Milano .

Massimo Campigli   Ritratto di Donna

Massimo Campigli Ritratto di Donna

Massimo Campigli   Isola felice 1930

Massimo Campigli Isola felice 1930

Negli anni '30 Massimo Campigli continua a produrre ed a esporre senza sosta nelle maggiori città del mondo.

Nel 1936 a Milano Massimo Campigli sposa, in seconde nozze, la scultrice Giuditta Scalini e, ormai conosciuto ed apprezzato dipinge una serie di ritratti per dei collezionisti americani.

L'attenzione del Pittore per l'affresco lo portano ad accettare l'incarico di  affrescare una parete all'"Esposizione Universale", al Palazzo di Giustizia di Milano.

Per più di cinque mesi, aiutato dalla moglie, lavora ad un affresco di trecento metri quadrati nell'l'atrio del "Liviano" all'Università  di Padova.

Campigli scriverà nel 1940 : " Il mio affresco rappresenta una idealizzazione del sottosuolo d'Italia, materiato di cose antiche, opere d'arte, monumenti e anche di combattenti accatastati. Gli archeologi scavano trovano oggetti e libri..."

Massimo Campigli prima parte Massimo Campigli seconda parte

 

                    

     
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