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Ottone Rosai Guerra 15-18

Ottone Rosai

Biografia ed Opere

Ottone Rosai prima parte Ottone Rosai seconda parte

Ottone Rosai, grande pittore ed incisore, nasce a  Firenze il 28 aprile del 1895.

Terzo di quattro figli di un intagliatore, con una spiccata attitudine per l’arte, viene iscritto all’Istituto di Arti Decorative di Piazza Santa Croce per studiare disegno ornato.

Di temperamento impulsivo ed irrequieto, Ottone Rosai viene presto espulso dalla scuola, ma continua da autodidatta la sua preparazione artistica senza trascurare la letteratura.

Legge Mallarmé, Baudelaire, Kipling, Dostoevskji, Wilde e avvicina gli scrittori e poeti fiorentini, fra i quali Papini e Palazzeschi.

Ottone Rosai - Piazza del Carmine

Ottone Rosai - Piazza del Carmine

Ottone Rosai - Cupolone con campanile 1957

Ottone Rosai - Cupolone con campanile 1957

Ottone Rosai a sedici anni è già in grado di esporre le sue incisioni, ma al chiuso delle aule o dello studio, preferisce osservare le strade della sua città e la gente che frequenta la bottega del padre.

Nel 1913, a soli diciotto anni, Ottone Rosai si avvicina  al Movimento Futurista, vede le opere di Umberto Boccioni,  traendone ispirazione e diventa amico di alcuni esponenti del gruppo fra cui Soffici, Carlo Carrà e Severini.

Dall’aprile al maggio dell'anno dopo Otttone Rosai partecipa alla "Esposizione libera futurista" della Galleria Sprovieri a Roma, partecipa ad alcune serate futuriste ed incomincia a collaborare alla rivista artistica “Lacerba”.

Allo scoppio della prima guerra mondiale, aderendo alla filosofia futurista, si arruola come volontario ed è presto inviato al fronte.

L'esperienza reale della guerra, le sue vicissitudini personali  e le convinzioni politiche lo fanno aderire ai "Fasci Futuristi" di Marinetti ,per opporsi ai politici che avrebbero voluto "mutilare", come si diceva allora, "la vittoria italiana" e che precedono i"Fasci di Combattimento" di Mussolini.

Dopo la guerra Ottone Rosai continua nella elaborazione di un proprio linguaggio pittorico, costruito sulle precedenti esperienze futuriste, cubiste e metafisiche.

Nelle sue opere del periodo, si nota la vicinanza di Carlo Carrà e di Giorgio Morandi, ll'ammirazione per Paul Cézanne e per il Quattrocento toscano, del quale utilizza un'antica tecnica,  preparando il colore mescolato a lattice di fico come legante per la tempera.

I soggetti dei quadri del pittore fanno riferimenti alla realtà ed all’uomo, sono nature morte, paesaggi e composizioni con figure.

Ottone Rosai ama riprendere i quartiere popolari di una Firenze minore,  dimessa ed angusta, le viuzze ed i suoi omini nelle osterie, dove l pittore sa catturare elementi metafisici.

Ottone Rosai - Via Toscanella 1922

Ottone Rosai - Via Toscanella 1922

Ottone Rosai - Adunata

La morte del padre, suicidatosi per debiti, nel 1922, lo costringe a lavorare nel laboratorio di falegnameria della famiglia, rallentando la sua produzione di pittore, per raddrizzare la difficile situazione economica dei suoi.

Ottone Rosai raggiunge finalmente il successo tanto atteso nel 1932 con la personale nella sua città, presso la Galleria di Palazzo Ferroni.

Nel 1933, Ottone Rosai firma il "Manifesto Realista" in contrapposizione all’idealismo di Gentile, manifesto che esalta la cultura e l'arte fascista, ma dipinge ritratti antiretorici di un'umanità di "vinti".

E' questo tipo di pittura che ha dato a Rosai la fama, ma anche l'accusa di "provincialismo" e di facile "bozzettismo".

In realtà la valutazione corretta di Rosai è stata ostacolata dalla sua adesione al fascismo e dalla sua omosessualità, che lo hanno reso odioso sia ai critici di sinistra che a quelli di destra.

Infatti, nel 1938, il pittore viene addirittura "ammonito" dalla polizia fascista per la sua frequentazione di prostituti ed evita di essere deportato al confino solo grazie al suo passato di squadrista.

 

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