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Pietro Cavallini

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Biografia ed Opere di Pietro Cavallini

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Pietro Cavallini
Nei documenti Petrus Caballinus de Cerronibus, nato a Roma circa nel 1240 e morto circa nel 1330 è stato un pittore tra i più importanti esponenti della scuola romana del XIII secolo.

Di questo maestro della scuola romana nel XIII secolo non si hanno quasi notizie.

Ricordato in un documento tra il 1275 e il 1308, si suppone che sia vissuto fino al 1330,

Il Vasari, impegnato com'era nella dimostrazione della superiorità toscana e fiorentina nelle arti, declassava il Cavallini a "discepolo di Giotto", stabilendo un anacronismo anagrafico paradossale e creando un pregiudizio storico-artistico sopravvissuto cinque secoli.
angeli di Pietro Cavallini
Dipinse a Napoli e a Roma.

La posterità, fuorviata dalla storica terzina dantesca del « Credette Cimabue nella pittura - Tener lo campo ed ora a Giotto il grido - Sì che la fama di colui oscura ", ha sempre ricollegato il nome di Giotto a quello di Cimabue, ricavandone la parabola del discepolo che supera il maestro, e raramente a quello di Pietro Cavallini, del quale invece Giotto, come studi recenti anno provato, fu, nel periodo della sua formazione, seguace.

Ciò basti a dimostrare l'importanza di Pietro Cavallini nello sviluppo dell'arte medievale e il posto che gli compete nella serie cronologica che lo delinea.

Sappiamo che la scuola bizantina signoreggiava anche in Roma e che Pietro Cavallini si formò nella tradizione dei suoi pittori.
angeli di Pietro Cavallini
Ciononostante,mentre a Firenze, a Lucca, a Pisa, a Siena la pittura bizantineggiante si svolgeva crudamente in forme stremate, a Roma, per motivi che non si possono adombrare se non formulando l'ipotesi di una certa romanità figurativa ereditaria, questo svolgimento appare relativamente diverso.

I primi tentativi di uscire dallo schema rigidamente bizantino si avvertono negli affreschi di Pietro Cavallini, il quale indovinò e sperimentò nei suoi dipinti gli effetti plastici del chiaroscuro, sollecitando certamente l'attenzione di Giotto.
Pietro Cavallini
Al consueto cromatismo bizantino, che aveva una funzione puramente decorativa, egli aggiunse cosi una sommaria plasticità che gli consentì di introdurre nelle sue figurazioni quell'elemento di rilievo, che doveva assumere una così grande importanza nello sviluppo della pittura giottesca.

Per questo merita di essere annoverato tra i maestri che diedero una spinta al bizantinismo statico, costringendolo a progredire e a risolversi.

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