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Simbolismo Italiano
corrente artistica Simbolista in Italia
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Simbolismo In Italia
Mentre tramontava l’Ottocento nei circoli culturali italiani, come in
quelli oltralpe si accendeva il dibattito sulla missione dell’arte in
anni di decisive mutazioni sociali; si approfondivano temi di
spiritualismo estetizzante: dal mito, al sogno, all’enigma, al mistero.
La temperatura sentimentale aleggiava intorno ai circoli letterari e
filosofici ove primeggiavano Pascoli, D’Annunzio e Conti, ai cenacoli
musicali (devoti a Wagner) impegnati in esperimenti sonori
d’avanguardia. |

Giovanni
Segantini: Le due madri |
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Gaetano Previati Maternità |
Laboratorio di teoria e prassi diventarono le Esposizioni aperte
anche ai movimenti paralleli europei e agli artisti, come Klimt e
Böcklin.
Possiamo avere come punto di riferimento iniziale l’esposizione
Triennale di Brera del 1891, ove venivano presentate affiancate Le
due madri di Giovanni Segantini e Maternità di Gaetano Previati,
(occasione di rivedere a confronto i quadri è oggi la mostra in
corso a Palazzo Zabarella a Padova) |
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Le due diverse opere esprimono la sintesi fra la tecnica del
divisionismo e i contenuti simbolici che proprio lo stile divisionista
consentiva di rappresentare. ‘Protagonisti della nuova avventura poetica
volta a superare le verità del naturalismo in favore di un’audacia
ideista’, certo debitrice dei movimenti d’oltralpe, espressi nel celebre
Manifesto del 1886 di Jean Moréas, come dalle nuove scoperte
psico-analitiche, l “arte di pensiero”, la cura con le parole, l'analisi
degli stati d’animo.
Tra i protagonisti più significativi troviamo Pelizza da Volpedo,
Segantini, Von Stuck, Morbelli, Sartorio, Chini, Previati, Nomellini e
Martini, i giovani Balla e Boccioni.
“Un paesaggio è uno stato dell’anima” scriveva Henry-Frédéric Amiel e
gli artisti si dedicano a rappresentazione di paesaggi notturni, visioni
campestri, nebbie, bagliori notturni, temporali, nevicate, di volta in
volta collegabili alla psicologia turbata degli intellettuali di fine
secolo.
Per reagire al verismo sociale, i simbolisti sondano il mistero della
vita, dalle processioni, alle gioie materne, funerali, solitudini della
vecchiaia, partenze mattutine, realtà misteriose esistenti tra l’uomo e
il mondo circostante. |

Franz von
Stuck, Il Peccato, 1908 |
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Gaetano Previati, Il Sogno, 1912 |
Alle soglie del Novecento, Angelo Conti affermava che la natura,
anche nelle sue calme apparenze, era “tutta uno spasimo, una
frenesia di rivelarsi ed esprimere, per mezzo dell’uomo il segreto
della sua vita” Molti artisti rappresentano rimandi letterari, da
Dante a Poe, evocazioni mitologiche cariche di sensualità, e negli
anni le opere diventano sempre più immaginifiche e coinvolgenti.
L’ispirazione preraffaellita domina la pittura di Giulio Aristide
Sartorio, Adolfo De Carolis realizza le aspirazioni figurative di
D’Annunzio, Galileo Chini intesse sontuose e iridescenti allegorie,
Leonardo Bistolfi interroga la Sfinge, Gaetano Previati riscopre
nella storia il dramma di Cleopatra … ( Carlo Sisi )
Nell’illustrare il mito e l’allegoria, gli italiani si confrontano
con le opere di Gustav Klimt e di Franz von Stuck. |
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IIN questo periodo, fra otto /novecento, è nutrita anche la produzione
grafica italiana, in dialogo con la cultura figurativa mitteleuropea.
Indaga i più riposti sentimenti dell’uomo, i suoi fantasmi interiori.
Spiccano Alberto Martini, Romolo Romani, Giovanni Costetti, il giovane
Ottone Rosai, che variano dall’allegorico, al fiabesco, al fantastico,
all’orrido. Sartorio produce i primi corti cinematografici tra mito e
sogno.
Il percorso simbolista si celebra come punto d’arrivo e di declino nella
‘Sala del Sogno’, che alla Biennale di Venezia del 1907: essa consacra
le istanze della generazione simbolista. La scenografia realizzata
dall’ingegno decorativo di Galileo Chini presenta artisti che esprimono
le poetiche del’piacere’ e dell’inquietudine, della bellezza medusea e
del mito, della spiritualità e degli stati d’animo, si volge lo sguardo
alla conclusione del ciclo, la cultura si volge alle soglie della
rivoluzione futurista.
MT |

Umberto
Boccioni, Il Sogno (Paolo e Francesca), 1908-1909 |
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