biografia Paul Karl Feyerabend

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biografia Paul Karl Feyerabend

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La vita e le opere di Feyerabend

Nato a Vienna nel 1924, dopo aver portato a termine il liceo, nel 1942 entra nell’esercito dove frequenta la scuola per ufficiali.

Durante la guerra, nel 1946, venne colpito da un proiettile che lo costrinse per il resto della vita a camminare aiutato da una stampella.

Nello stesso anno si iscrive all’Università seguendo prima corsi di storia e passando poco dopo alla fisica.

Insieme ad altri studenti fonda il “Circolo Kraft”, da lui definito “…una versione studentesca del vecchio Circolo di Vienna.”, qui incontra Elizabeth Anscombe attraverso la quale conosce Wittgenstein rimanendone subito positivamente colpito.

In questi anni, accanto agli studi universitari coltiva varie passioni tra le quali spiccano il teatro ed il canto lirico.


Paul Karl Feyerabend


Paul Karl Feyerabend

Raggiunta la laurea chiede ed ottiene una borsa di studio per andare a Cambridge a studiare con Wittgenstein; ormai pronto a partire riceve la notizia della morte di quest’ultimo e Feyerabend ripiega così su Popper e nel 1952 parte per l’Inghilterra.

Da questo autore, che già aveva avuto modo di conoscere nei seminari tenuti alla scuola estiva di Alpbach, ricava da subito suggestioni contrastanti: se da un lato il falsificazionismo si mostra ai suoi occhi come opzione interessante, l’aurea diffusa intorno alla figura di Popper (un clima da PR religiose come lui lo definisce) lo confonde e l’induce a mantenere le distanze da dichiarazioni di fede verso un personaggio che dopo tutto, agli occhi di Feyerabend, non sembrava avere quel talento e quella lucidità che da più parti gli venivano attribuiti.

Mantiene invece i contatti con la Anscombe alla quale consegna una “sintesi” delle Ricerche filosofiche di Wittgenstein, scritta allo scopo di rendersi più chiare certe idee trovate nel testo: lo scritto finì per essere pubblicato nel 1955 sulla rivista “Philosophical Review”.

Terminato il periodo di studio con Popper rifiuta la proposta di diventarne assistente e passa un anno a Vienna col filosofo analitico Arthur Pap conosciuto per caso in una biblioteca.

Alla fine del 1954, su consiglio della Anscombe, invia domande di lavoro a varie università e all’inizio del 1955 parte, per un colloquio, alla volta di Bristol dove ottiene la sua prima cattedra universitaria.

I successivi tre anni li passa tra Vienna, Alpbach e Bristol, mentre nel 1958 sbarca in America, più precisamente a Berkeley.

L’incontro con la cultura americana lascia in Feyerabend un profondo segno: l’industria dello spettacolo, i “piazzisti intellettuali”, la varietà di razze e culture …colpiscono l’autore a tal punto che, pur non rinunciando a svariate altre offerte di lavoro, tenne il posto a Berkeley fino alla pensione.

Alla fine degli anni sessanta si trova a condurre nello stesso periodo seminari a Berkeley, Londra, Berlino e Yale.

In questo periodo, su invito della casa editrice inglese “New Left”, inizia a lavorare a Contro il metodo, una raccolta dei vari scritti pubblicati in precedenza.




Paul Karl Feyerabend

Agli inizi degli anni settanta accetta un posto a Auckland in Nuova Zelanda finché non ottiene un posto al Politecnico di Zurigo che, assieme a Berkeley, manterrà fino alla pensione. Morì nel Febbraio del 1994.

Tra gli scritti di Feyerabend segnaliamo :

How to be a good empiricist ,Wiley&Sons, New York 1963; trad. it G. Gava, Come essere un buon empirista, Borla, Roma 1982.

Problems of empiricism I, in R. Colodny (ed.), Beyond the Edge of Certain, Englewood Cliffs 1965, pp. 145-260; trad. it A.M.Sioli, I problemi dell’empirismo, Lampugnani Nigri, Milano 1971, pp3-104.

Problems of empiricism II, in R. Colodny (ed.), The Nature and function of scientific theories, University of Pittsburgh, Pittsburg 1970, pp. 275-353; trad. it. A.M.Sioli, I problemi dell’empirismo, cit. pp.105-192.

Consolations for the specialist, in I.Lakatos- A.Musgrave (eds.), Criticism and the growth of Knowledge, Cambridge University Press, Cambridge 1970, pp.197-230; trad. it Giulio Giorello, Consolazioni per lo specialista, in Critica e crescita della conoscenza, Feltrinelli, Milano 1976, pp. 277-312.

Popper’s objective knowledge, Inquiry, vol.17, 1974, pp. 475-507.
Science the mith and its role in society Inquiry ,1975, vol.18, pg.167-181.

Against method, New Left, London 1975; trad.it. Libero Sosio,
Contro il metodo, Feltrinelli, Milano 1979.

Marxist fairytales from Australia, Inquiry, 1977, vol.20, pp. 372-397;
trad.it. L.Valdrè, Favole marxiste dall’Australia, in J.Curthoys- P.Feyerabend-W.Suchting, Metodo scientifico tra anarchismo e marxismo, Armando, Roma 1982, pp. 190-222.

Dialogue on Method, in G.Radnitzky-G.Andersson(eds.), Structure and development of science, Reidel, Dordrecht 1979, pp. 63-131; trad.it. R.Corvi, Dialogo sul metodo, Laterza, Roma-Bari 1989, pp. 3-104.

Irrationalitat oder: Wer hat angst vorm schwarzen mann?, in H.P.Duerr (hrsg.), Der Wissenschaftler und das irrationale, Sindakat, Frankfurt 1981, pp. 37-59;trad. it. F.Beltrami L’irrazionalità ovvero : chi ha paura dell’uomo nero?, Aut aut 1985, vol.205, pp. 67- 86.

Rdet nicht herum, organisiert Euch! Unter dem Pflaster liegt der Strand 1982,vol,10, pp. 169-174; trad. it. Thomas Bialas e Stefano De Laurentis, Com’è brutta l’ecologia dei filosofi, Volontà 1987, vol.2-3, pp. 55-63.

Dialogo sul metodo (seconda parte), trad.it. R.Corvi, Laterza, Roma-Bari 1989, pp.105-147.

Farewell to reason, Verso, London 1987; trad. it Marcello D’agostino, Addio alla ragione, Armando, Roma 1990.

Ammazzando il tempo, Laterza, Roma-Bari 1994



Il pensiero di Feyerabend

Negli anni trascorsi come docente di filosofia e filosofia della scienza Feyerabend approfondì le tematiche relative al progredire del sapere scientifico e ne diede una presentazione che, per molti versi, rappresenta lo sviluppo più radicale ed estremo delle critiche all’ideale di scienza presentato dai neopositivisti.

Senza nulla togliere ai suoi contemporanei, quella di Feyerabend fu una vera e propria battaglia ad un certo modo d’intendere la conoscenza e l’uomo in genere.

La varietà dei suoi interessi, dalla fisica al teatro, dall’astronomia al cinema … mostra come, secondo lui, il razionalismo sostenuto dagli epistemologi, suoi principali interlocutori, sia portatore di una mentalità che, fuori dalle università e dai circoli intellettuali, ha condotto l’uomo a rinunciare ciecamente alla varietà e complessità del mondo in cui vive, per rinchiudersi in una realtà povera e soffocante.

Nella ricostruzione di Feyerabend infatti, la particolare visione della conoscenza scientifica d’inizio del secolo, proposta dagli esponenti del positivismo logico, ebbe origine sull’onda delle rivoluzioni della fisica moderna e propose una visione della scienza che, privata della componente storica, fu ridotta a semplice elaborazione teorica retta da chiari principi logici di dati empirici oggettivi.

L’assolutizzazione del modello di conoscenza, che si voleva far derivare dalla scienza moderna, fu l’espressione di un chiaro sentimento di rivalsa sulle filosofie giudicate vuote metafisiche di fine ottocento; in contrapposizione ad un pensiero visto come artificioso e indimostrabile venne proclamata e descritta la possibilità di conoscere il mondo in modo rigoroso e oggettivo, tracciando netti confini tra conoscenza certa e illusione, tra soggetto-oggetto, tra uomo-natura …

L’affermarsi del razionalismo scientifico, per Feyerabend, come già successo per la nascita del pensiero razionale in terra greca ad opera dei primi filosofi, fu facilitato più che da dispute intellettuali, da un generale stupore verso le capacità insolite di questo nuovo modo di organizzare i pensieri.

Venne rifiutata la pluralità e la complessità del mondo in luogo di una visione dello stesso quale espressione di una logica dicibile e rigorosa negandogli così la natura di complesso sistema di regioni-ragioni locali.

In campo conoscitivo si indusse ad un medesimo mutamento, si rifiutò la comprensione di un evento come elencazione di più casi in cui questo evento potesse manifestarsi, e venne proposta un’idea di conoscenza intesa quale riduzione, spinta alla scoperta di una purezza propria di ogni cosa, mai mutante nei vari accadimenti e monotonamente sempre uguale a se stessa.


Paul Karl Feyerabend
Nello spazio aperto da quella tradizione prende origine per Feyerabend il razionalismo contemporaneo che, come allora, erige l’unità e la monotonia a simbolo di purezza e perfezione.

Una ragione ed un metodo composto da semplici regole, vengono contrapposti alla caotica proliferazione di standard soggettivi; la coerenza e l’oggettività vengono erette così ad indice di verità mentre viene condannata e relegata in un pericoloso irrazionalismo la relativizzazione della razionalità a fenomeno storico-culturale.

Feyerabend presenta al contrario la conoscenza come un’attività assolutamente personale con cui l’uomo, nominando e classificando gli eventi esterni, facilita a sé la comprensione di ciò che lo circonda.

Inoltre, essendo l’uomo ben lontano dalla fredda mente analitica alla quale lo si vorrebbe ridurre, questa sua attività porterà con sé tutti i tratti caratteristici della sua personalità, desideri, paure, pregiudizi e tradizioni.
Uno tra gli intenti di Feyerabend sarà quello di mostrare come, anche nella ricerca scientifica, non si possa parlare di un unico metodo sempre operante, ma al contrario come anche tra gli scienziati sia ben chiaro che il raggiungimento di un obiettivo sia possibile solo rinunciando a limitazioni dogmatiche e sfruttando l’unica regola accettabile : “everything goes”.

Lungi dal presentarsi come la fedele riproposizione di un metodo immutabile con cui organizzare e guidare la conoscenza, il progredire della scienza appare a Feyerabend, sulla stregua delle considerazioni dell’amico Khun, come un continuo susseguirsi di veri e propri “salti” epistemologici tali per cui il passaggio da un momento a quello successivo, più che ad un perfezionamento del medesimo approccio, assomigli ad un cambiare ogni volta le carte in tavola, introducendo nuovi modi di coniugare termini con significati e creando così ogni volta un nuovo e autonomo sistema di riferimento quale modello di comprensione del mondo.




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All’equazione scienza-razionalità Feyerabend oppone dunque una visione del procedere scientifico che evidenzia, al suo interno, più che le possibili analogie le discontinuità proprie di un processo volto non tanto alla conoscenza scrupolosa del mondo, quanto all’edificazione di una realtà sempre più ridotta a pallida immagine d’una “forma di vita” votatasi a principi astorici e antidemocratici.

Le critiche di Feyerabend al sentimento razionalista-scientifico ed alla filosofia che lo sostenne e lo sostiene, si svilupparono quindi in primo luogo dal rifiuto della visione della scienza quale appariva dalle ricostruzioni razionaliste ed, in secondo luogo, mostrando l’illiberalità della forma di vita introdotta con la stessa.

Per quanto riguarda il primo punto, Feyerabend oltre a negare l’esistenza d’un metodo con principi assoluti, sempre operante nelle teorie scientifiche, nega pure la possibilità d’un confronto razionale oggettivo tra teorie.

Per Feyerabend, l’imposizione alla ricerca ed alla valutazione di teorie, di principi immutabili bloccherebbe soltanto il progredire della conoscenza, possibile solo grazie all’influenza di tutte quelle componenti del sapere, per così dire storiche, che accompagnano lo sguardo del ricercatore teso ad individuare nuove connessioni tra proposte teoriche e realtà esperita.

Per quanto riguarda il secondo punto, nei testi di Feyerabend il discorso politico ed etico traspare in misura sempre crescente a partire dal 1968, ovvero in tutte le sue opere principali.

In esse Feyerabend non si stanca di sottolineare il fatto che la metodologia ed ancor più la cosmologia da lui criticate raccolsero e tuttora raccolgono sempre più consensi in vari livelli sociali; per così dire, da circoli culturali ed intellettuali, l’immagine della conoscenza scientifica quale forma più “alta” del conoscere, trovò e trova sempre più sostenitori anche tra la gente comune, cosicché la sua progressiva introduzione nelle società ha causato, tra l’altro, l’attuale suo monopolio sull’istruzione e al suo stretto legame con istituzioni sociali prettamente politiche.

Indubbiamente in questo processo intervennero una molteplicità di fattori tra i quali, certo quello filosofico ed intellettuale pesò fino ad un certo punto.

Molto più delle dispute tra razionalismo e irrazionalismo infatti, ciò che maggiormente spinse la gente a sottoscrivere la santificazione della scienza, fu, come detto, da un lato la crescente tecnologizzazione con la relativa liberalizzazione di molte persone da lavori massacranti, e da un altro lato gli imponenti passi in avanti della medicina scientifica.

La capacità bellica, il fascino tecnologico, i progressi della medicina scientifica nella lotta a malattie mortali, per Feyerabend, crearono infatti il presupposto su cui attecchì uno stile di vita che, deciso ad avere la meglio su tradizioni concorrenti, propagandò l’oggettività della conoscenza e semplici regole per intenderla e metterla in atto.


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Se è innegabile che vi furono progressi reali e sotto molti aspetti positivi per le società nelle quali sorsero, per Feyerabend è altrettanto innegabile che questa visione progressiva è per molti versi distorta.

Innanzitutto egli sottolinea che, se è possibile parlare di progresso è evidente che questo non riguardò molto più di semplici “aggiustamenti locali” e non contribuì certo a migliorare la vita sul pianeta ed ancor meno a migliorare gli animi delle persone visto che negli stessi anni vi furono due guerre devastanti.

In più, partendo dall’analisi del lavoro di Galileo e di quello dei contemporanei razionalisti, Feyerabend sottolinea il ruolo indispensabile della propaganda, con la quale diviene possibile dipingere vere e proprie imposizioni di nuovi mondi, come affermazione quasi spontanea e inevitabile, d’una ragione assoluta, ricalcando così il parallelo tra razionalismo ed un qualsiasi “mito umano”.

La natura di “scelta” in contrasto con quell’assolutezza derivante dal presunto rigore metodologico, ripresenta sotto una luce nuova tanto la scienza quanto i suoi traguardi: “…apparecchi televisivi, bombe atomiche, penicillina…sono buoni o cattivi, utili o distruttivi, a seconda di che tipo di vita si vuole vivere.”(1)

Feyerabend, rammaricandosi del fatto che i principali caratteri del razionalismo scientifico d'inizio secolo si ritrovano fortemente oggigiorno, descrive così, senza mezzi termini, la nascita e l’evoluzione di questo modo d’intendere il mondo, come la progressiva affermazione di un “mito” dominato dalla “ratiomania” che, sfruttando abilmente ora la forza ora la propaganda, ha esteso ormai la sua influenza su gran parte del pianeta.

Inoltre, malgrado esso proclami il parallelo tra la sua razionalità e la sua democraticità, le strette maglie entro cui questa razionalità viene ricondotta non lasciano, per Feyerabend, troppo spazio alla libertà, che risulta fortemente subordinata all’accettazione dogmatica di rigidi assunti, privi di quella oggettività dichiarata.

Con l’equazione scienza-conoscenza razionale si inaugurò infatti, per Feyerabend uno stile di vita e di organizzazione sociale, che faceva propri, o quantomeno richiedeva, quei caratteri di assolutezza, di rigorosità, di coerenza … che ,si diceva, fossero tratti fedelmente da quel modello di conoscenza che al momento mostrava lampante la sua “superiorità” rispetto ad altre tradizioni, partendo però dalla constatazione che l’entusiasmo indotto verso la conoscenza scientifica era diretto verso un’idealizzazione assolutamente arbitraria di quel che la storia della scienza mostrava


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Feyerabend negò il parallelo tra conoscenza scientifica e conoscenza razionale e oggettiva, per approdare infine, alla demonizzazione del pensiero razionale considerato il frutto di un tentativo di impoverimento del sapere e della natura umana in genere.

Con l’identificazione di “razionale” con un preciso modo d’essere del sapere, si identificò infatti il mondo e la conoscenza possibile di esso, in una forma compositiva di elementi certi ed immutabili, specchio d’una logica altrettanto certa ed immutabile; non solo, preso a modello il sapere scientifico, si volle porre il parallelo tra funzionalità e verità di questa tradizione, pro-vocando, nel sociale, una medesima rivolta verso caotiche e irrazionali forme di “incontro” ed inducendo così all’omologazione di retto pensare e di retto vivere, con la spersonalizzazione e la decontestualizzazione dei rapporti in vista dell’introduzione di pratiche asettiche e garantite dalla logica superiore del sistema sociale. (2)

In conclusione se l’appello all’identificazione del metodo scientifico con un metodo a-storico e a-culturale, ha prodotto l’affermazione di un determinato stile di vita e di una determinata cultura ciò, per Feyerabend, testimonia solo come la forza e la propaganda giochino un ruolo essenziale nella diffusione del pensiero e come sia possibile in definitiva legittimare pratiche illiberali con l’appello alla trasparenza e all’oggettività.

Dalle opere di Feyerabend, si riceve quindi l’impressione che il tentativo di ricostruire razionalmente l’impresa conoscitiva dell’uomo nasconda lo sforzo di sostenere e legittimare una particolare visione dell’uomo e del mondo che, dopo aver eliminato con metodi ben poco razionali le rivali, voglia ergersi come traguardo positivo dell’umanità e modello per il progresso futuro.

Lo sforzo contrario di Feyerabend di riscattare l’irrazionalismo è certamente da intendere come l’affermazione di irrinunciabilità di un pluralismo metodologico, non come condizione temporanea in vista della scoperta del metodo appropriato, ma come condizione permanente dell’attività conoscitiva.


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D’altro canto, per lui, la stessa scienza può essere portata come esempio della fecondità di una proliferazione teorica e metodologica.

Le cosiddette rivoluzioni scientifiche infatti testimoniano spesso l’intervento di fattori esterni come indispensabili alla rottura col passato ed alla conseguente apertura alla novità.

Solo con la rinuncia alla chiarezza o alla coerenza rispetto a precedenti assunti possono verificarsi passi avanti, cosicché la demonizzazione dell’irrazionalismo, lungi dal portare un aiuto al procedere della conoscenza, distoglie al contrario l’attenzione dall’arbitraria e ingannevole visione della razionalità che la cultura scientifica propone.

Essa rispecchia come atteggiamenti principali la volontà di ridurre e piegare la varietà del mondo ad una realtà tanto più chiara quanto più astratta. In più essa, nel tentativo di ridurre la complessità relazionale degli eventi e di noi in essi, in vista di una semplificazione in cui siano ben chiari i confini ed i domini di poche entità autonome e indipendenti, fa sì che all’interno delle società dove gode di un diffuso consenso, venga meno la sensibilità al “contesto” ed alle varie modalità in cui un evento possa manifestarsi.
Contro il metodo e contro i suoi divulgatori Feyerabend, partendo dalla constatazione del relativismo proprio di ogni approccio conoscitivo al mondo, si farà così portatore di un anarchismo volto a sostenere la varietà e la complessità contro la monotonia soffocante di qualunque istituzione, culturale o politica che sia.

Note

1 P.K.Feyerabend Note sul relativismo in Addio ala ragione Armando, Roma 1990; pg.31.

2 Cfr. P.K.Feyerabend L’irrazionalità ovvero :chi ha paura dell’uomo nero ?, Aut aut 1985, vol.205,
pp. 67- 86; pg.76.



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