Biografia Abramo Lincoln

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Biografia Abramo Lincoln

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Abramo Lincoln nasce il 12 febbraio 1809 presso Hodgenville (Kentucky) e viene assassinato il 14 aprile 1865 a Washington.

Cresciuto nell'Indiana e nell'Illinois le privazioni e il duro lavoro hanno formato il suo forte carattere.

Guardiano di bestiame e contadino, è andato più volte su un battello da carico giù per il Mississippi verso New Orleans, città che, con il suo mercato degli schiavi, lo colpisce profondamente.

Nel 1831 Lincoln entra nella vita politica presentandosi candidato per l'assemblea legislativa dell'Illinois.

Si dichiara per il programma conservatore del partito Whig, i cui uomini guida, soprattutto Clay, avevano attratto il giovane Lincoln.

Viene sconfitto tuttavia nelle elezioni dal candidato del partito democratico.

Si dedica agli studi giuridici e intraprende attività commerciali.

Ripresentatosi alle elezioni, Lincoln è dal 1834 al 1842 membro dell'assemblea legislativa dell'Illinois.

Nel 1837 si stabilisce a Springfield esercitando la professione di avvocato.

Ottiene tra i suoi amici di partito una notevole stima politica e si guadagna come avvocato la fama di buon giurista.

Nel 1842 sposa Mary Todd, figlia di una stimata famiglia, che gli da quattro figli.

Come deputato al congresso di Washington (1847-49) perde molti appoggi quando prende posizione contro la guerra col Messico.

Dopo che Lincoln si unisce nel 1856 al nuovo partito repubblicano, ritorna come suo portavoce nella politica.

Il partito si è formato per reazione al Kansas-Nebraska Act (1854), che voleva lasciare a questi territori la decisione sulla schiavitù.

L'idea base del partito, pienamente condivisa da Lincoln, è di tollerare la schiavitù là dove essa già esisteva, ma di impedire un'ulteriore estensione, poiché la si considera fondamentalmente ingiusta.

Lincoln si è tenuto lontano dagli avversari assoluti della schiavitù, gli abolizionisti.

Convinto della fine dello schiavismo, si unisce però come contrario alla sua abolizione con la violenza.

Lincoln è nel partito repubblicano candidato alla presidenza degli USA, opposto a W. H. Seward, che ha come ex governatore di New York una forte influenza.

Lincoln viene eletto solo con maggioranza relativa e quando, nel marzo 1861, assume il suo incarico, già sette Stati del sud si staccano dall'Unione e formano una confederazione autonoma.


I tentativi di Lincoln di evitare, con una politica prudente, la scissione di altri Stati dall'Unione e contemporaneamente di controllare le forze radicali del nord, suggeriscono in che modo la sua politica doveva muoversi negli anni seguenti.

Quando i colpi di Fort Sumter (12 aprile 1861) annunciano la guerra civile, Lincoln arruola la milizia, decreta il blocco dei porti del sud, abolisce in parte l'atto di habeas corpus e ordina il rafforzamento dell'esercito.

Con tatto ma con decisione rafforza il suo influsso sul Gabinetto, soprattutto nei confronti del suo ministro degli esteri Seward, e fissa le linee di base per le relazioni estere.

Con il trasferimento del generale Fremont stabilisce la preminenza del potere civile su quello militare, tuttavia Lincoln attua una politica militare che prevede una milizia dei singoli Stati e non un esercito nazionale.

Durante le lotte senza successo del primo anno di guerra, con soldati poco addestrati, sotto inabile guida e corrotta amministrazione, sono per Lincoln avversari politici interni di pericolosa influenza.

McClellan, comandante delle truppe dell'Unione rimane vittima della loro campagna.

Lincoln ha assunto la presidenza con la promessa di non attaccare lo schiavismo esistente nei singoli Stati.

All'inizio del 1862 è stato vicino all'idea di una colonia d'insediamento per neri, ma contemporaneamente è giunto alla firma della dichiarazione di emancipazione che, su consiglio di Seward proclama, ma solamente quando la situazione militare degli Stati del nord migliora (23 settembre 1862).



La sua abilità e la sua tenacia fanno della liberazione degli schiavi un importantissimo strumento politico nelle sue mani.

La guerra per il mantenimento dell'Unione viene mutata in una guerra per la liberazione degli schiavi, e rende possibile più tardi il reclutamento dei negri per l'esercito degli stati nordisti.

Nel luglio 1863 la guerra si volge a favore del nord, presso Vicksburg e Gettysburg.

La lungimiranza di Lincoln si mostra nel suo appello di Gettysburg (19 novembre 1863), in cui Lincoln, senza una parola d'odio, paga un tributo a tutti i morti della nazione.
Con la nomina del generale Grant nel marzo 1864 a comandante in capo, Lincoln ha un abile comandante dell'esercito, che gli conferisce insieme a Sherman i successi di cui ha bisogno per difendersi dalla crescente opposizione dei radicali e dei democratici, che cercano di impedire la sua rielezione.

Il desiderio di trattative col sud si esprime sempre più forte e viene appoggiato soprattutto da un parte dei democratici.

Lincoln non rifiuta tentativi di contatto; la maggior parte dei parlamentari viene però disillusa dai fatti.

L'influente editore del New York Tribune, Horace Greeley, considera Lincoln colpevole di prolungare la guerra.

Questo attacco fallisce tuttavia per la franchezza del presidente degli Stati sudisti, Jefferson Davis, che dichiara di essere pronto a trattative solo dietro riconoscimento degli Stati sudisti, e per la condotta disfattista dei democratici come per l'occupazione da parte di Sherman di Atlanta (1° settembre 1864).




Lincoln viene rieletto presidente con 212 voti contro 21.

Il 9 aprile 1865 Lee capitola a Appomattox, due giorni più tardi Lincoln presenta il suo programma di ricostruzione del sud: le più favorevoli condizioni che mai siano state fatte da un vincitore.

Lincoln non si comporta da conquistatore, è rimasto il « presidente degli Stati Uniti », come quando ha assunto il suo incarico nel 1861.

I colpi di un fanatico, l'attore John Booth, che lo feriscono mortalmente, mentre assisteva ad una commedia al Ford's Theater di Washington, gli impedirono di sanare le piaghe che la guerra civile aveva lasciato al Paese.
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Abramo Lincoln
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