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Benito Mussolini, statista italiano, nacque a Dovia
di Predappio (Forlì) il 29 luglio del 1883 da una famiglia di modeste
condizioni economiche, il padre era fabbro ferraio e la madre maestra
elementare.
Benito Mussolini frequentò la scuola elementare nel
collegio salesiano di Faenza e poi nel collegio Carducci di
Forlimpopoli, conseguendo nel 1901 il diploma di maestro elementare.
L'anno prima si era iscritto al Partito Socialista Italiano
dimostrando subito un acceso interesse per la politica attiva stimolato
anche dall'esempio del padre, esponente di un certo rilievo del
socialismo anarcoide e anticlericale di Romagna.
Nel 1902 dopo una breve esperienza di lavoro come supplente
in una scuola elementare del pavese, emigrò in Svizzera per sottrarsi al
servizio militare, dove incontrò e frequentò elementi rivoluzionari
dell'epoca, ma, per il suo attivismo anticlericale e antimilitarista, fu
espulso da un cantone all'altro, prima di tornare in Italia nel 1904,
approfittando di un'amnistia che gli permise di sottrarsi alla pena
prevista per la renitenza alla leva.
Fino al febbraio del 1907 prestò il servizio militare a
Verona, nei bersaglieri, poi ottenne una supplenza a Caneva di Tolmezzo,
insegnò francese in una scuola privata a Oneglia fino a che nel 1909
coprì la carica di segretario della Camera del Lavoro di Trento (1909) e
diresse il quotidiano "L'avventura del lavoratore".
Schedato dalla Polizia come "sovversivo" e "pericoloso
anarchico" venne più volte arrestato e processato per la partecipazione
a scioperi e comizi non autorizzati. Presto in urto con gli ambienti
moderati e cattolici trentini dove dirigeva il quotidiano "L'avventura
del lavoratore", fu espulso, sollevando un caso molto discusso nel mondo
socialista.
Tornato a Forlì, Benito Mussolini si unì, con Rachele
Guidi, la figlia della nuova compagna del padre e da essa ebbe, nel
settembre 1910, la prima figlia Edda (Vittorio sarebbe nato nel 1916,
Bruno nel 1918, Romano nel 1927, Anna Maria nel 1929, mentre nel 1915
sarebbe stato celebrato il matrimonio civile e nel 1925 quello
religioso).
Nominato primo segretario della federazione socialista di
Forlì ebbe la direzione del nuovo settimanale "Lotta di classe",
incarichi che conservò per tre anni, partecipando attivamente agli
scontri all'interno del Partito Socialista alla ricerca di un'univoca
fisionomia.
Benito Mussolini il 1° dicembre del 1912 accettò la
direzione dell' "Avanti!"e, fino allo scoppio della prima Guerra
Mondiale rimase allineato sulle posizioni ufficiali del partito, di
radicale neutralismo.
Nel giro di qualche mese, Mussolini mutò parere nella
convinzione, comune ad altri settori dell' "estremismo" di sinistra,
della necessità dell'intervento in guerra dell'Italia, illustrando il
suo pensiero nell'articolo intitolato "Dalla neutralità assoluta alla
neutralità attiva ed operante", dimettendosi dall'"Avanti!" e
fondando "Il popolo d'Italia", giornale ultranazionalista, radicalmente
schierato su posizioni interventiste a fianco dell'Intesa che conseguì
un clamoroso successo di vendite.
Espulso dal PSI nel novembre del 1914, Mussolini
nell'aprile del 1915 fu arrestato a Roma mentre si accingeva a
presiedere un comizio interventista, ma richiamato alle armi nell'agosto
1915, restò ferito durante un'esercitazione e congedato.
Tornato alla direzione del suo giornale "Il popolo
d'Italia", Benito Mussolini ruppe gli ultimi legami ideologici con
l'idea socialista, in nome di un superamento dei tradizionali
antagonismi di classe, prospettando l'attuazione di una società
produttivistico-capitalistica capace di soddisfare le aspirazioni
economiche di tutte le classi sociali.
Nel 1919 Mussolini fonda i Fasci di Combattimento che
all'inizio non presero piede fra la gente, ma in seguito distintasi come
forza organizzata in funzione antisocialista e antisindacale, ottenne
crescenti adesioni e favori da agrari e industriali e quindi dai ceti
medi.
Alle elezioni del maggio 1921 alla Camera vennero eletti 36
deputati fascisti, nell'ottobre 1922 i fascisti, dopo la famosa "Marcia
su Roma" sono alle porte della capitale.
Benito Mussolini incaricato dal Re di costituire il
nuovo governo costituì un gabinetto di larga coalizione al quale
inizialmente parteciparono anche i popolari.
Nel 1924 con elezioni vinte a grande maggioranza da
Fascisti e Liberali e l'appoggio della Monarchia, Mussolini consolidò la
sua posizione di Capo del Governo; un'incessante propaganda cominciò a
esaltare in maniera spesso grottesca le doti di "genio" del "duce
supremo" (il titolo Dux era strato attribuito a Mussolini dopo la marcia
su Roma), trasfigurandone la personalità in una sorta di semidio
"insonne" che aveva "sempre ragione" ed era l'unico in grado di
interpretare i destini della patria.
Nell'aprile del 1927, a realizzazione dell'ideale
societario fascista, venne pubblicata la "Carta del Lavoro", che
prevedeva 22 corporazioni e l'11 febbraio del '29 l'anticlericale
Mussolini firmò i "Patti Lateranensi" con il Vaticano che
rappresentavano la conciliazione fra lo Stato italiano e la Santa Sede.
In politica estera Benito Mussolini portò il suo paese in
avventure militari, che si rivelarono più che altro disavventure:
l'occupazione di Corfù nel 1923 e la conquista dell'Etiopia nel 1935.
Alla minaccia delle "sanzioni" formulate a Ginevra,
Mussolini rispose con "l'autarchia" e la nascita dell'Impero italiano
d'Etiopia raggiungendo in massimo della popolarità in patria, ma
entrando in conflitto con la Gran Bretagna, la Francia e la Società
delle Nazioni, cosa che lo costrinse ad un lento ma fatale avvicinamento
alla Germania.
Nel novembre del 1937 l'Italia firmò il "Patto
Anticominform" con Germania e Giappone ed uscì dalla Società delle
Nazioni.
Preso dalla ragnatela di Hitler, Mussolini promulgò le
leggi razziali contro gli ebrei, che entrarono in vigore il 17 novembre
del '38 e nel 1939, firmò il "patto d'Acciaio" legandosi
definitivamente al carro dei nazisti.
Convinto che la guerra iniziata dai tedeschi sarebbe
stata una guerra lampo, ignorando l'impreparazione delle truppe ed i
consigli dei suoi collaboratori, Mussolini portò l'Italia in guerra al
fianco dell'Asse, assumendo il comando supremo delle truppe operanti su
tutti i fronti (11 giugno 1940) dando così il via all'inizio della fine
per il regime fascista.
Incominciarono così le gravi vicende della guerra, in
Grecia nel 1941, in Egitto nel 1942, il proposito di stendere sul
"bagnasciuga" i nemici che avessero osato porre il piede sul suolo
d'Italia (24 giugno 1943) si infranse contro l'invasione anglo-americana
della Sicilia.
Esautorato da un voto del Gran Consiglio (24 luglio) e
fatto arrestare dal re Vittorio Emanuele III (25 luglio), Mussolini
venne trasferito a Ponza, poi alla Maddalena e infine a Campo Imperatore
sul Gran Sasso dove fu liberato dai paracadutisti tedeschi il 12
settembre.
Mussolini il 15 settembre 1943 proclamò, dalla Germania,
la ricostituzione del Partito Fascista Repubblicano e, ormai stanco e
malato, in completa balia delle decisioni di Hitler, si insediò a Salò,
capitale della nuova Repubblica Sociale Italiana, cercando di far
rivivere le parole d'ordine del fascismo della "prima ora".
Sempre più isolato e privo di credibilità, quando i
tedesche erano ormai in ritirata, Mussolini cercò di proporre ai
capi del C.L.N.A.I. (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) un
assurdo passaggio di poteri, che fu respinto.
Travestito da militare tedesco, Benito Mussolini tentò
allora, insieme alla compagna Claretta Petacci, la fuga verso la
Svizzera, ma, riconosciuto dai partigiani a Dongo, fu arrestato e il 28
aprile 1945 giustiziato per ordine del C.L.N., presso Giulino di
Mezzegra.
Il corpo del dittatore Benito Mussolini, assieme a quello
della compagna e di altri gerarchi fascisti, vennero esposti
vergognosamente nel Piazzale Loreto, a Milano.
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