biografia Mahatma Gandhi

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Mohandas Karamchard Gandhi, padre dell’indipendenza indiana, nasce a Portbandar in India il 2 ottobre 1869 in una ricca famiglia indiana.

Già da ragazzo, dà una tale importanza alla libertà personale, da tentare il suicidio con un suo coetaneo a 14 anni, non sopportando un'esistenza in cui non vi sarebbe stato spazio per l'indipendenza personale.

Dopo aver studiato nelle università di Ahmrdabad e di Londra ed essersi laureato in giurisprudenza, esercita brevemente l’avvocatura a Bombay.

E' proprio in veste di avvocato che nel 1893, a ventiquattro anni, si reca in Sudafrica con l’incarico di consulente legale per una ditta indiana.

Mahatma Gandhi nel 1895
Mahatma Gandhi nel 1895


Mahatma Gandhi in Sudafrica

Abituato ad essere considerato ed a vivere come un rispettato cittadino, sia in India che in Inghilterra, qui, Mahatma Gandhi, si scontra con un'altra realtà, in cui migliaia di immigrati indiani sono vittime della segregazione razziale.

L’indignazione per quelle che considera enormi ingiustizie e atti illegali da parte delle autorità britanniche, lo spinge alla lotta politica.

In questa prima fase della sua battaglia pensa che sia l'informazione e l'opinione della gente la chiave per cambiare le cose e coinvolge anche giornalisti inglesi che scrivono su giornali inglesi.

Dopo un anno di permanenza in Sudafrica, ed ormai risolta la questione legale per cui vi si era recato, Gandhi decide di tornare in India, ma la sua gente lo prega di restare per un altro mese, in modo da organizzare i corsi di inglese che aveva iniziato a favore degli immigrati indiani analfabeti.

Gandhi acconsente e questo "mese" si prolunga per circa vent'anni!
Mahatma Gandhi fonda nel 1904 il "Natal Indian Congress", un'associazione per proteggere gli interessi degli indiani in Sudafrica e organizza una colonia agricola, dove trasferisce la tipografia del giornale "Indian Opinion" fondato nello stesso anno.

In questa colonia Gandhi divide il terreno in appezzamenti di poco più di un ettaro, vi insedia i suoi compagni di lotta e fa sì che ognuno si guadagni la vita con il lavoro dei campi.

In risposta a nuove misure di polizia, emesse contro gli indiani immigrati, emanate dal Governo del Sudafrica, Mahatma Gandhi tiene un famoso comizio il 1° settembre 1906, nel quale lancia il nuovo metodo di lotta a livello di massa, che diverrà l’arma dei deboli.

Il “satyagraha”, letteralmente "fermezza nella verità" è il nuovo metodo di lotta propugnata da Gandhi e basato sulla resistenza non violenta, di totale non-collaborazione contro le autorità inglesi del Sudafrica.



Mahatma Gandhi al ritorno in India 1915
Mahatma Gandhi al ritorno in India 1915
Migliaia di persone mettono in atto le regole del satyagraha ed in poco tempo le prigioni sono strapiene.

Nel 1907 le Autorità, pensando che eliminando Gandhi la ribellione sarebbe sbollita, lo arrestano e gli intimano di lasciare il paese entro 48 ore.

Naturalmente Gandhi preferisce la prigione, ma le sue idee fanno breccia ed alla fine il governo sudafricano attua importanti riforme a favore dei lavoratori indiani: eliminazione di parte delle vecchie leggi discriminatorie, riconoscimento ai nuovi immigrati della parità dei diritti e validità dei matrimoni religiosi.

Nel 1914 lascia il Sudafrica, trascorre qualche mese in Inghilterra dove organizza gli immigrati indiani, ma il clima non è adatto a lui, che si ammala di pleurite.
Tornato in India il 1° gennaio del 1915, Gandhi trova un clima di grande scontento contro l'Amministrazione Inglese.

La nuova riforma agraria è palesemente a favore dei proprietari terrieri inglesi che, con l'introduzione delle monoculture, lasciano i contadini ed i piccoli artigiani alla fame.

Alle proteste pacifiche degli indiani si contrappone l'arroganza degli inglesi culminata con una carneficina ad Amritsar (Jalianwalla Bagh) e due mesi di legge marziale.

Nel 1919 Gandhi, diventato il leader del Partito del Congresso, partito che si batte per la liberazione dal colonialismo britannico, indìce una campagna di disobbedienza civile.

La prima grande campagna satyagraha di disobbedienza civile, che prevede il boicottaggio delle merci inglesi e il non-pagamento delle imposte, porta Gandhi in carcere.

Nel 1921 ha luogo la seconda grande campagna satyagraha di disobbedienza civile per rivendicare il diritto all’indipendenza, anche questa volta Gandhi viene arrestato e condannato a sei anni di carcere.

Gandhi durante lo Kheda Satyagraha del 1918
Gandhi durante lo Kheda Satyagraha del 1918

Mohandas Karamchard Gandhi
Rilasciato dopo due anni trascorsi in carcere, Gandhi trova il movimento completamente demotivato e decide di lanciare una nuova campagna di disobbedienza civile.

Vestito come il più povero degli indiani, con i quali si identifica, il 12 marzo 1930, Gandhi si dirige, a piedi, verso la costa, iniziando così la marcia di disobbedienza contro la tassa sul sale.

Seguito da alcuni studenti, durante il viaggio, concluso il 5 Aprile, al piccolo gruppo si aggiunge sempre più gente, parecchie migliaia e, all'arrivo al mare, Gandhi invita tutti a raccogliere loro stessi il sale in spregio al Monopolio tenuto dagli inglesi.

Gli inglesi cercano di disperdere la folla, arrestano Gandhi e poi sua moglie, che ne aveva preso il posto ed ancora ad uno ad uno tutti i suoi collaboratori.

Alla fine 50.000 indiani riempiono le carceri.
Mahatma "Grande Anima”, come viene soprannominato dal poeta indiano Tagore, resta agli arresti fino al gennaio dell'anno dopo, quando le autorità decidono non solo di rilasciarlo, ma modificano le leggi sul monopolio del sale e liberano i detenuti politici.

In questa occasione Gandhi raggiunge un vago accordo sulle linee generali della nuova costituzione.

Negli anni '30 Mahatma Gandhi fa numerosi scioperi della fame per varie cause, come le leggi elettorali a favore degli intoccabili e contro l'oppressione inglese in India.


Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, Gandhi decide di non sostenere l’Inghilterra se questa non garantisce all’India l’indipendenza e finisce ancora in carcere

Nel 1945 i mussulmani avanzano la richiesta della creazione di uno stato mussulmano separato dall'India, formato con le province in maggioranza mussulmane.

Gandhi è fortemente contrario, ma questa tesi ha la maggioranza di consensi ed il 15 agosto 1947 l'India si spezza in due Stati distinti: il Pakistan e L'Unione Indiana.

Naturalmente ci sono dispute per definire i confini e queste scatenano un guerra tra mussulmani e hindù, che alla fine del 1947, provoca un milione di morti e circa 5 milioni di profughi.




In questa situazione, in cui la violenza ha la meglio sui principi che lui ha predicato tutta la vita, Gandhi lotta con tutte le sue forze, buttandosi in uno sciopero della fame in cui rischia di morire, per porre fine ai combattimenti a Calcutta.

In seguito Gandhi si sposta, ormai vecchio e solo, a Delhi, dove le violenze degli estremisti hindù continuano più feroci.

Qui Mahatma Gandhi ogni sera prega all'aperto e, il 30 gennaio 1948, durante il solito incontro di preghiera, un fanatico hindù lo uccide.

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