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Grigorij Efimevic Rasputin era nato nel luglio del 1871 a
Pokrovskoe, un piccolo villaggio siberiano nella provincia di Tobol’sk,
vicino ai monti Urali.
Grisha, come lo chiamavano in famiglia, durante i primi anni della sua
vita non si allontanò mai dal suo piccolo mondo rurale e crebbe nella
più assoluta ignoranza, lavorando nei campi accanto al fratello Misha.
In seguito ad un incidente ed ad una lunga malattia che portò alla morte
il fratello, Rasputin adolescente, durante un attacco di febbre, ebbe
una visione e, secondo le sue parole, gli apparve la Madonna, che gli
parlò e lo guarì.
Da quel momento Rasputin incominciò ad interessarsi alla religione ed in
particolare agli "Starec" monaci e profeti erranti che allora venivano
accolti con grande rispetto nei villaggi russi.
Sposato a vent'anni, Rasputin, dopo la morte del figlio a pochi mesi dalla
nascita, cadde in un periodo di depressione dalla quale guarì grazie ad
un'altra apparizione della Madonna, che gli ordinò di lasciare tutto e
di partire.
Trasformato in Starec, nei suoi vagabondaggi Rasputin venne a contatto con
esponenti di una setta considerata illegale, ma molto popolare in
Russia: i Chlisty. Questa setta era molto critica nei confronti della
Chiesa ortodossa ufficiale accusata di corruzione e decadentismo.
La visione religiosa dei chlisty era molto particolare: l’uomo avrebbe
potuto purificarsi dal peccato solo in un modo, abbandonandovisi
totalmente e, attraverso il pentimento che ne sarebbe seguito, ascendere
alla catarsi. Fisicità e religiosità si sposano equivocamente in questo
credo eretico che fa del rito erotico e delle congiunzioni carnali,
anche di gruppo, una delle sue caratteristiche fondamentali.
Dopo un anno al convento di Verchoturje, Rasputin, considerandosi
"monaco"a tutti gli effetti, visitò grandi città come Mosca, Kazan e
Kiev. Tornato al villaggio natale, costruì, con l’aiuto di alcuni fedeli
una chiesa personale in concorrenza con quella ufficiale.
Il suo sguardo intenso e allucinato con qualcosa di magnetico, avevano una
grande presa sulla gente, le sue parole, nella semplicità di
un’analfabeta, erano convincenti e la fama di uomo santo si diffuse in
breve richiamando alla sua chiesa numerose persone da tutta la regione.
Trasferitosi a San Pietroburgo entrò in contatto con le figure più
eminenti della chiesa russa e poi, attraverso il mondo dei pope
ortodossi, venne accolto nei salotti dell’alta società.
Nel 1905 Rasputin, preceduto dalla fama di guaritore, venne ricevuto al
Palazzo degli Zar dove
riuscì misteriosamente ad arrestare il flusso di sangue che stava
uccidendo il piccolo Alessio, figlio emofilitico dello Zar.
Entrato nella famiglia regnante e conteso dalle famiglie nobili, il
monaco, seguendo alla lettera la propria filosofia chlisty, si abbandonò
ad ogni tipo di piacere, mantenendo però, in presenza della famiglia
imperiale, una condotta irreprensibile, atteggiandosi a tutore dello
zarevic Alessio e suo protettore.
Tutti i rapporti della polizia segreta e dei deputati della Duma sulla
condotta di Rasputin che arrivarono sulla scrivania dello Zar vennero
sempre considerati frutto di maldicenze ordite dall’intellighenzia
liberale.
L'attività di Rasputin si spostò dal privato al politico allo scoppio
della Guerra Mondiale alla quale il monco, pacifista convinto, cercò di
opporsi con ogni mezzo e, mentre lo Zar Nicola era al fronte, cercò di
manipolare la Zarina Alexandra, per portare la Russia alla pace.
Con le sue manovre il monaco si fece nemici la casta militare,
l’aristocrazia nazionalista, la destra, ma anche l’opposizione liberale
che lo accusarono di tradimento a favore della Germania.
La Russia stava passando un brutto periodo, l'esercito subiva numerose
perdite, all'interno il governo era diviso e Rasputin continuava a
tramare per ottenere una pace immediata.
Nel tentativo di allontanarlo il Primo Ministro Trepov, offrì a Rasputin
una enorme somma per lasciare la capitale immediatamente e tornarsene in
Siberia.
Rasputin, che aveva in precedenza accettato "mazzette" per favorire
questo o quel personaggio politico, non cedette al tentativo di
corruzione, ma informata la zarina, dopo questa dimostrazione di fedeltà
e attaccamento alle sorti della Corona, vide aumentare il suo prestigio
e considerato "unico amico della famiglia imperiale".
Una congiura di nobili decretò la fine di Rasputin che, attratto in una
trappola, nella notte fra il 16 ed il 17 dicembre 1916 venne prima
avvelenato (non è certo), poi sparato con un colpo di pistola al cuore,
infine abbattuto a randellate ed il suo corpo gettato in un canale.
La zarina Alessandra accolse con disperazione la notizia, ma lo zar
Nicola, che aveva espresso preoccupazione per il ruolo sempre più
ingombrante che Rasputin stava assumendo a corte, tenne un tale
atteggiamento che, tenuto conto che tra i congiurati c’erano nobili
imparentati con la Corona, nessuno venne punito per il delitto.
Quando la notizia della morte di Rasputin si diffuse ci furono grandi
celebrazioni e gli assassini vennero considerati eroi che avevano
salvato la Russia dall’influenza di Alexandra, di discendenza germanica,
e del folle monaco Rasputin.
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