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Fava

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Scheda descrittiva pianta Fava

FavaBotanicamente, Vida faba è una pianta annuale, erbacea, con fusto eretto, alto fino a un metro, e foglie paripennate, dato che la fogliolina apicale o è mancante o è sostituita da un rudimentale viticcio.

Le foglioline sono poste in coppia sul rachide, in numero da 2 a 6, piuttosto grandi, di forma ovale-ellittica

con apice ottuso, di colore grigio verde.

Le infiorescenze portano pochi fiori papilionati, bianchi, con i petali laterali macchiati in nero o rosso scuro.

Il frutto è un grosso legume, dapprima verde e carnoso con la parte interna coperta di fitta pubescenza bianca, poi nero e coriaceo.

I semi sono appiattiti, più o meno reniformi, verdi quando sono freschi, e a tale stadio hanno un breve attacco artigliato che li salda alla sutura del pericarpo ricoprendo l'occhio; disseccandosi divengono in generale verde brunastro, l'occhio annerisce e si distacca dal punto d'attacco.

Le cultivar più diffuse sono: "Aguadulce" con lunghi baccelli che contengono fino a nove semi; "Siviglia" precoce, con semi grossi e larghi; "Windsor" tardiva e con semi piccoli, molto produttiva ma poco adatta al consumo fresco.

La fava preferisce i terreni leggermente argillosi, ma prospera in ogni buon terreno da orto purché vangato in profondità e fortemente concimato con letame e anidride fosforica.

La semina si fa generalmente in primavera nelle zone a clima rigido, e in ottobre-novembre in quelle a clima mite in modo da avere una raccolta precoce, già in febbraio.

I semi, in gruppi di 3-4, si mettono a postarelle ogni 60 cm circa, entro solchi distanti 25-30 cm l'uno dall'altro.

Dove non si temono forti geli, i semi vengono leggermente ricoperti di terra; invece nelle località con forti gelate, il solco, a germinazione avvenuta, si riempie di terra in modo da proteggere la base del fusto e provocare l'emissione di nuove vegetazioni se la parte aerea rimane danneggiata.
Fava
Tra le cure colturali sono essenziali scerbature e sarchiature; se la semina è autunnale, a fine inverno è necessario eseguire una zappatura e rincalzare il fusto; per le semine di primavera occorreranno irrigazioni a seconda dell'andamento stagionale.

La raccolta avviene scalarmente, quando i baccelli sono ancora teneri per il consumo fresco, oppure tagliando le piante quando sono appassite e lasciandole seccare al sole su stuoie o sacchi e raccogliendo poi i legumi ben secchi, che vanno conservati in luogo asciutto e arieggiato.

Le fave sono danneggiate principalmente dalle gelate invernali, che fanno "lessare" la parte aerea della pianta; benché questa possa vegetare di nuovo dalla base, il prodotto risulterà scarso.

Sono anche soggette a un parassita vegetale detto volgarmente succiamele: si tratta di una pianta che, essendo priva di clorofilla, si installa sulle radici di altri vegetali dalle quali assorbe la linfa.

Occorre innanzitutto distruggere il parassita appena lo si avvista per impedire che produca semi e, comunque, evitare di ripetere la coltivazione sullo stesso terreno per un lungo periodo.

Tra i parassiti animali possono comparire gli afidi, che si combattono con estratto di nicotina o altri antiparassitari, anche a bassa tossicità.

Le fave sono spesso consumate crude (a Roma sono tradizionalmente accompagnate dal formaggio pecorino piccante), ma possono anche essere cotte, sia fresche che secche.

L'avvertenza principale, nel caso si usino fresche, è quella di avere la pazienza di togliere a ognuna l'"unghia" che vi rimane attaccata sgusciandole, perché comunica un sapore piuttosto sgradevole.
Fava
Per farle cotte, uno dei sistemi più semplici è quello di preparare un soffritto con olio, cipolla tagliata a fettine e pancetta di maiale a pezzettini, aggiungendovi poi le fave con sale e pepe e coprendo con l'acqua sufficiente alla cottura.

Se l'acqua risulterà insufficiente, ciò che dipende dalla maggiore o minore tenerezza del legume, si aggiungerà un altro po' di acqua bollente.

Anche la zuppa di fave in molte località dell'Italia centrale era fatta in concomitanza con il Giorno dei Morti.

Si tratta comunque di una zuppa molto nutriente, anche se di non facile digeribilità.

Le fave secche devono essere messe a bagno per un paio di giorni, quindi scolate e messe a cuocere a freddo con acqua e sale.

Si prendono delle cotenne di maiale, che si raschiano e si fanno sbollentare qualche minuto, tagliandole poi a pezzettini e mettendole a cuocere in un sugo fatto con un pesto di prosciutto, cipolle, prezzemolo e un po' di salsa di pomodoro e aggiungendo abbondante acqua.

Quando le cotenne sono cotte, si scolano le fave e si uniscono alle cotenne, lasciando bene insaporire il tutto; si versa su crostini di pane tostato.

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