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coltivare il Finocchio

coltivare il Finocchio

Foeniculum vulgare varietà duce Famiglia umbellifarae

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Scheda descrittiva pianta Finocchio

coltivare il FinocchioAllo stato selvatico la pianta è una perenne di breve vita oppure biennale, ma in coltivazione è sempre trattata come annuale.

Le foglie sono alterne, molto ingrossate alla base amplessicaule che si prolunga in costole vuote da cui partono i segmenti ripetutamente suddivisi fino alle lacinie capillari.

Il fusto, che può arrivare a 2 m di altezza, sorge al centro ed è ramificato e provvisto di foglie dal lembo ridotto.

Le infiorescenze a ombrella, che appaiono all'apice dei rami, sono composte, con piccoli fiori gialli.

Il frutto è un tipo di achenio ovoide e grigiastro.

Attraverso la selezione sono state incrementati grandezza e spessore delle basi guainanti delle foglie, accrescendo la compattezza del grumolo che, seminterrato, rimane bianco e tenero ed è la parte commestibile.

Le varie cultivar prendono per lo più il nome dalle zone dove sono più coltivate; possono essere adatte per la produzione autunno-invernale (per la maggior parte) oppure primaverile; ve ne sono dei tipi con costole piene.

Troviamo così: "Dolce di Firenze"' "Verde grosso di Napoli" e "Grossissimo di Napoli" con grumolo verde chiaro; "Tondo romano", "Mammouth" "Mantovano bianchissimo" molto tardivo; "Grosso di Sicilia" La coltivazione del finocchio è piuttosto variabile da zona a zona sia per l'epoca della semina che per le sue modalità.

In linea generale occorre tener presente che la formazione del grumolo richiede 5-6 mesi, perciò seminando in luglio si avrà il prodotto a fine autunno; quello di fine inverno-primavera si ottiene facendo la semina in agosto-settembre in semenzaio e trapiantando in ottobre, ma è possibile soltanto in climi miti.

Se si ha la possibilità di fornire forti concimazioni azotate e copiose irrigazioni in modo che le piante non fioriscano troppo rapidamente, si può anche seminare a fine inverno a dimora per ottenere un prodotto estivo.

La semina all'aperto si fa tracciando i solchi alla distanza di 40 cm circa, spargendovi i semi in file il più regolarmente possibile, e ricoprendoli leggermente.

A germinazione avvenuta, occorrerà diradare le piantine in modo che rimanga fra di loro uno spazio di circa 20 cm.

Bisogna praticare sarchiature e innaffiature frequenti nel primo stadio; concimazioni in copertura, sia azotate sia con anidride fosforica, integrate da abbondanti irrigazioni quando le piante siano stabilizzate.
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Per le semine effettuate in semenzaio, il trapianto avviene circa due mesi dopo e si fa in solchi piuttosto profondi, rispettando le distanze necessarie.

Qualche settimana prima della raccolta si rincalza sul solco il terreno, in modo che i grumoli non inverdiscano e rimangano bianchi, teneri e dolci.

In alcune zone dell'Italia meridionale la coltura si fa in solchi divisi da piccole porche, seminando sul bordo dell'una e lasciando libera la seguente, così che quando le piantine assumono un certo sviluppo, la terra di quest'ultima si impiega per la rincalzatura, preparando così il grumolo via via all'imbianchimento.

Benché il finocchio sia pianta di una notevole rusticità, può riportare danni in caso di freddi intensi, soprattutto se il terreno non è sufficientemente sciolto e ben drenato.

Come per tutte le piante che hanno parti carnose sotto terra, molti insetti terricoli possono risultare dannosi: grillotalpe o anche elateridi le cui larve vivono nel terreno.

Occorre trattare il terreno con aldrin, oppure disinfestarlo previamente con insetticidi adatti, alcune settimane prima della semina o del trapianto.

I finocchi sono spesso consumati crudi in insalata, sia da soli che misti con altri ortaggi purché non aromatici, perché il loro particolare profumo potrebbe non unirsi gradevolmente con gli altri.

Per usarli cotti come contorno, si possono tagliare a quarti (dopo che siano stati ben puliti e siano state eliminate le foglie esterne più dure), si fanno lessare in acqua bollente salata e quindi si passano in un tegame facendoli ben insaporire con il burro e cospargendoli infine con parmigiano grattugiato.

Si può, però, anche adoperarli interi, anche se la cottura risulta un po' più lunga.
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In questo caso tutto il grumolo viene fatto bollire in acqua salata e acidulata con limone, ed è meglio scegliere delle qualità che siano un poco schiacciate e non completamente rotonde.

Bisognerà saggiare il grado di cottura dopo circa 20 minuti, perché i vari tipi non presentano la stessa tenerezza e i grumoli non devono disfarsi: basterà che la forchetta vi penetri.

Si sgocciolano e si mettono adagiati in una pirofila unta di burro si cospargono di prosciutto cotto tagliato a dadini, si ricoprono di besciamella o semplicemente di panna da cucina e di qualche dadino di un formaggio dolce che possa "filare" e si mettono in forno per circa dieci minuti.

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