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coltivare il Limone

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Lactuca sativa vatietà romana Famiglia compositae

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Scheda descrittiva pianta Limone

coltivare il LimoneIl limone è un alberetto la cui altezza varia tra i 3 e i 6 m, con chioma espansa e rami muniti di spine corte e sottili.

Le foglie, verde chiaro, sono ellittiche, acuminate all'apice, con margine serrato o crenato, e sono portate da piccioli che, al contrario di quelli di altri agrumi, non sono alati benché presentino spesso margini assottigliati.

I fiori, profumatissimi, nascono all'ascella delle foglie, solitari oppure riuniti in piccoli mazzi, su peduncoli abbastanza lunghi e forti.

I boccioli si presentano rossastri e, quando sono schiusi, i petali, candidi internamente, sono sfumati in violetto all'esterno.

Gli stami, liberi o saldati insieme, sono abitualmente 20 o più.

Il frutto è quello tipico degli agrumi, e cioè un esperidio, ovale, quasi sempre umbonato, con buccia giallo pallido e polpa succosa giallo verdastra, nella quale sono immersi i semi e che è divisa da sottili formazioni membranose in quelli che comunemente sono conosciuti come spicchi.

La pianta, in condizioni di clima favorevoli, è rifiorente e può praticamente dare in ogni stagione frutti, che assumono nomi diversi a seconda della loro epoca di maturazione, ma le produzioni più importanti sono quelle dovute alla fioritura di aprile-maggio, che dà i frutti detti primofiore, invernali, ricchi di semi e di acido citrico, e a quella di settembre, che produce il verdello, con maturazione in giugno-agosto.

La varietà più coltivata è il "Comune di Sicilia" o "Femminello" con frutto grosso e sugoso, ma ottimi sono anche "Lunario" rifiorente, con frutto globoso-ovale e liscio, e "Santa Teresa" molto produttivo e di rapido sviluppo.
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Ottimi inoltre sono "Limone di Toscana" e "Interdonato" precocissimo e resistente al mal secco.

Gli alberetti di limone devono essere sempre innestati, perciò è meglio affidarsi a vivai; trattandosi di poche piante, è consigliabile acquistarle in fitocella anziché di piena terra perché l'attecchimento è più sicuro.

Oltre al clima adatto, ove i freddi non siano né intensi né prolungati, e ai necessari ripari dai venti, le piante esigono un terreno ben concimato con materiale organico, possibilmente letame maturo, leggermente argilloso e soprattutto non calcareo, ciò che potrebbe provocare forti attacchi di clorosi con relativo ingiallimento del fogliame.

È necessaria una posizione in pieno sole, ma anche frequenti e abbondanti irrigazioni saranno indispensabili, meno che per praticare la forzatura intesa a favorire la formazione dei verdelli.

A tale scopo si sospendono le irrigazioni dalla fine di giugno fino ad agosto, circa per 40 giorni: la mancanza d'acqua determina l'avvizzimento che, entro giusti limiti, predispone la pianta a una abbondante fioritura.

Per tale operazione occorre però molta pratica, dato che non soltanto un eccesso di aridità può risultare fatale, ma se non ben calcolato il tempo, si può ottenere una ripresa vigorosa della vegetazione con scarsa fruttificazione.
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Come tutti gli agrumi, il limone non richiede vere potature, ma tenendo presente che produce i fiori e i frutti sui rami di un anno, ci si deve limitare a tagliare i rami che hanno già prodotto e quelli secchi; inoltre devono essere recisi i polloni molto vigorosi perché, come tutti i rami verticali, sottraggono nutrimento agli altri e non sono produttivi.

Alcune cimature saranno consigliabili per ottenere una forma più espansa, che andrà a tutto vantaggio della fruttificazione. La potatura e la cimatura si eseguono in estate.

Il limone può essere attaccato da diversi parassiti animali e da malattie crittogamiche. Tra i primi, molti tipi di cocciniglie, fra le quali ricorderemo: Pseudococcus citri, o cotonello, Coccus hesperidum, che attacca i frutti; la cocciniglia bianca degli agrumi e parecchi altri; inoltre può divenir preda di acari, tra cui il ragnetto rosso.

Sono tutti combattuti con olio bianco ed esteri fosforici e gli acari con acaricidi specifici.

Terribile può essere il mal secco (Peuterophoma tracheiphila), che attacca i giovani rami, favorito dalle concimazioni organiche, dalle irrigazioni eccessive o dalle potature.

Occorre tagliare i rametti infetti e distruggerli con il fuoco, irrorando le altre parti con solfato di rame e poltiglia bordolese.

Le piante possono essere attaccate anche dalla gommosi, dovuta a lesioni di origine traumatica, quali incisioni per potature fuori stagione, oppure a insetti o anche a disfunzioni fisiologiche.
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Occorre lavare le ferite con solfato di ferro al 30% e ricoprirle con mastice da innesti.

Tuttavia, molte malattie potranno essere evitate scegliendo piante di cultivar selezionate, resistenti all'una o all'altra, e comunque scegliendo piante sane.

Come tutti sanno, il limone è ricchissimo di vitamina C e il suo uso è talmente diffuso, sia come bevanda che come condimento o aromatizzante (oltre agli impieghi che ne effettua l'industria, sia per liquori che perfino nell'acqua di Colonia), che appare assolutamente giustificato il detto delle massaie che "in casa un limone serve sempre".

Il suo sugo, rinfrescante, è anche astringente e non bisognerebbe mai dimenticare, quando si spremono le arance per farne bibite, di aggiungere anche una parte di sugo di limone, che darà fragranza all'aranciata e la renderà maggiormente dissetante.

Se ne possono fare alcune preparazioni, tra cui squisito un budino per il quale occorrono un limone, tre uova e tre cucchiai di zucchero.
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Il limone, ben lavato, deve essere lessato intero, compresa la buccia: quando questa potrà essere trapassata da uno stecchino di legno, si toglierà dal fuoco e, tagliato a pezzi, si passerà al setaccio.

Si lavoreranno i tuorli d'uovo con lo zucchero, amalgamandoli bene con un cucchiaio di legno finché non formeranno quasi una pasta che, sollevata con il cucchiaio, si srotoli in un nastro, ricadendo; a questo punto vi si aggiungerà prima il limone passato, lavorando ancora, quindi, in ultimo, le chiare delle uova montate a neve fermissima.

Unta di burro una pirofila piuttosto alta, si spolverizza con zucchero (meglio se vanigliato), vi si versa il composto e si fa cuocere in forno caldo, a bagnomaria dentro un altro recipiente, per circa mezz'ora.

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