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coltivare il Melo

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Solanum melongena Famiglia solanaceae

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Scheda descrittiva pianta Melo

coltivare il MeloIl melo, come albero ad alto fusto, può raggiungere i 6-8- m di altezza, con i rami giovani a volte muniti di spine.

Le foglie sono caduche, semplici, con margini seghettati e la pagina inferiore tomentosa.

I fiori hanno cinque petali bianchi sfumati in rosa esternamente e numerosi stami; sono riuniti all'apice dei rametti in infiorescenze di 3-6 fiori.

I frutti sono pomi, di forma globulare o allungata, più o meno umbilicati alle estremità e all'attacco del peduncolo.

Come in tutti i frutti di questo tipo, il vero frutto è il cosiddetto torsolo, dove sono contenuti i semi, mentre il mesocarpo commestibile deriva dal calice concresciuto e ingrossato.

Oggi le cultivar si stimano a più di 1500, prudenzialmente. Ai primi del secolo, un indice delle razze di mele coltivate, citato dal grande ibridatore americano Luther Burbank, ne elencava quasi 8000 (si pensa però che la maggior parte di esse siano state abbandonate o pochissimo coltivate).

Chi desidera piantare nell'orto un albero di mele avrà senz'altro una scelta vastissima, ma anche un certo ingombro e, nell'estate, una zona d'ombra scarsamente adatta alla coltura della maggior parte degli ortaggi, che richiedono il pieno sole.
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Come si è notato, nei piccoli appezzamenti è più pratico, e anche di maggior rendimento, coltivare meli a forma obbligata, e cioè a cordone, spalliera o palmetta, ciò che rende anche più facile la raccolta, anche se si deve provvedere alle successive potature e legature (facili, del resto, una volta che le forme siano già state avviate).

Molti vivaisti forniscono le piante già pronte con l'abbozzo della forma desiderata ed è bene affidarsi alla loro esperienza: non bisogna, infatti, dimenticare che, come la maggioranza degli alberi da frutto, i meli devono essere innestati, e in questo tipo di coltivazione l'innesto non può essere fatto sul selvatico, ma su tipi selezionati o altre varietà.

Tra le varie razze rintracciabili in commercio già pronte per la forma obbligata possiamo citare: "Abbondanza" a maturazione invernale, con frutto grosso e rosso; "Cardinal" estiva, con frutto medio rosso brillante; "Delicious" e "Golden Delicious" invernali, rispettivamente rossa e gialla; "Grigia di Torreana", invernale, con frutto grosso e giallo; "Limoncella" a frutto giallo cedro, autunno invernale; "Renetta del Canada" autunno invernale, con frutto giallo rugginoso; "Winter Winesap" inverno-primaverile, con frutto medio, rosso vivo.

Ne esistono anche molte altre varietà.
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E consigliabile, comunque, particolarmente per il dilettante e in questo tipo di coltivazione, scegliere un solo tipo e non consociarne mai di differenti ravvicinati: ciò faciliterà tutte le cure colturali, comprese quelle antiparassitarie.

I meli, se possibile, si piantano in novembre, oppure verso la fine di marzo.

La buca dovrà essere adeguata allo sviluppo radicale, e i tutori saranno messi, ben fermi, durante l'impianto stesso, robusti e a una profondità che consenta una sufficiente stabilità, per non dover disturbare in seguito le radici.

Per attenuare la crisi di trapianto è bene rincalzare la terra intorno al fusto per la prima stagione, per conservare l'umidità del suolo.

La distanza di piantagione dovrà essere di 3-4 m per le piante formate a cordone bilaterale, di 2-3 m per quelle foggiate a spalliera.

La potatura, da effettuarsi nel periodo di riposo, è preferibilmente eseguita alla fine dell'inverno, dato che nelle forme obbligate si interviene su legno giovane che cicatrizza più facilmente, ma è anche più soggetto a tardive gelate.

Inoltre, eventualmente, queste ultime non danneggeranno le giovani gemme che, particolarmente in climi miti, sono facili a risvegliarsi se la temperatura sale senza però essere ben stabilizzata.
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Occorre ricordare che i tagli devono sempre essere inclinati, fatti subito al di sopra della gemma di cui si desidera sviluppo, in direzione opposta alla gemma stessa e, soprattutto, devono sempre risultare con una superficie perfettamente liscia.

Se si nutrono dubbi sulla riuscita dell'operazione e si avvertono leggere scheggiature o screpolature, è meglio ricoprire il taglio con mastice speciale che non impedisca la cicatrizzazione, ma formi un riparo contro eventuali parassiti, animali o vegetali.

Se una pianta vigorosa è scarsamente fruttifera, la produzione può essere stimolata mediante annulazione, e cioè eseguendo in ottobre novembre la potatura delle radici: si scava una buca circolare, profonda circa 60 cm, a una distanza di quasi 2 m dal fusto, e si recidono parzialmente le radici più grosse.

La pianta subisce un considerevole shock, tanto che per qualche stagione riduce il suo accrescimento, ma la fruttificazione sarà notevolmente aumentata; la potatura delle radici, del resto, può essere anche parziale ed essere effettuata in due annate successive.

I meli sono soggetti a diversi attacchi di parassiti animali (afidi, mosche della frutta, ragno rosso, ecc.), che si combattono con gli specifici antiparassitari per ogni specie.

Molto diffusa e assai dannosa è in particolare una malattia crittogamica che attacca le gemme e le foglie dei soggetti molto giovani e compare per lo più in primavera, il cosiddetto mal bianco del melo (Oidium farinosum).
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Le parti interessate, che particolarmente all'inizio dell'attacco possono essere anche le infiorescenze o i giovani frutti, si coprono di uno strato polverulento e biancastro, le foglie si arrotolano e i fiori si atrofizzano.

Se non si interviene a tempo con trattamenti ripetuti, dalla fioritura al principio dell'estate, con prodotti a base di dinocap o zolfo, il fungo svilupperà le spore che, germinando, continueranno l'infezione.

Le mele possono essere naturalmente consumate anzitutto fresche, ma tutti sanno che le mele cotte sono un cibo particolarmente nutriente e adatto ai malati: possono essere fatte tagliate a spicchi, dopo sbucciate e mondate del torsolo, e fatte cuocere con acqua e zucchero insieme con una buccia di limone che darà loro un aroma particolare; oppure, intere e con la buccia, inzuccherate e fatte cuocere in forno a calore moderato, mettendo sul fondo della teglia un po' d'acqua o di vino.

Una variante di quest'ultimo sistema consiste nel togliere il torsolo con un vuota zucchine e nel riempire la cavità con uvetta sultanina fatta rinvenire nell'acqua tiepida e alcuni pezzetti di canditi, chiudendo poi il foro con una ciliegia candita di misura adeguata.

Spolverizzate di zucchero, si porranno poi in forno per circa mezz'ora con un po' di vino bianco.

Con le mele, del resto, si possono fare anche delle ottime frittelle dolci.
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Si sbucciano e si toglie il torsolo, sempre con il vuota zucchine o con un coltellino affilato e appuntito, e poi si tagliano a rondelle che risulteranno simili a ciambelline.

Occorre strofinarle leggermente con il limone per evitare che ingialliscano, specialmente quelle a polpa bianca.

Si lasceranno al fora insaporire per un'ora circa in una scodella, ricoperte di zucchero e innaffiate di liquore a piacere (di solito rhum o cognac), dopo di che si sgoccioleranno, si passeranno in una pastella fatta con acqua, farina e un pochino di zucchero, e si friggeranno nell'olio bollente.

Saranno ottime spalmate di miele, quando sono ancora calde.

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