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coltivare il Melone

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Cucumis Melo Famiglia Cucurbitaceae

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Scheda descrittiva pianta Melone

coltivare il MeloneIl melone, così come lo conosciamo, è una pianta annuale ed erbacea, con fusto strisciante, foglie alterne, con lobi spesso piuttosto pronunciati e picciolo peloso.

Il fusto, che può raggiungere i 3 m di lunghezza, è munito di cirri semplici opposti alle foglie.

Le piante sono monoiche, ma presentano in generale fiori unisessuali: i femminili (che produrranno i frutti) sono portati dalle ramificazioni di 3°-4° ordine, mentre quelli maschili sono più in basso, sui rami di 2° ordine; di qui la necessità di cimare le piante per ottenere la fruttificazione.

I fiori sono gialli; quelli maschili sono generalmente raggruppati da tre a dieci, quelli femminili sono solitari.

I frutti consistono in un caratteristico peponide, ma possono avere grandezza, forma e anche colore differente a seconda delle cultivar.

I meloni si distinguono in cultivar estive (o meglio, per la produzione del frutto da consumare fresco in estate) e invernali (per la produzione dei frutti da conservare per l'inverno).

Tra quelle estive si hanno due suddivisioni maggiori: cantalupi e reticolati, benché se ne trovino altre cultivar non facilmente classificabili.
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I meloni cantalupi sono certamente i più pregiati per il profumo e il sapore, oltre a essere i più precoci.

Sono spesso detti canteloup, alla francese, e anche francesini: se questo può essere vero nel senso che i semi spesso provengono dalle coltivazioni d'oltralpe, particolarmente sviluppate nella Charente, concettualmente è un errore.

Infatti il luogo d'origine della varietà è il paesino di Cantalupo, vicino a Roma, e il melone fu introdotto in Francia soltanto verso il 1495 al ritorno della spedizione di Carlo Vili in Italia.

In alcune regioni sono detti anche zatte.

Hanno frutto sferico, leggermente depresso, più o meno costoluto, con buccia liscia o bitorzoluta gialla, giallo aranciato o verde.

Le cultivar più diffuse sono: "Charentais", rotondo, liscio, con polpa arancione; "Prescott" con buccia rugosa, schiacciato, polpa rosso arancio; "Nero dei Carmelitani", con buccia verde leggermente aranciata; "Orlinabel" resistente alle malattie; "Jolly ibrido F1" simile allo "Charentais" con polpa arancione, si conserva bene anche per parecchi giorni.

I meloni reticolati hanno frutto con buccia percorsa più o meno fittamente da linee in rilievo, sono generalmente più tardivi, di forma rotonda od oblunga e di grandezza variabile.

Tra le numerose cultivar troviamo: "Ananas" a polpa verde o rossa, pianta molto ramificata e frutti a buccia verde, leggermente costoluti, piuttosto piccoli; "Retato degli ortolani", con frutto oblungo e polpa gialla; "Hale's Best" varietà americana con reticolato assai fitto; "Rampicante arancino" con frutto piccolo, quasi liscio, a buccia verde-grigio e polpa rosso-arancione.

I meloni d'inverno sono molto variabili come forma e colore del frutto.
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La varietà tipo dovrebbe essere quella "di Malta" con buccia liscia verde e polpa bianca o verde, ma se ne trovano delle cultivar genericamente indicate come "da inverno" che possono avere sia la buccia gialla e la polpa bianca, sia la buccia verde e rugosa.

La varietà "di Malta" con frutto grosso, oblungo, può essere conservata fino a marzo; "Napoletano a buccia verde" ha frutto ovale e polpa biancastra, ed è di lunga conservazione; "Gialletto di Brindisi" o "Brindisino" ha buccia liscia e gialla e polpa color crema: la sua conservazione, di solito, non oltrepassa gennaio.

I meloni, piante dei paesi caldi, necessitano di temperatura elevata e quindi nella coltura ordinaria la semina si fa in aprile-maggio, quando il pericolo dei freddi improvvisi sia cessato.

Il terreno deve essere sciolto, fertile, preparato con una aratura profonda 30-50 cm, seguita da alcune erpicature per sminuzzare bene le zolle e rendere il suolo ben drenato.

La semina è fatta a righe, praticando su di esse delle buche di circa 40 cm (anche in profondità) che si riempiono di letame ben maturo ricoperto di terriccio.

Al centro si pratica una fossettina in cui si pongono 4-5 semi che si coprono di terricciato.

A germinazione avvenuta si opera il diradamento lasciando la piantina più vigorosa; le piante dovranno risultare a 80 cm l'una dall'altra, con uno spazio di 1 m tra le righe.

Per la coltura anticipata la semina si fa in marzo, in cassone riscaldato, meglio se in vasetti o contenitori, mettendo poi a dimora quando la stagione sia stabilizzata.
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Tra le cure colturali, particolare importanza assume la cimatura, fatta, come si è detto, per incoraggiare le ramificazioni laterali, le più alte delle quali porteranno i fiori femminili; tale pratica è particolarmente necessaria per i cantalupi.

Essa si inizia quando le piantine hanno 5-6 foglie (oltre le dicotiledonari), lasciando soltanto le prime due, e si ripete in seguito sui rami laterali all'altezza della terza o quarta foglia.

I rami di terzo ordine, che presentano fiori femminili, saranno cimati a due foglie sopra il frutto quando questo avrà un diametro di qualche centimetro, dato che, in genere, non è conveniente lasciare più di 3-4 frutti per pianta.

Poiché i terreni eccessivamente umidi portano, oltre che a malattie crittogamiche, anche alla produzione di frutti acquosi e poco saporiti, sarà bene eseguire oculate innaffiature tenendo conto della natura del terreno e del suo grado di drenaggio, sospendendole comunque con l'avvicinarsi della maturazione.

Finché le dimensioni della pianta lo permettono, occorrerà praticare sarchiature e concimazioni in copertura con prodotti chimici fosfopotassici e azotati.

Nella piccola coltura si usa porre sotto i frutti del materiale - legno, plastica, ecc. - per isolarli dal terreno e per evitare marciumi e scolorimento della parte adagiata sulla terra.

La raccolta si fa, per il prodotto da consumarsi fresco, al momento della completa maturazione, quando si incomincia a notare un principio di distacco del peduncolo.

I meloni da inverno potranno essere raccolti leggermente immaturi: essi vengono conservati generalmente appesi al soffitto di un locale asciutto e ventilato dentro leggere reticelle di nylon o, in mancanza di queste, imbracati con legacci di rafia che li sorreggano bene.
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I meloni vanno soggetti a diverse malattie crittogamiche, tra le quali vari tipi di fusariosi e l'oidio.

Precauzionalmente, il terreno si può disinfestare un mese prima dell'impianto; i trattamenti alle piante vengono effettuati con cuprorganici, karathane o captano.

Nel caso che si constati il ripetersi degli attacchi, le piante possono essere innestate su Benincasa cerifera, che molte ditte procurano già allo stadio di portainnesto.

Il melone, soprattutto quello estivo, viene generalmente consumato allo stato naturale, limitandosi a togliere i semi, tagliarlo a fette e incidere queste ultime per circa metà tra la buccia e la polpa: si può usarlo come antipasto, con prosciutto o fichi, oppure come frutta.

In questo caso, però, sarà molto più gradevole presentarlo in tavola in modo più estetico.

Si taglia al melone una calotta e una piccola striscia della buccia in basso affinché resti dritto, e con un cucchiaio si tolgono dapprima tutti i semi e poi, con molta cura, anche la polpa, che deve restare integra il più possibile perché andrà ritagliata in dadini.

Con questi dadini si prepara una macedonia unendoli a quelli di altra frutta di stagione, e si condisce con abbondante zucchero e un po' di liquore, dolce o secco a piacere.

Sia la macedonia che il melone vuotato saranno mantenuti in frigorifero fino all'ultimo, quando il melone, riempito con la macedonia, sarà ricoperto della sua calotta e portato in tavola.
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Ciò perché, riempiendolo prima, si corre il rischio che la buccia, macerandosi in qualche punto più sottile, possa far fuoriuscire il sugo.

I tipi più piccoli, particolarmente gli arancini, possono essere serviti "al cucchiaio" spaccandoli a metà, togliendo i semi, aromatizzandoli con un liquore e ponendoli in frigorifero.

Se ne servirà metà per ognuno, in una coppetta, e si mangeranno con il cucchiaino dalla loro stessa buccia.

Anche i meloni da inverno possono essere trattati come gli altri, facendone una macedonia, ma il loro consumo ottimale è di porre i dadini da soli, con lo zucchero, a macerare nel vino bianco o nel rhum; ciò perché, essendo meno profumati di quelli estivi, il loro sapore sarebbe sopraffatto dall'altra frutta.

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