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coltivare i Piselli

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Pisum sativum Famiglia leguminosae

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Scheda descrittiva pianta Piselli

coltivare i PiselliBotanicamente, il genere Pisum comprende pochissime specie (sei in tutto) provenienti dall'Asia o dal Mediterraneo.

Le piante conosciute in floricoltura come pisello odoroso appartengono al genere Lathyrus.

In pratica, è importante soltanto la specie coltivata a scopi alimentari, benché il selvatico Pisum elatius sia onnipresente nell'area mediterranea, infestante ovunque, con i suoi esili sarmenti e i suoi fiori rosa purpureo, e la varietà arvense del Pisum sativum, anch'essa selvatica e con fiori lilla, sia talvolta coltivata come foraggio insieme a differenti graminacee.

Tutte le specie sono erbacee e annuali.

Come le altre Leguminosae hanno una radice principale fittonante e numerose altre secondarie sulle quali compaiono i tubercoli radicali dovuti a batteri che vivono in simbiosi con la pianta fissando l'azoto e rifornendola del nitrogeno necessario al suo metabolismo.

Pisum sativum ha fusto di altezza variabile a seconda delle varietà, cavo, glauco a causa del rivestimento di pruina che lo protegge, rampicante.

Le foglie sono composte, formate da 2-6 paia di foglio-line intere o dentate, ovali od ovate.

Il rachide termina con viticci per mezzo dei quali la pianta si aggrappa ai sostegni e presenta alla base due stipole sotto forma di larghe brattee fogliari.
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I fiori, bianchi, ascellari, possono essere solitari o raggruppati a 2-3 su di un lungo peduncolo; essi sono formati da un calice, costituito da cinque sepali saldati, persistente anche dopo lo sviluppo del frutto, e da cinque petali, di cui uno, quello superiore, più sviluppato, due più piccoli laterali e due inferiori riuniti insieme a forma di carena.

Tale forma è comune in quella che molti autori considerano una sottofamiglia e altri una famiglia a parte, le Papilionaceae, il cui nome deriva dall'appellativo latino per la farfalla (papilio) appunto per l'aspetto dei fiori.

Il frutto è costituito da un baccello che contiene numerosi semi globosi, formati da due grossi cotiledoni semisferici contenenti le riserve nutritive, racchiusi in una pellicola, liscia o rugosa.

Le qualità oggi in coltivazione sono altamente selezionate e si distinguono, ai fini pratici: secondo l'aspetto del seme, che può presentarsi liscio o più o meno rugoso; in rapporto allo sviluppo e al portamento della pianta, che può essere rampicante, semirampicante e nana.

Quest'ultimo tipo, alto 30-60 cm, necessita assai poco di sostegni. Tra le varietà più frequenti si possono ricordare: rampicanti'. "Alderman" alto 150 cm, tardivo, con grande baccello verde e semi grossi, rugosi; "Baccellone di Firenze" alto 140 cm, con seme biancastro e grosso, liscio; "Serpette verde" alto 160 cm, con baccelli verde chiaro e semi verdi, grandi, lisci; "Telefono", alto 160 cm, tardivo, con lunghi baccelli con 10-11 semi verde chiaro e rugosi, matura in poco più di tre mesi; semirampicanti'.
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"Express Generoso" precoce, alto 80 cm, con baccelli lunghi e biondi e semi rotondi e lisci; "Principe Alberto" alto 1 m, il più precoce, con semi lisci e biancastri; "Senatore" alto 90 cm, produttivo e resistente al caldo, semi-precoce, ha baccelli lunghi con semi rotondi, rugosi e verdi; nani'. "Annonay" alto 35 cm, precocissimo, con baccelli corti verde chiaro e semi lisci, bianco-giallastri; "Meraviglia di Kelvedon", alto 40 cm, precoce, con baccello sottile e semi rugosi verde-giallastro; "Meraviglia d'Italia" alto 30-40 cm, precoce, impiega 60 giorni per maturare, ha baccelli verde scuro e semi verde chiaro, rugosi; "Piccolo Provenzale" alto 35 cm, è precocissimo e ha semi verdi, sferici e lisci.

Nell'Italia settentrionale sono anche diffusi i piselli mangiatutto o taccole, di cui si consuma tutto il baccello appena i semi incominciano a profilarsi.

Anche di essi vi sono diverse varietà: una delle più diffuse è la "Gigante a fiore violetto" Condizione essenziale per la coltivazione dei piselli è un buon terreno fertile, neutro o leggermente acido, con un pH di 6-7,5, senza il minimo ristagno di acqua, con esposizione in pieno sole.

Poiché la pianta compie il suo intero ciclo biologico in 2-5 mesi a seconda delle varietà, si può alternarla con altre colture, purché non siano di leguminose.

Nel caso si vogliano ottenere dei raccolti dilazionati nel tempo si può ricorrere alla semina scalare: seminando in novembre, in posizione riparata, la raccolta può avvenire fin da marzo-aprile; seminando da febbraio a giugno avverrà da luglio ad agosto.
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Naturalmente occorre tenere conto sia del clima che della qualità, poiché i piselli a seme liscio sono più resistenti al freddo, e quindi adatti alla semina autunnale, mentre quelli a seme rugoso mal sopportano il freddo e saranno seminati in primavera, e altrettanto si farà per le varietà nane che hanno un ciclo più breve.

Nelle regioni meridionali la coltivazione può protrarsi dall'autunno alla primavera, mentre in quelle più fredde occorrerà seminare solo quando il terreno sia del tutto libero dal gelo.

Anche la distanza d'impianto varia secondo il tipo: per i piselli nani saranno sufficienti 40-50 cm di fra una pianta e l'altra, mentre i semirampicanti richiedono 60 cm e i rampicanti cm 80-100.La profondità d'impianto non deve superare i 2-3 cm.

Le pratiche colturali consistono essenzialmente in sarchiature che mantengano il terreno libero da erbe infestanti e lo arieggino e in somministrazione di fertilizzanti soprattutto a base di fosforo e potassio.

Per le semine autunnali è consigliabile una buona concimazione preventiva, per quelle primaverili il terreno dovrà essere preparato e lavorato nell'autunno aggiungendo composti azotati organici che arricchiranno il suolo senza influire direttamente sul successivo sviluppo delle piante.

Le irrigazioni devono essere frequenti, ma non eccessive per evitare i ristagni d'acqua, e si dovrà predisporre per tempo i tutori per sorreggere i fusti, in relazione alla loro altezza.

I piselli sono soggetti a malattie, sia crittogamiche che parassitarie.
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Tra le prime l'oidio, che provoca macchie biancastre polverulente sulle foglie, e l'antracnosi, che produce macchie scure sui baccelli; si combattono con i normali anticrittogamici.

Più temibili i parassiti animali, fra i quali il tonchio del pisello e la tortrice del pisello, che danneggiano i semi e sono debellati soltanto con insetticidi a base di clorurati o di esteri fosforici, di uso pericoloso, da adoperare con molta cautela.

I piselli sono, come si è detto, un ottimo alimento che può essere consumato solo o unito a carne, pesci, molluschi o altre verdure.

Infinite sono le ricette per il loro impiego, dal famoso "risi e bisi" veneto, per il quale esistono diverse varianti ma che basilarmente consiste nel far insaporire i piselli in olio e burro con grasso di prosciutto e cipolla e prezzemolo tritati e farli cuocere poi in poco brodo, aggiungendo quindi il riso e il brodo necessario alla cottura di quest'ultimo, fino ai "piselli al prosciutto alla romana" Generalmente i piselli prima del loro ulteriore impiego vengono fatti bollire in acqua salata procedimento indispensabile per i surgelati ma i romani, che sono un po' meno orgogliosi del Colosseo che dei loro carciofi e dei loro piselli, considererebbero questo un sacrilegio.

I loro pisellini devono essere fatti insaporire con un po' di burro e di cipollina fresca e fatti cuocere con pochissima acqua e sale per pochissimo tempo aggiungendo in ultimo, perché resti morbido, del prosciutto a pezzetti.

Quello che non tutti sanno è che, essendo in possesso di un buon quantitativo di bucce di piselli verdi e fresche, se ne può ricavare un ottimo piatto.
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Basta farle bollire in acqua aromatizzata con cipolla, sedano, carota e prezzemolo (H tutto intero, per poterlo togliere) e a cottura avvenuta scolarle, spremerle bene e passarle al setaccio.

Si otterrà un purè che potrà essere usato con aggiunta di burro, diluito con brodo per ottenerne una crema, e perfino usato come base per un budino con aggiunta di uova e besciamella come qualsiasi passato di legumi.

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