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coltivare gli Spinaci

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Spinacia Oleracea Famiglia Chenopodiaceae

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Scheda descrittiva pianta Spinaci


coltivare gli SpinaciGli Spinaci o Spinacia oleracea è una pianta dall'apparato radicale molto sviluppato, con radici fittonanti che si estendono a notevole profondità, ma che non hanno, di solito, la possibilità di esplicare tutta la loro ampiezza perché in coltivazione le piantine vengono raccolte quando sono ancora giovani.

Le foglie, caulinari, sono riunite a rosetta e sono grandi, con picciolo lungo e carnoso, variabilissime nella forma, più o meno lanceolate, astate o acuminate, con la pagina fogliare liscia o bollosa in maniera più o meno accentuata.

La pianta è dioica, con fiori maschili e femminili, piccoli e verdastri, poco appariscenti, portati su individui diversi: i primi sono riuniti in spighe ascellari; i secondi, invece, in glomeruli, ascellari anch'essi.

L'impollinazione è anemofila, cioè affidata al vento.

I fiori compaiono su di uno stelo centrale, che raggiunge 70-80 cm di altezza, sul quale le foglie sono inserite con un breve picciolo, decisamente astate, si rimpiccioliscono salendo verso l'apice e non sono commestibili.

Botanicamente, la specie può essere ripartita a seconda che i frutticini, che sono piccoli acheni rivestiti da minuscole brattee basali che si induriscono accompagnandoli, presentino tale rivestimento spinoso oppure inerme e liscio; abbiamo così una varietà spinosa e una inermis.

La varietà spinosa è più resistente al freddo ed è spesso consigliata per la coltivazione invernale.

La parte edule, rappresentata dalle foglie basali, ha un alto contenuto di ferro (che ne ha fatto una delle più celebri réclame che sia mai stata fatta a ortaggio), ma proprio questa qualità rende gli spinaci sconsigliabili ai sofferenti di disturbi circolatori e, parzialmente, agli ipertesi.
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Ne sono state, ovviamente, selezionate molte cultivar, e fra di esse si ricordano: "Mostruoso di Viroflay" con foglie verde chiaro, ampie, per semine autunnali o primaverili; "Riccio d'Asti" verde scuro, autunno-invernale, detto anche "Bloomsdale"' "Gigante d'inverno" a foglie grandi verde scuro, resistente ai geli; "America" per semine primaverili, a foglie bollose e grandi.

Nei cataloghi si trova talvolta, come cultivar di spinacio, una pianta che in realtà non ha nulla a che vedere né con il genere né con la famiglia botanica: si tratta di Tetragonia tetragonioides, della famiglia delle Aizoaceae, comunemente conosciuta come spinacio della Nuova Zelanda.

Le piante, erbacee o leggermente legnose alla base, sono commestibili, succulente, e non temono la siccità estiva, perciò sono abbastanza spesso coltivate come succedanee agli spinaci.

La parte edule è costituita dai fusticini e dalle foglie verde chiaro dal lungo picciolo.

Si semina in primavera (aprile-maggio) su file distanti circa 1 m, e si dirada lasciando circa 50 cm tra le piante.

Malgrado la loro tolleranza alla siccità, la produzione è migliore se le piante vengono regolarmente irrigate.

Possono costituire una coltura intercalare agli spinaci durante il periodo prettamente estivo.
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La coltivazione degli spinaci è semplice, ma le piante hanno forti esigenze per quanto riguarda la quantità sia di materie organiche che di azoto, e quindi il terreno dovrà essere sciolto o di medio impasto, ma contenere un'alta percentuale di sali azotati e concimato molto abbondantemente. Deve inoltre avere un pH di almeno 7,5 e un ottimo drenaggio.

La semina può essere fatta in due periodi, da febbraio a maggio e da settembre a novembre.

Le semine del primo periodo daranno un raccolto primaverile, se fatte in febbraio-marzo; a inizio estate, se fatte più tardi.

Ugualmente, nel secondo periodo, le semine di settembre daranno un raccolto autunnale, mentre quelle più tardive il prodotto di fine inverno.

Naturalmente occorrerà scegliere oculatamente le varietà necessarie, tenendo conto della zona climatica e anche del fatto che con un periodo più lungo di luce diurna e un maggior calore le piante montano a seme piuttosto rapidamente.

Prima della semina è bene spargere e mescolare con il terreno del letame sminuzzato il più finemente possibile, in modo da provocare un certo grado di calore con la decomposizione, tale da favorire non soltanto la germinazione, ma lo sviluppo più rapido.

I semi possono essere distribuiti a spaglio oppure a righe distanti 30 cm, e se si desidera un raccolto scalare, si può fare a piccoli appezzamenti, a distanza di diversi giorni.

Dopo la germinazione e la comparsa delle due prime foglie, occorre procedere al primo diradamento e incominciare le concimazioni in copertura con nitrati; il secondo diradamento si farà dopo lo sviluppo della quarta foglia, lasciando tra una pianta e l'altra 10 cm circa.
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Questa distanza sarà sufficiente perché le piante non si danneggino a vicenda, ma abbastanza scarsa perché non prendano eccessivo sviluppo fiorendo anticipatamente.

Scerbature e sarchiature saranno importantissime e devono essere eseguite di frequente, specialmente in primavera: nelle grandi colture si effettua il diserbo chimico con prodotti specifici, ma nelle coltivazioni familiari è preferibile la scerbatura manuale, che ha anche il vantaggio di rimuovere l'eventuale crosta terrosa.

Lo spinacio è una pianta che sopporta bene la siccità (pertanto si deve innaffiare solo quando il terreno è secco), tuttavia, se il terreno rimane secco troppo a lungo, le piante fioriscono precocemente, con conseguente diminuzione delle quantità di foglie prodotte.

La raccolta è scalare e si effettua sradicando le piantine man mano raggiungono il grado di sviluppo desiderato e ovviamente prima che incominci a formarsi il fusto fiorifero.

Pianta abbastanza rustica, lo spinacio non è particolarmente colpito da malattie.

Irrigazioni estive insufficienti o ristagno d'acqua nel terreno possono danneggiare l'apparato radicale e far deteriorare la pianta: in questo caso si dice che le radici "ribollono".

Il danno può essere rimediato incrementando il drenaggio ed effettuando irrigazioni più accurate.
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Veramente disastroso può essere invece un parassita animale, la cosiddetta mosca della barbabietola (Pegomya hyoscyami), contro la quale nulla si può fare perché attacca le piante proprio al momento del raccolto, quando i trattamenti insetticidi non sono più possibili.

In questo caso bisognerà rinunciare al raccolto e distruggerlo per evitare il prolungarsi dell'infestazione.

Gli spinaci non vengono mai consumati a crudo, ma sempre lessati prima di qualsiasi preparazione.

La prima operazione da compiere è quella di pulirli, tagliando le radici, se le piante sono molto piccole, o un buon pezzo di picciolo anche dalle foglie distaccate; occorre poi lavarli molto accuratamente, più volte e in abbondante acqua, perché perdano ogni residuo di terra, sgradevolissima se scricchiola sotto i denti.

Per la cottura, c'è chi li lessa immergendoli in acqua bollente e salata, e chi consiglia di usare pochissima acqua: in realtà, dell'acqua non vi è affatto bisogno, perché mettendoli in una pentola cosi come sono, appena sgocciolati, aggiungendovi del sale e facendoli cuocere a fuoco non troppo forte e coperti, il liquido che emetteranno sarà più che sufficiente a portare a termine la cottura.

In ogni modo, dopo cotti, sarà bene scolarli, passarli sotto l'acqua fredda e poi strizzarli tra le mani in modo che rimangano ben verdi e perdano l'eventuale sapore un po' acre che spesso assumono, specialmente se sono grossi.
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Chi ama il sapore amarognolo si accontenterà di strizzarli dopo averli scolati e lasciati un po' raffreddare.

Possono allora essere adoperati conditi con olio e limone (all'agro), oppure insaporiti con burro, usandoli cosi semplicemente o mettendoli da ultimo in una pirofila ricoperti di parmigiano grattugiato e passandoli in forno caldo per farli gratinare, o anche tritarli o passarli e farne flan e budini.

Passati al tritatutto e amalgamati accuratamente con ricotta lavorata con due tuorli d'uovo, un po' di parmigiano e un pizzico di sale e pepe, se ne possono fare delle polpettine che, infarinate e gettate man mano nell'acqua bollente, verranno quasi subito a galla, e saranno tolte, come fossero gnocchi, con un mestolo bucato.

Deposte sul piatto di portata, si condiranno con burro fuso e parmigiano, oppure, a piacere, con sugo di pomodoro o ragù.

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