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coltivare la Vite

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Vitis Vinifera Famiglia Vinifera

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Scheda descrittiva pianta Vite


coltivare la ViteDel genere Vitis esistono circa 60 specie, alcune delle quali americane, come Vitis cordrfolia e Vitis rupestris, importanti soltanto come portainnesti per la vite europea (Vitis vinifera).
Probabilmente originaria della zona del Caucaso, Vitis vinifera presenta caratteristiche ben definite riguardo al clima, tanto che si parla di zona della vite, estesa notevolmente più a nord di quelle degli agrumi e degli olivi.

La pianta è sarmentosa, lignificante, a foglie caduche, e i giovani rami presentano viticci che le permettono di aggrapparsi ai sostegni.

Le foglie sono palmato lobate.

I fiori, piccoli, verde-giallastri, sono ermafroditi e riuniti in infiorescenze racemose da cui si sviluppano i grappoli di frutti, che consistono in bacche globose o allungate, di grandezza variabile.

Attraverso secoli di coltivazioni e selezioni, con incroci che hanno riguardato un notevolissimo numero di varietà, la vite è presente oggi in innumerevoli cultivar, che si dividono principalmente in due categorie: viti da vino e viti per uva da tavola.

Ovviamente, nell'orto normale sono soltanto le seconde che interessano, e dovranno essere accuratamente scelte a seconda del clima e del tipo di terreno. Generalmente esse hanno grappoli più grossi con acini più radi (in questo caso i grappoli sono detti spargoli) di quelle da vino; e come tutte le viti oggigiorno, sono innestate su viti americane.
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Infatti, nel secolo scorso comparve sulle viti europee un insetto parassita, la Phylloxera vastatrix, comunemente detto fillossera, che minava le radici delle piante.

Apparso dapprima a Madera, si estese ben presto ai vigneti di Francia e d'Italia, che già rischiavano la completa distruzione quando il naturalista americano di origine tedesca George Engelmann (1809-1884) scoprì che le viti americane erano resistenti a tale flagello.

Le pregiate specie europee devono quindi la loro sopravvivenza all'innesto sulle specie americane, e oggi sono comunemente in commercio sia le cultivar già innestate che le barbatelle o i portainnesti americani usati nella grande industria.

Per poter scegliere le piante più adatte occorre non soltanto conoscere la natura del terreno e i dati medi di climatologia, ma anche sapere che in relazione all'epoca di maturazione che, peraltro, può variare leggermente per l'ubicazione i vivaisti dividono le viti per la produzione di uve da tavola in quattro categorie: prima epoca, con maturazione in agosto; seconda epoca, con maturazione nella prima quindicina di settembre; terza epoca, con maturazione nella seconda quindicina di settembre; quarta epoca, con maturazione nella prima quindicina di ottobre.
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Le cultivar più diffuse sono: "Baresana" grappolo spargolo, giallo avorio, seconda terza epoca; "Italia" acini bianco-ambrati, ovali, grossissimi, terza epoca; "Moscatello" grappolo medio, acini giallo ambra, terza epoca; "Moscato dell'Adda" grappoli spargoli, acini grossissimi, neri, seconda epoca; "Moscata di Pasqua" grappolo spargolo, acini medi, dorati, sfumati in rosa, quarta epoca, ottima da conservare; "Pansé precoce", acini grossi giallo oro, prima epoca; "Pizzutello" ("Cornichon" "Sperone di gallo"), bianco o nero, grappolo spargolo, acini allungati e curvi, quarta epoca, adatto per pergolati; "Regina" ("Pergolana" "Dattero di Beyrut"), acini ovali grossissimi color ambra, terza epoca; "Sultanina" acini senza semi, particolarmente adatti per l'essiccamento, seconda epoca; "Zibibbo bianco" acini grandi, gialli, ovali, terza epoca, da essiccare.

La vite può essere coltivata in qualsiasi terreno, purché ben drenato, fresco e possibilmente profondo; l'ideale, tuttavia, sarebbe un terreno sassoso.

Si devono, invece, evitare i terreni troppo fertili: in questo caso, infatti, la vite tende a vegetare in modo eccessivo, producendo solo pochi grappoli e di qualità scadente.

Anche se la coltivazione di un numero limitato di piante non è certo specializzata come quella di un vigneto, bisogna sempre ricordare innanzitutto che è necessaria una preparazione del terreno con scasso profondo, a file o a buche, e una concimazione effettuata in modo che i concimi organici si trovino ad almeno 30 cm di profondità.

Se il terreno è pesante, è consigliabile mescolarvi della sabbia piuttosto grossolana e del letame ben maturo; inoltre, per evitare dannosi ristagni d'acqua, conviene incrementare il drenaggio ponendo sul fondo uno strato di sassi.
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L'impianto di barbatelle già innestate può essere fatto dai primi di novembre, e anche durante l'inverno se il clima è sufficientemente mite; occorre però che il terreno non sia gelato né troppo bagnato, e che sia passato un tempo sufficiente dallo scasso purché la concimazione sia stata incorporata.

Al momento dell'impianto andranno rimosse le radici danneggiate e si spuntano le altre; si conserverà sulla parte aerea soltanto il tralcio più vigoroso (al di sopra dell'innesto), che si poterà da 1 a 3 gemme, e si avrà cura di lasciare l'innesto almeno 2-4 cm al di sopra del livello del suolo.

In fondo alla buca è bene mettere un po' di terriccio fine, e si porrà in essa anche il tutore che servirà da primo appoggio.

È consigliabile, dopo il riempimento della buca, fare un piccolo cumulo di terra fino alla seconda gemma; questo rincalzo sarà sgretolato al momento del germogliamento se avesse formato una crosta superficiale, e a luglio o agosto si demolirà lasciando l'innesto esposto al sole e togliendo le radici che si siano sviluppate sulla marza.

Durante il primo anno dovranno essere eseguite frequenti scerbature e lavorazioni superficiali del terreno per assicurare il perfetto attecchimento; nel secondo si procederà alla palatura o all'armatura fissa qualora si voglia un filare continuo, ciò che è indicato per le uve da tavola, oppure un pergolato, procedendo poi alle necessarie legature.

Le forme di coltivazione cui la vite si presta sono infatti parecchie: a cordone orizzontale, a pergolato, e in vari altri modi sanciti dalle usanze regionali che, in genere, sono basati sull'esperienza locale.
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Comunque, tutte le forme saranno conseguenza della potatura, che è essenziale, e potrà essere sia invernale o "secca" che estiva o "verde"

La prima permette di regolare la forma e mantenerla come stabilito, e inoltre influisce sulla grandezza e la regolarità dei grappoli e degli acini; la seconda permette di migliorare la qualità e di predisporre una migliore produzione per l'anno seguente.

Negli anni successivi i lavori consisteranno soprattutto in zappature, vangature e sarchiature, concimazioni di mantenimento e irrigazioni.

Il freddo molto intenso e le lunghe gelate sono un temibile nemico della vite, perché al di sotto dei — 10 °C si può avere perfino la morte della pianta. Anche la grandine causa non soltanto la caduta e la distruzione delle foglie e dei grappoli, ma colpisce la pianta in tutti i suoi organi.

Tra i disturbi fisiologici, uno dei peggiori è la clorosi alcalina, che rende le foglie giallastre; queste seccano e poi cadono.

Si cura con l'uso di sali di ferro e scegliendo portainnesti particolarmente resistenti.

Malgrado la tecnica dei portainnesti americani abbia debellato la fillossera, esistono però sempre delle pericolose malattie crittogamiche come la perono-spora (comparve in ogni zona d'Italia nel 1879), che può essere combattuta con trattamenti a base di poltiglia bordolese, irrorata preventivamente, quando si suppone che la temperatura si innalzi e contemporaneamente si presenti un aumento di umidità.

La vite può essere colpita anche dall'oidio, che attacca tutti gli organi verdi ricoprendoli di una polvere biancastra.
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I danni maggiori si riscontrano sui grappoli: se l'attacco è precoce, si ha la caduta dei fiori e degli acini appena formati; in fase avanzata di sviluppo, invece, sotto la polvere compare una fitta reticolatura che spesso determina la spaccatura della buccia facendo seccare gli acini.

L'oidio può essere tenuto a bada con prodotti a base di zolfo sia come trattamento preventivo che curativo.

L'uva è generalmente consumata fresca: il suo contenuto zuccherino ne fa un alimento altamente nutriente.

Può però essere conservata in vari modi, sia facendone marmellate che gelatine, oppure sotto spirito.

Per quest'ultima preparazione occorre distaccare gli acini mantenendo loro il peduncolo.

Dopo averli lavati delicatamente. bisogna farli asciugare su di un setaccio possibilmente di nylon a maglie larghe: se si appoggiano in modo che l'aria non possa penetrare, una parte manterrà sempre una certa umidità esterna che farebbe marcire il prodotto.

Una volta asciugati i chicchi, si può procedere in due modi: riempito con essi un barattolo a chiusura ermetica, si potrà versare su di essi, dopo averne punzecchiato la buccia con un ago, tanto alcool a 60° quanto ne sarà necessario per coprirli, chiudendo poi il barattolo molto bene.
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Dopo 20 giorni si riaprirà e si aggiungerà lo zucchero (120 g per ogni litro d'alcool) e un po' di spezie (5 chiodi di garofano, un pezzetto di cannella, un pizzico di vaniglia) mescolando per far sciogliere lo zucchero, chiudendo di nuovo il vaso e mettendolo da parte per due mesi.

Il secondo modo è forse più pratico: alcool, zucchero e droghe vengono mescolati a parte in una terrina, versando poi tutto direttamente nel barattolo, sull'uva, e chiudendo per i due mesi necessari.

Ciò permette di far sciogliere meglio lo zucchero e di essere più sicuri nelle dosi.

Vi è poi l'uso di conservare l'uva il più fresca possibile per un certo periodo di tempo, per esempio fino a capodanno quando è considerato di buon augurio mangiarla.

Vi sono parecchi modi per farlo, per esempio quello di staccare il grappolo con un pezzo di tralcio e metterlo in un vaso di vetro a collo largo, dove il tralcio lo sostiene, immerso in acqua.

Tuttavia oggi si usa per lo più mantenerla in frigoriferi, o comunque locali refrigerati, a 1 o 2 gradi sopra 0 °C; sarà bene, però, effettuare ogni tanto vaporizzazioni di formalina per evitare le muffe.

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