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coltivare Insalata Invidia

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Cichorium envidia varietà crispum Famiglia Compositae

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Scheda descrittiva pianta Insalata Invidia

coltivare Insalata InvidiaAlla fine del Settecento, la specie linneana fu suddivisa dal naturalista francese J.B. Lamarck in due varietà: la prima è la var. crispum, che corrisponde all'indivia, la seconda, var. latifolium, è la scarola.

L'indivia, in coltivazione, è una pianta annuale; in natura è biennale, ma, come si dice per tutte le insalate, "monta a seme"

È caratterizzata da una grande rosetta di foglie aperta, con le foglie basali molto incise e arricciate.

Nella specie tipo il fusto può arrivare a quasi un metro di altezza, nelle cultivar, invece, è cortissimo.

I fiori sono celeste pallido e i frutti hanno semi provvisti di un pappo piumoso come accade per moltissime altre composite.

Fra le cultivar più diffuse ricordiamo: "Endivia riccia (o grossa) di Pancalieri" "Finissima d'Italia"' "Ricciuta d'inverno"; "Riccia padovana"' "Verde gigante di Napoli"

La coltivazione dell'indivia è fatta per lo più in vista di un prodotto autunno-invernale per quanto ve ne siano tipi assai precoci e la semina avviene in epoche diverse a seconda delle zone climatiche, da marzo a maggio nelle regioni settentrionali e interne più fresche, da giugno ad agosto e perfino a settembre in quelle litoranee e più calde.

Generalmente si semina in semenzaio, sia per riparare da freddi tardivi le semine precoci sia perché è più facile mantenere l'umidità adatta a una buona germinazione per quelle estive.
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Quando le piantine hanno raggiunto circa 15 cm di altezza vengono trapiantate su porche fatte a distanza di 35-40 cm l'una dall'altra, e lasciando 25-30 cm tra le piante.

Durante lo sviluppo saranno necessarie scerbature e irrigazioni, regolandosi sulle condizioni climatiche e atmosferiche per non dispensare acqua in eccesso, provocando marciumi, o in difetto, determinando l'appassimento.

La raccolta si inizia nell'autunno e dura fino all'inverno, o anche per tutto l'inverno nelle zone a clima mite; prima di essa, tuttavia, è necessario procedere all'imbianchimento del cuore, che si effettua riunendo intorno al centro le foglie esterne e legandole con vimini o rafia.

Dopo circa 10 giorni le piante saranno pronte per il consumo.

L'indivia può essere colpita dalla peronospora.

Questa si manifesta con macchie brune sulla pagina superiore delle foglie, che divengono al rovescio grigiastre e lanuginose e in seguito marciscono.

Si può cercare di prevenirla con prodotti ramati o con captano.

Normalmente l'indivia, malgrado gli antichi consigli di farne decotti, viene consumata cruda in insalata, sola o mista ad altre qualità.
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Però, tra le foglie più esterne, di solito inutilizzabili, e quelle tenere e più bianche centrali, ve n'è una certa quantità che non tutti gradiscono in quanto relativamente dure.

Queste foglie possono venir lessate, moderatamente perché non diventino troppo mollicce, e poi insaporite a piacere, con burro o pomodoro, aggiungendo tutti i condimenti che si preferiscono: aglio, cipolla, pepe, peperoncino, acciughe tritate, ecc.

Nell'Italia centrale si usa servirle come contorno alle salsicce, lasciandole intridere dal grasso che le salsicce cedono quando cuociono in padella.

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