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In queste pagine
abbiamo raccolto consigli e informazioni rivolte alle persone
anziane.
Vecchi si diventa da
giovani, ovvero bisognerebbe prepararsi per tempo ad affrontare
questo terzo periodo della vita, in modo da trarne i massimi
vantaggi... o i minimi disagi.
Quando, di punto in
bianco, qualcuno ci dirà per la prima volta: "ma tu sei vecchio",
allora sarà già troppo tardi per pensare al proprio restante futuro,
che può anche essere molto lungo, al giorno d'oggi.
La giornata da persona
anziana può essere serena e appagante, oppure un incubo e un inferno
o, ancora più probabile, una noia infinita, ma non dimentichiamo che
se le disgrazie camminano benissimo da sole, alla fortuna bisogna
sempre dare una mano!
Come? Preparandosi,
fisicamente e psicologicamente, pianificando il proprio futuro per
disporre anche di una certa tranquillità economica e alimentando
degli interessi che siano praticabili e stimolanti anche nella terza
età.
E' un errore contare
solamente sul proprio partner, sui familiari, sulla propria
indipendenza.
Non sapendo cosa
succederà è preferibile essere molto previdenti.
E allora veniamo al
punto più cruciale.
Dove vivere durante
la terza età? Qual è la soluzione migliore?
Non esiste ovviamente
una semplice risposta a queste domande. La soluzione migliore
dipende da tanti fattori diversi.
L'elemento più
determinante sarà il proprio stato di salute.
Prima di tutto pensiamo
al caso di un anziano che non abbia gravi problemi di salute che ne
limitino l'autosufficienza.
Le possibilità che si
presentano sono queste:
- vivere nella
propria casa e col proprio partner
- vivere nella
propria casa, ma da soli
- vivere in famiglia
- vivere in case di
accoglienza
Vediamone tutti i pro e
contro.
Riuscire a spendere gli
ultimi anni della propria vita insieme al proprio compagno o
compagna è sicuramente la condizione migliore. Gli affetti si
dovrebbero essere consolidati, ci dovrebbe essere l'affiatamento, il
reciproco aiuto, la condivisione degli stessi desideri. Una vita
serena, appagante, stimolante. E' più facile e piacevole affrontare
viaggi e vacanze insieme, provvedere alle incombenze di casa,
condividere stimoli, interessi e affettuosità, risolvere i
problemi, confortati dalla sicurezza di avere sempre qualcuno pronto
ad assisterci, di giorno come di notte, in caso di bisogno e non
sentirsi mai soffocati dalla solitudine e dall'aridità
dell'isolamento. La terza età può essere il traguardo della propria
esistenza, non inteso come punto d'arrivo, ma come massima
realizzazione del proprio benessere, del proprio appagamento e della
propria serenità. Questo periodo può andare grosso modo dai sessanta
ad oltre ottanta anni, dunque più di vent'anni di godimento pieno
della propria esistenza, compresa una sana vita sessuale e
sentimentale.
Purtroppo, però, le
cose non vanno sempre così! Molto spesso anche nelle coppie anziane
l'egoismo prende il sopravvento.
Se alle spalle non c'è
stata una vita appagante, tutte le insoddisfazioni, delusioni,
amarezze e sconfitte emergeranno e verranno fatte pagare al proprio
compagno. Invecchiando i caratteri è più facile che s'inaspriscano.
A questo aggiungiamo desideri diversi, interferenze dei parenti,
ristrettezze economiche, salute vacillante, ecc. ecc. e il quadro
può diventare infernale. Cani rabbiosi, intolleranti, litigiosi,
brontoloni e vendicativi.
Fino al punto di farli
pensare che sarebbe meglio vivere da soli.
Vivere da soli,
però, non è una buona soluzione. In apparenza l'anziano
autosufficiente che vive da solo è libero di disporre del proprio
tempo, di decidere ciò che vuole. Ma la solitudine genera paure,
insicurezze, depressioni. Certo, ci possono essere familiari e amici
con i quali combattere la solitudine, ma non sempre ci sono e magari
non quando o come vorremmo noi. L'anziano ha una visione della vita
diversa dai più giovani, ha altre esperienze, altri gusti, altre
esigenze, altri ritmi.
Alla fine i familiari
sono solo un modesto conforto (quando va bene), ma a loro non si può
chiedere di più.
E poi, per quanto si
possa essere in buone condizioni di salute, c'è sempre il giorno in
cui non stai bene e non hai voglia di fare la spesa o di farti da
mangiare. O c'è quel maledetto flacone di medicinale che non hai la
forza di aprire o quell'oggetto da spostare troppo pesante per
te. L'autosufficienza va diminuendo sempre di più, bisogna esserne
consapevoli. Come la propria memoria.
E allora si passa
alla soluzione di vivere in famiglia, coi propri cari.
Questa scelta presenta
dei vantaggi, rispetto al vivere da soli. Si è stimolati dalla
routine familiare, si seguono gli eventi, la crescita dei nipotini
(quando ci sono), ci si rende utili e nello stesso tempo ci si sente
protetti. All'interno della casa si può avere un proprio spazio, la
propria cameretta con i propri ricordi. Così ci si può isolare o
partecipare alla vita familiare, secondo i propri ritmi e desideri.
Già, ma questo idillio
raramente si presenta! La società attuale è formata da persone molto
dinamiche ed esigenti, che non vogliono rinunciare a nulla e che
vogliono realizzare tutte le proprie ambizioni, di carriera, di
guadagno, di svago, di vacanze e viaggi, di acquisti, ecc. ecc.
Allora sorgono i
problemi! Lo spazio nelle case è sempre carente. I figli crescono ed
hanno bisogno della loro cameretta. La nonna o il nonno sono
ingombranti e la loro presenza diventa un peso, che viene
perfettamente percepito dall'anziano.
Il clima si fa pesante,
l'anziano finisce per sentirsi ospite indesiderato, coi familiari
che aspettano solamente che tiri le cuoia.
Se poi ci sono di mezzo
pure le eredità la faccenda si fa ancora più pesante e pressante.
Ma ci sono anche gli
altri casi: quelli del nonno o nonna bene accetti... anzi fin
troppo! Sono i casi che io chiamo dei nonni "baby-sitter/domestici/fattorini".
Sono quelli a cui vengono scaricati i figli, da controllare, da
portare all'asilo, da ritirare, da far giocare ai giardinetti, da
portare in vacanza, ecc. ecc. Quelli ai quali viene ufficialmente
assegnato il compito di occuparsi del pranzo e della cena, di fare
la spesa, delle code in posta, alla banca, tenere un poco in ordine
la casa, ecc. ecc.
Santo egoismo dei figli
che vedono solamente le loro esigenze e che dei loro vecchi
non gli importa nulla (salvo che restino efficienti!).
Così se non siamo
autosufficienti o amanti del dialogo con il muro, se non siamo
stoici e sempre pronti a ubbidire ai comandi dei figli, non ci resta
che pensare alla terza possibile soluzione: andare in qualche
meraviglioso posto, che una volta chiamavano "ospizio". Ma poi c'è
stato il pentimento verso tutte le brutte parole e così i
disgraziati son diventati "i meno fortunati" o i "diversamente
abili" e gli ospizi hanno preso variopinti nomi che vanno dalla Casa
di riposo, alla Casa Albergo, A Casa protetta, ecc. ecc. Non esiste
neanche più un vecchio... sono tutti "anziani" o "meno indietro con
gli anni". Quanta ipocrisia!
Comunque la vogliate
chiamare è la soluzione che isola l'anziano, lo pone in parcheggio
tra suoi simili con problemi analoghi, e lontano dalla famiglia che
era il centro del suo interesse.
Ci può anche stare
benino, se è fortunato ed ha un buon carattere autonomo. Ma per
molti anziani è l'ultima spiaggia, il cimitero degli elefanti.
L'estraneità del luogo e delle persone lo porterà rapidamente a
chiudersi in sè stesso, a volte rifiutando anche il cibo, per
affrettare il giorno della dipartita.
Nei prossimi capitoli
illustreremo le varie strutture di ricovero e le loro differenze.
Queste strutture sono sempre più richieste, perchè i vecchi non
muoiono più come una volta e le famiglie che hanno un anziano da
piazzare sono in continuo aumento.
Ci sono stati in questi
anni numerosi scandali per maltrattamenti, segregazione, mancanza di
assistenza, ecc. ecc. scoperti all'interno di alcune strutture
d'accoglienza non proprio gestite da persone di buon cuore, ma da
veri farabutti che prendevano le rette ma lasciavano gli ospiti in
condizioni a volte disumane.
Prima di scegliere sarà
perciò bene visitare la struttura e cercare di parlare con più gente
possibile, ospiti, parenti, infermieri, ecc. ecc., insomma è
d'obbligo documentarsi bene!
Ricky Spelta agosto
2006
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