Famiglia e genitori

Terza età

 

Vita da Anziani, "Diversamente Giovani"

 

Indice e Introduzione

 

1) Case per anziani


2) Case di riposo per anziani


3) Alimentazione per anziani

 

INTRODUZIONE - dove e come vivere da anziani

In queste pagine abbiamo raccolto consigli e informazioni rivolte alle persone anziane.
Vecchi si diventa da giovani, ovvero bisognerebbe prepararsi per tempo ad affrontare questo terzo periodo della vita, in modo da trarne i massimi vantaggi... o i minimi disagi.
Quando, di punto in bianco, qualcuno ci dirà per la prima volta: "ma tu sei vecchio", allora sarà già troppo tardi per pensare al proprio restante futuro, che può anche essere molto lungo, al giorno d'oggi.

La giornata da persona anziana può essere serena e appagante, oppure un incubo e un inferno o, ancora più probabile, una noia infinita, ma non dimentichiamo che se le disgrazie camminano benissimo da sole, alla fortuna bisogna sempre dare una mano!
Come? Preparandosi, fisicamente e psicologicamente, pianificando il proprio futuro per disporre anche di una certa tranquillità economica e alimentando degli interessi che siano praticabili e stimolanti anche nella terza età.

E' un errore contare solamente sul proprio partner, sui familiari, sulla propria indipendenza.
Non sapendo cosa succederà è preferibile essere molto previdenti.

E allora veniamo al punto più cruciale.

Dove vivere durante la terza età? Qual è la soluzione migliore?

Non esiste ovviamente una semplice risposta a queste domande. La soluzione migliore dipende da tanti fattori diversi.

L'elemento più determinante sarà il proprio stato di salute.

Prima di tutto pensiamo al caso di un anziano che non abbia gravi problemi di salute che ne limitino l'autosufficienza.
Le possibilità che si presentano sono queste:

- vivere nella propria casa e col proprio partner

- vivere nella propria casa, ma da soli

- vivere in famiglia

- vivere in case di accoglienza

 

Vediamone tutti i pro e contro.

Riuscire a spendere gli ultimi anni della propria vita insieme al proprio compagno o compagna è sicuramente la condizione migliore. Gli affetti si dovrebbero essere consolidati, ci dovrebbe essere l'affiatamento, il reciproco aiuto, la condivisione degli stessi desideri. Una vita serena, appagante, stimolante. E' più facile e piacevole affrontare viaggi e vacanze insieme, provvedere alle incombenze di casa, condividere stimoli, interessi  e affettuosità, risolvere i problemi, confortati dalla sicurezza di avere sempre qualcuno pronto ad assisterci, di giorno come di notte, in caso di bisogno e non sentirsi mai soffocati dalla solitudine e dall'aridità dell'isolamento. La terza età può essere il traguardo della propria esistenza, non inteso come punto d'arrivo, ma come massima realizzazione del proprio benessere, del proprio appagamento e della propria serenità. Questo periodo può andare grosso modo dai sessanta ad oltre ottanta anni, dunque più di vent'anni di godimento pieno della propria esistenza, compresa una sana vita sessuale e sentimentale.

 

Purtroppo, però, le cose non vanno sempre così! Molto spesso anche nelle coppie anziane l'egoismo prende il sopravvento.

Se alle spalle non c'è stata una vita appagante, tutte le insoddisfazioni, delusioni, amarezze e sconfitte emergeranno e verranno fatte pagare al proprio compagno. Invecchiando i caratteri è più facile che s'inaspriscano. A questo aggiungiamo desideri diversi, interferenze dei parenti, ristrettezze economiche, salute vacillante, ecc. ecc. e il quadro può diventare infernale. Cani rabbiosi, intolleranti, litigiosi, brontoloni e vendicativi.

Fino al punto di farli pensare che sarebbe meglio vivere da soli.

 

Vivere da soli, però, non è una buona soluzione. In apparenza l'anziano autosufficiente che vive da solo è libero di disporre del proprio tempo, di decidere ciò che vuole. Ma la solitudine genera paure, insicurezze, depressioni. Certo, ci possono essere familiari e amici con i quali combattere la solitudine, ma non sempre ci sono e magari non quando o come vorremmo noi. L'anziano ha una visione della vita diversa dai più giovani, ha altre esperienze, altri gusti, altre esigenze, altri ritmi.

Alla fine i familiari sono solo un modesto conforto (quando va bene), ma a loro non si può chiedere di più.

 

E poi, per quanto si possa essere in buone condizioni di salute, c'è sempre il giorno in cui non stai bene e non hai voglia di fare la spesa o di farti da mangiare. O c'è quel maledetto flacone di medicinale che non hai la forza di aprire o quell'oggetto da spostare  troppo pesante per te. L'autosufficienza va diminuendo sempre di più, bisogna esserne consapevoli. Come la propria memoria.

 

E allora si passa alla soluzione di vivere in famiglia, coi propri cari.

Questa scelta presenta dei vantaggi, rispetto al vivere da soli. Si è stimolati dalla routine familiare, si seguono gli eventi, la crescita dei nipotini (quando ci sono), ci si rende utili e nello stesso tempo ci si sente protetti. All'interno della casa si può avere un proprio spazio, la propria cameretta con i propri ricordi. Così ci si può isolare o partecipare alla vita familiare, secondo i propri ritmi e desideri.

 

Già, ma questo idillio raramente si presenta! La società attuale è formata da persone molto dinamiche ed esigenti, che non vogliono rinunciare a nulla e che vogliono realizzare tutte le proprie ambizioni, di carriera, di guadagno, di svago, di vacanze e viaggi, di acquisti, ecc. ecc.

 

Allora sorgono i problemi! Lo spazio nelle case è sempre carente. I figli crescono ed hanno bisogno della loro cameretta. La nonna o il nonno sono  ingombranti e la loro presenza diventa un peso, che viene perfettamente percepito dall'anziano.

Il clima si fa pesante, l'anziano finisce per sentirsi ospite indesiderato, coi familiari che aspettano solamente che tiri le cuoia.

Se poi ci sono di mezzo pure le eredità la faccenda si fa ancora più pesante e pressante.

 

Ma ci sono anche gli altri casi: quelli del nonno o nonna bene accetti... anzi fin troppo! Sono i casi che io chiamo dei nonni "baby-sitter/domestici/fattorini". Sono quelli a cui vengono scaricati i figli, da controllare, da portare all'asilo, da ritirare, da far giocare ai giardinetti, da portare in vacanza, ecc. ecc. Quelli ai quali viene ufficialmente assegnato il compito di occuparsi del pranzo e della cena, di fare la spesa, delle code in posta, alla banca, tenere un poco in ordine la casa, ecc. ecc.

Santo egoismo dei figli che vedono solamente le loro esigenze e che dei loro vecchi  non gli importa nulla (salvo che restino efficienti!).

 

Così se non siamo autosufficienti o amanti del dialogo con il muro, se non siamo stoici e sempre pronti a ubbidire ai comandi dei figli, non ci resta che pensare alla terza possibile soluzione: andare in qualche meraviglioso posto, che una volta chiamavano "ospizio". Ma poi c'è stato il pentimento verso tutte le brutte parole e così i disgraziati son diventati "i meno fortunati" o i "diversamente abili" e gli ospizi hanno preso variopinti nomi che vanno dalla Casa di riposo, alla Casa Albergo, A Casa protetta, ecc. ecc. Non esiste neanche più un vecchio... sono tutti "anziani" o "meno indietro con gli anni". Quanta ipocrisia!

 

Comunque la vogliate chiamare è la soluzione che isola l'anziano, lo pone in parcheggio tra suoi simili con problemi analoghi, e lontano dalla famiglia che era il centro del suo interesse.

Ci può anche stare benino, se è fortunato ed ha un buon carattere autonomo. Ma per molti anziani è l'ultima spiaggia, il cimitero degli elefanti. L'estraneità del luogo e delle persone lo porterà rapidamente a chiudersi in sè stesso, a volte rifiutando anche il cibo, per affrettare il giorno della dipartita.

 

Nei prossimi capitoli illustreremo le varie strutture di ricovero e le loro differenze. Queste strutture sono sempre più richieste, perchè i vecchi non muoiono più come una volta e le famiglie che hanno un anziano da piazzare sono in continuo aumento.

Ci sono stati in questi anni numerosi scandali per maltrattamenti, segregazione, mancanza di assistenza, ecc. ecc. scoperti all'interno di alcune strutture d'accoglienza non proprio gestite da persone di buon cuore, ma da veri farabutti che prendevano le rette ma lasciavano gli ospiti in condizioni a volte disumane.

 

Prima di scegliere sarà perciò bene visitare la struttura e cercare di parlare con più gente possibile, ospiti, parenti, infermieri, ecc. ecc., insomma è d'obbligo documentarsi bene!
 

Ricky Spelta agosto 2006

 

 


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