Machiavelli il forzato riposo all'Albergaccio



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Machiavelli il forzato riposo all'Albergaccio

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1512: la Repubblica di Firenze ha i giorni contati. Il gonfaloniere Ridolfi arringa il popolo, ma intanto le armi spagnole riportano a Firenze i padroni di sempre, i Medici.

Machiavelli tornò alla quiete dell'Albergaccio.

Ai villani era familiare la sua figura fragile e magra, dalla piccola testa d'uccello, con occhi arguti e melanconici.

Usciva per tempo, a volte sul far dell'alba nella stagione della caccia: leggeva all'aperto i libri favoriti, frequentava l'osteria del paese per incontrare i viaggiatori di passaggio e sentire le novità del mondo.

Poi, a casa, per il pranzo con la famiglia. Viveva del frutto dei suoi poderi.

Sua moglie, Manetta Corsini, non era poi troppo dolente del mutamento di fortuna.

Il danaro scarseggiava; ma almeno la famiglia era riunita e non le toccava stare dei mesi senza notizie di Niccolò, distaccato in missione in lontani paesi e impegolato - c'era da giurarlo - in avventure di terz'ordine.

Dopo pranzo, di nuovo all'osteria, per una partita a cricca o a trictrac con il mugnaio, il beccaio e i fornaciai.

Ma all'imbrunire la scena mutava. « Venuta la sera ritorno a casa ed entro nel mio studio; e sull'uscio depongo la veste quotidiana, piena di fango e di sudiciume, e indosso panni reali e curiali, e cosi degnamente rivestito, entro nelle antiche corti degli antichi uomini, dove, da loro accolto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solo fa per me... ».

Il gonfaloniere Ridolfi arringa il popolo

tra gli omaggi dei magistrati, il cardinale Giovanni de' Medici entra in Firenze (particolari dall'arazzo di Raffaello , La morte di Anania)

Con quest'immagine insolita e piena di forza - le vesti ricche e cortigianesche sostituite agli umili panni gualciti Machiavelli alludeva al suo estraniarsi dalla realtà quotidiana, per entrare nel mondo degli studi storici, il suo mondo.

I radi viandanti che nel cuore della notte attraversavano il villaggio addormentato vedevano brillare la lucerna dello studioso solitario.

Davanti a Niccolò che vegliava, chino il profilo di uccello sui grandi in folio degli storici latini, s'apriva da un lato la distesa dei secoli trascorsi ; dall'altro, l'inquieto panorama del suo tempo.

Le opere maggiori di Machiavelli nacquero da questa solitudine, come II Principe, maturato in pochi mesi di febbrili veglie.
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