Machiavelli oggi



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Mussolini, Hitler, Gramsci, figlia di Stalin tutti hanno voluto misurarsi con le idee e con la tecnica politica del segretario fiorentino.

Secondo il Cassirer, studioso tedesco contemporaneo, il Principe è l'« artefice essenziale di quel mito per cui lo stato è tutto; privo di morale, di ragione, di anima » e antesignano della «splendida malvagità».

Anche in questo nostro secolo, come nei precedenti, si verificano nei confronti del Machiavelli due diversi tipi di approccio: quello dei letterati e dei critici, che si propongono d'approfondire (magari partendo da opposti punti di vista) la conoscenza del suo pensiero; e quello dei politici, che non esitano a stravolgerlo per farlo servire ai propri fini.

Mussolini non nascondeva le sue simpatie per il famoso libretto.

Lo scelse, anzi, come argomento d'un suo saggio, che fu composto nel 1924 come proemio ad una tesi che intendeva presentare all'università di Padova, in vista d'una laurea in giurisprudenza.

Il progetto poi non ebbe corso, e la tesi rimase ferma a due pagi-nette d'introduzione, intitolate Preludio al Machiavelli.

Dopo avere annunciato che «l'elemento fondamentale della politica è l'uomo », l'autore passa a chiedersi quale opinione avesse Machiavelli «degli uomini in genere e, forse, degli Italiani in particolare », e gli sembra d'avvertire in lui « un acuto pessimismo nei riguardi della natura umana ». « Machiavelli non s'illude e non illude il Principe.

L'antitesi fra Principe e popolo, fra stato e individuo è nel concetto di Machiavelli fatale. »

« La parola Principe deve intendersi come Stato. Nel concetto di Machiavelli il Principe è lo Stato. Mentre gli individui tendono, sospinti dai loro egoismi, all'atomismo sociale.»

Hitler, dal canto suo, non parlò mai direttamente del segretario fiorentino, ma certe pagine del suo libro Mein kampf suonano come un'amplificazione sinistra delle sentenze del Principe.

Cassirer

Antonio Gramsci

Nei medesimi anni in cui il trattato di Machiavelli stava sulla scrivania di Mussolini, un altro studioso ne compulsava le pagine, traendone conclusioni affatto opposte: Antonio Gramsci.

Secondo Gramsci si può ritenere « che il Machiavelli voglia persuadere queste forze (ossia le forze democratiche dell'epoca) della necessità di avere un capo, che sappia ciò che vuole e come ottenere ciò che vuole, e di accettarlo con entusiasmo, anche se le sue azioni possano essere o parere in contrasto con l'ideologia diffusa del tempo ».

È vero, prosegue Gramsci, che il machiavellismo è servito a migliorare la tecnica politica tradizionale dei gruppi dirigenti conservatori ; ma il suo carattere rimane fondamentalmente rivoluzionario, perché « una teoria e una tecnica della politica più avanzate finiscono col servire specialmente alla parte che "non sapeva", perché in essa è ritenuta esistere la forza progressiva della storia; e infatti si ottiene subito il risultato di spezzare l'unità basata sulla ideologia tradizionale; senza la cui rottura la forza nuova non potrebbe acquistare coscienza della propria personalità indipendente ».

Ma per i marxisti sovietici del suo stesso partito Machiavelli rimane l'interprete degli interessi della borghesia, e niente altro.

Eppure si è detto con insistenza, ai tempi di Stalin, che il Principe costituisse uno dei libri preferiti dal dittatore.

Vera o no questa notizia, forse è qualcosa di più di una coincidenza il fatto che sua figlia Svetlana, laureandosi circa vent'anni fa all'università di Mosca, abbia scelto proprio il Machiavelli come soggetto della sua tesi.

Oggi, nell'era del cosiddetto « progresso » e della tecnologia, Machiavelli è diventato un tecnico della politica: un uomo che studia le leggi della convivenza umana con il rigore scientifico con cui un altro potrebbe osservare e descrivere i principi che regolano il mondo della fìsica.

Non certo nuova, questa tesi si può dire oggi - con varie sfumature d'interpretazione - generalmente accettata.

Sarà questo un giudizio definitivo? Torneranno a domandarselo gli uomini del futuro, poiché ogni età è destinata a rispecchiarsi nel viso enigmatico del Principe.
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