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Achille Campanile,
uno dei maggiori umoristi del Novecento, nasce a Roma il 28 settembre
1899.
Giornalista, umorista, critico,
sceneggiatore, scrittore paradossale, un autore teatrale, cominciò a
scrivere giovanissimo per i giornali, prima al "Tribuna" e "Idea
Nazionale" e poi, in pieno fascismo al "Travaso.
Il gusto per i giochi di parole ed il clima
surreale amato da Achille Campanile caratterizzano le opere teatrali
"Tragedie in due battute" e "L'amore fa fare questo e altro" che,
rappresentate nel 1930, furono accolte con lodi appassionate e critiche
feroci.
Achille Campanile, in tandem con Cesare
Zavattini, diresse il settimanale romano “Il Settebello” si dedicò anche
alla letteratura con i romanzi "Ma che cosa è quest'amore"(1927),
"Se la luna mi porta fortuna" (1928), "Chiarastella", Agosto, moglie mia
non ti conosco (1930), "Cantilena all’angolo della strada" vincitore del
Premio Viareggio del 1933, "La moglie ingenua e il marito malato",
"Il diario di Gino Cornabò" (1942), "Celestino e la famiglia
Gentilissimi" (1942), "Il povero Piero" (1959), "Manuale di
conversazione" che vinse un altro Premio Viareggio nel 1973, "Gli
asparagi e l'immortalità dell'anima" (1974), "Vite degli uomini
illustri" (1975), "L'eroe" (1976). e con numerosi racconti che
vennero proposti dai quotidiani "La Stampa", "Gazzetta del
Popolo" e "Milano Sera", prima di essere pubblicati in raccolte.
Le opere di Achille Campanile portarono,
con il loro humour colto, dissacrante e un po' surreale, il sorriso a un
raffinato pubblico, non solo teatrale, in uno dei periodi più difficile
del nostro Paese: fra le due guerre e negli anni dopo la seconda Guerra
Mondiale.
Le opere teatrali di Achille Campanile
"Centocinquanta la gallina canta" (1924), "L'inventore del cavallo"
(1925), "Visita di condoglianze" (1939), ebbero sempre successo con il
pubblico e, solo dopo la sua morte, hanno conquistato i critici,
precedentemente poco inclini a prestare attenzione agli autori
umoristici o comici, continuano ad essere rivisitate e rappresentate,
tenendo ancora i cartelloni.
Achille Campanile, che aveva vissuto per
anni fra Roma e Milano, in età matura si era stabilito in campagna a
Lariano vicino a Velletri dove ha continuato a riempire gli scaffali del
suo studio di racconti, romanzi ed opere inedite, dove è morto il 4
gennaio 1977, lasciandoci come testamento, oltre alle sue numerose
opere, il segno dell'immortalità del riso.
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