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Guido Piovene, giornalista e scrittore del
primo Novecento, nasce a Vicenza il 27 luglio 1907, da una nobile ed
antica famiglia.
Dopo un'infanzia ed un'adolescenza felice
in quello che sarà il paesaggio maggiormente presente nelle sue opere,
nel 1925 Piovene si trasferisce con la famiglia a Milano, dove quattro
anni dopo si laurea in Lettere e Filosofia.
Appassionato di letteratura, Piovene
frequenta l'ambiente intellettuale milanese dove incontra alcune fra le
più prestigiose penne dell'epoca: Colorni, Borgese,
Montale e
Gadda ed
inizia giovanissimo a scrivere per alcune riviste letterarie e culturali
(Pan, Convegno, Solaria) e per quotidiani famosi.
Nel 1931 pubblica il libro di racconti "La
Vedova Allegra", che presenta già quelli che diventeranno i motivi di
fondo della sua narrativa: il paesaggio veneto, le psicologie complesse,
i personaggi femminili tormentati, la rigida morale cattolica.
Piovene vive lunghi
anni all'estero come corrispondente dell’”Ambrosiano” dalla
Germania e del “Corriere della Sera “ da Londra e da Parigi.
Nel 1941 Piovene pubblica quello che
resterà il suo capolavoro, il romanzo epistolare "Lettere di una
novizia" dove narra la tragica vicenda di una ragazza che lascia il
convento in cerca di libertà per poi morire in carcere, un libro che
sollevò non poche perplessità nella provincia veneta, negli ambienti
religiosi e cattolici.
A fianco della attività di collaboratore ed
inviato della “Stampa”, Piovene si rivela scrittore instancabile
con "La gazzetta nera" nel 1943, "Pietà contro pietà" nel 1946, la
requisitoria contro le filosofie della guerra "I falsi redentori" del
1949.
Nel 1953 dopo la pubblicazione dell'opera
saggistica, tra il reportage e l'indagine di costume, "De America", la
RAI affida a Piovene l'incarico di redigere una serie di appunti di
viaggio attraverso le regioni d'Italia: il giornalista percorre con la
moglie la penisola, cogliendo note di costume, di vita e spunti per
riflessioni politiche e sociali.
Dal viaggio nasce il "Viaggio in Italia",
pubblicato nel 1956, certamente l'opera più letta dello scrittore-
giornalista, cui seguirà "L'Europa semilibera", appunti del
globe-trotter in Europa."
Altre opere che caratterizzano lo spirito
critico ed attento di Piovene ricordiamo "La coda di paglia"(1962), in
polemica con certo opportunismo antifascista,"Le furie" (1964), "Madame
la France" (1967), "La gente che perdé Gerusalemme" (1968), "Le stelle
fredde" (1970).
Nel 1974 lascia "La Stampa" per divenire
responsabile della sezione culturale e letteraria del “Giornale Nuovo”
diretto da
Montanelli, gli ultimi anni li aveva trascorsi a Milano, privo
dell'uso della mano destra a causa di una malattia, ma sempre attivo e
presente.
Muore a Londra il 12 novembre 1974 e
le sue spoglie vennero traslate a Vicenza, in quella Vicenza che lui
stesso definì "una piccola Roma, un'invenzione scenografica".
Postumi sono apparsi i saggi "Idoli e
ragione" (1975) e "Verità e menzogna" (1975).
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