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La bisteccona…no!

La bisteccona…no!

un racconto di Franca Berardi

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La bisteccona…no!
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Papà era un uomo molto bello, anzi più bello di un bello qualsiasi.
Era un trait d’union tra Walter Matthau e Rodolfo Valentino…ne conseguiva,quindi, che piacesse molto alle donne.
Ma era anche ovvio che io fossi gelosissima di lui e, così , allorquando lo vedevo, fare il cascamorto con qualche signora compiacente, adirata, anzi furiosa lo ricattavo.
Accadeva lo stesso se lo scoprivo a fumare visto che ero diventato la Mata Hari di mamma che si preoccupava della sua salute e, quindi, mi chiedeva di controllarlo a vista al fine poi di andare a riferire tutto al medico di base che, a sua volta andava a riferire al primario…che ancora a sua volta telefonava a a babbo per rimproverarlo duramente…
Papà, pertanto, si vedeva costretto a comprare il mio silenzio rifilandomi i “ ciocorì” (nettare degli Dei!) o i giornalini di Topolino…
Ebbene sì lo ammetto ero una fetentella , sciammannata e delinquente di sei anni, ma lo amavo alla follia e lui lo sapeva; ormai tra noi, c’era una complicità più che mai consolidata.
Anzi, se rinasco, giuro che me lo sposo in barba a Freud e alle sue teorie psicanalitiche delle quali me ne infischio!
Ricordo quando egli, vanitoso quanto mai, passava molto del suo tempo a curare i suoi capelli neri.
Con veloci colpi di spazzola e brillantina, li lucidava fino allo sfinimento, e si ammirava allo specchio quanto mai soddisfatto del suo aspetto curato e , della facile presa, che aveva sulle donne.
Ma so bene che in cuor suo, amava profondamente mamma fino quasi ad adorarla.
Anche mamma era bellissima…era la sosia di Ilaria Occhini, ma mortificava la sua avvenenza trascurandosi o buttandosi a capofitto nei lavori di casa.
Ma, se papà era un uomo gioviale, passionale, giocherellone e brillante, mamma era sempre stata seriosa, composta, attenta, rigorosa e poco espansiva.
Non aveva del resto avuto una infanzia facile…
Dunque va da se che tra di loro, così diversi anzi diametralmente opposti, nascessero discussioni che esplodevano con la stessa velocità di un fulmine, ma poi tutto si ricomponeva…al punto che, alla fine di ogni scenata , li sentivo cinguettare in camera da letto.
Era, quindi, una copia vivace, anzi irruenta oltre ogni limite, ma pur sempre magnifica almeno per me e per i parenti che, divertiti assistevano alle loro accese divergenze.
Mamma era quella che si infervorava di più, mentre babbo spesso si limitava a guardare il soffitto, o a sbuffare…ma, quando il suo self-control veniva messo a dura prova, allora si che erano botti di capodanno.
Del resto papà aveva un carattere quanto mai tosto e battagliero; solo con me e la mamma era paziente e conciliante…ma, con gli altri, nessuno sconto.
Ricordo che una sera, per l’appunto tornò a casa con aria circospetta; era pallido, sudato e quasi tremante.
Ci fece segno di zittire, chiuse la porta di casa con particolare attenzione e ci portò in cucina.
“Che è successo Salvatore?”- chiese mamma-.
“Hai incontrato il lupo mannaro?” – aggiunsi io-.
“Ma che lupo mannaro” – rispose seccato babbo-.

Quella mia domanda così petulante e noiosa, era ricollegata al fatto che girava voce vi fosse un lupo mannaro in città…
Subito dopo, babbo tirò fuori dal cappotto una grossa busta e la posò sul tavolo; dentro c’erano dei grandi biglietti di danaro…erano oltre quattro milioni di vecchie lire (parliamo del resto degli anni sessanta).
Era la tanto sospirata liquidazione; ci sedemmo davanti a lui, mamma in preda allo stupore, quasi annichilita al cospetto di tutti quei soldi.
“E ora che facciamo, Salvatore?” –aggiunse con un fil di voce-.
“Per primo ci compriamo la casa e il resto, li investiamo in titoli.

Giusto?-aggiunse babbo- con un’aria più distesa e soddisfatta.
“E poi , cara mogliettina, ho pensato di comprarti un brillante :è il mio regalo per te, ora ce lo possiamo permettere”- e nel mentre lo diceva- era visibilmente commosso.
Ma, mamma, di fronte a tale affermazione, sussultò sulla sedia e poi esclamò:” No, il brillante no! Abbiamo altre spese da affrontare”.
“Ma non dire sciocchezze” - ribattè babbo- dopo essersi asciugato la fronte.
Sembrava ormai più tranquillo e quanto mai determinato.
Ne conseguì, tanto per cambiare, una feroce discussione ancora più accesa del solito, mentre io sgomenta, assistevo e non capivo il diniego di mamma.
Ma, papà nonostante tutto, in cuor suo, aveva già deciso e così teneva custodito l’anello nella tasca interna della giacca, mentre un sorriso bonario si palesava sul viso.
Però , dopo quella ulteriore discussione così estenuante fino all’inverosimile, perse le staffe e lanciò l’anello contro il muro della cucina, urlando:
“E allora questo anello lo regalerò alla prima donna che incontrerò per strada”.
Mamma si voltò a guardarmi e poi mi chiese costernata:”ma cos’è quella cosa che è volata? L’hai vista anche tu?”
“Sì “ –risposi- sembra un pacchetto”…
“E’ l’anello” –rispose prontamente papà- mentre ci guardava con aria di sfida.
“L’anello?” –ribattè mamma-.
Sì, il brillante”- rispose secco papà- e, nel mentre lo diceva,incrociò le braccia
e guardò in un’altra direzione con aria indifferente e distratta.
In men che non si dica ci fiondammo per terra ala fine di cercarlo, ma trovammo solo l’involucro…dell’anello nessuna traccia.
Andammo avanti a frugare in tutti gli angoli possibili ed immaginabili e, alle nostre ricerche, si unirono anche la donna delle pulizie e gli altri parenti richiamati dai singhiozzi della povera mamma.
Alla fine, trovammo l’anello ma non quella pietra tanto preziosa; la maledetta, manco a farlo apposta, era saltata via, durante l’impatto violento e ,probabilmente, si era incastrata in qualche punto nascosto.
Mamma , inutile dirlo, era disperata e in lacrime; e ,intanto che passavano i giorni, spesso chiedeva a babbo:”Ma quanto ti è costato questo anello?”.
“Mezza liquidazione!” – rispondeva papà- sempre più indifferente e riottoso,
mentre il tempo passava e con esso, ogni speranza di ritrovare quella pietra tanto anelata.
Facemmo , anche un’ulteriore perlustrazione a seguito di un trasloco da quella casa, ma ,inutile dire, che fu un altro vano sforzo…forse solo i muri sapranno che fine abbia fatto il pomo della discordia.
Volete un altro aneddoto che confermi quanto fossero speciali i miei cari e le loro disavventure? Eccovi accontentati.
Spesso i miei amavano viaggiare anche due, tre volte all’anno; una delle mete preferite era Firenze e sempre,in quella stessa città ì si accendevano liti apparentemente banali.
Andavamo da tempo ormai nella stessa trattoria ma anche lì, tanto per cambiare, si discuteva animatamente sulla scelta del menù: io volevo sempre due uova al tegamino, mamma la trippa e papà una bisteccona alla fiorentina…dunque nulla di che ma non per loro.
Il cameriere ,ormai, ci conosceva bene e come sempre, si avvicinava al tavolo e aspettava in silenzio le ordinazioni.
Era pallido, magro, quasi etereo, ma un fremito al labbro inferiore, tradiva una certa emozione anzi meglio dire, una viva preoccupazione poiché, avvezzo era ormai, a noi e alle strane scenette, che puntualmente si ripresentavano in quelle occasioni e, manco a farlo apposta quando c’era lui.
Papà senza ombra di dubbio, ordinò due porzioni di trippa e due fiorentine al sangue per lui e la mamma; ma lei non era d’accordo e, pertanto, sussurrò a babbo:”Niente bistecca…solo trippa per me”!
Il cameriere aspettava con aria rassegnata , il lungo naso quasi appoggiato sul foglio delle ordinazioni…sembrava percepisse nell’aria, la tempesta imminente che ,infatti, non si fece attendere…
“Ma , porca di quella miseriaccia…esclamò babbo ad alta voce dimentico della gente intorno…” ma siamo a Firenze o no?”- aggiunse-,” due fiorentine e non se ne parli più”-concluse seccamente mentre, sicuro di sé, lanciò uno sguardo d’intesa al cameriere.
Però, mamma sempre più indomita e risoluta, non si fece scoraggiare e, per esprimere il suo disappunto, gli tirò un pizzico sulla mano, mentre gli sussurrava all’orecchio:”T’ho detto solo trippa, non insistere!”
Babbo cacciò un urlo di dolore, mentre il cameriere sobbalzò , impallidì e poi chiese , con voce tremula:
”Ma che succede?”
Papà fece finta di nulla, si ricompose , si passò una mano sui capelli e alla fine ordinò :due uova per me, una trippa doppia porzione a mamma, e una bistecca alla fiorentina per lui.
Nulla di grave ,dunque, ma i miei non mancavano di dar spettacolo di loro seppur in modo divertente e simpatico; babbo del resto era un uomo sanguigno e caciarone, che, come tanti baresi,e lui lo era… esprimeva i propri dissensi ad alta voce,incurante della gente che spesso è priva di spirito, fin troppo discreta e silenziosa e così si perde il bello della vita.
A proposito ho usato prima il termine “ caciaroni”, non a caso, perché, anche a Roma, città tanto amata dai miei cari genitori sorgevano diatribe di ogni tipo.
Una volta arrivati nell’Urbe ,babbo e mamma,come sempre, prendevano posto nella stessa pensione e amavano frequentare anche una trattoria molto in auge a quei tempi…;del resto, non disdegnavano di assaporare i piatti tipici di quella incantevole città: coda alla vaccinara, trippa, pasta alla carbonara e chi più ne ha più ne metta.
Meno male che a Roma il piatto forte non è la bistecca alla fiorentina…ma ,in compenso, si mangiano i famosi maritozzi.
Papà, ghiottone e buongustaio quanto mai, come mamma del resto, se li gustava la mattina , in un bar del centro a due passi da piazza Navona.
Ma, quel giorno, mamma voleva solo il latte macchiato ed io, giusto per complicare le cose, volevo un krapfen.
“Un krapfen a Roma? –osservò papà- ma ci sono i maritozzi che sono una squisitezza…”.
Mamma imperterrita rifiutò ,come io del resto, e così , come a Firenze, babbo, dopo ulteriori insistenze, lanciò qualche improperio.
Ma, a ben pensarci, il quantum del contendere, stava nel fatto che babbo era un uomo buono e generoso, sempre pronto a colmarci di attenzioni e premure e, va da sé, che voleva sentirsi gratificato…insomma ,come dire…almeno un grazie!
Ma, io ero troppo presa a gustarmi i krapfen, e ,mamma era sempre più preoccupata di non spendere troppo e , così, papà mostrava il suo legittimo disappunto ad alta voce…sempre più solo e incompreso.
In quel mentre, entrarono nel bar due romani…;osservarono babbo e, udendo la sua voce possente ed altera, sussurrarono tra di loro:”Aoh! È arrivato l’orso” ed iniziarono a sghignazzare e ad aggiungere altri commenti incomprensibili.
Ed io, che non mi facevo mai gli affari miei, mi avvicinai a papà e gli sussurrai indicandoli:” quei due signori hanno detto che sei un orso”.
“Chi?cosa?-rispose babbo, che si voltò come una furia, verso di loro
colto da una crisi di nervi…ma, anch’essi, spaventati dalla stazza e dal cipiglio di babbo, pensarono bene di uscire in tutta fretta dal locale anzi di darsela a gambe levate.
Tornò tutto come prima: io con il mio krapfen, mentre mamma sorseggiava incurante il suo latte macchiato e babbo, che fino all’ultimo le suggeriva di mangiarsi un maritozzo.
Ma lei, risoluta più che mai, gli rispondeva di non insistere.
Ed , io, che facevo durante queste liti apparentemente atipiche o inutili? Francamente non prendevo le parti di nessuno; mi limitavo ad ascoltarli.
Forse non riuscivo a capire o ero troppo presa da altri pensieri o, dal fatto che, mi sentivo la bruttina di famiglia.
Se papà e mamma erano alti e belli, nonché i miei cugini e le zie, io ero piccola e bruna e così del resto sono rimasta; però nel tempo, a dire il vero, sono migliorata.
Sono diventata col fiorire degli anni, una mini donna tutta curve…insomma una specie di ” little lollo”.
Mi sono anche aiutata con un po’ di trucco e un filo di tacco e, perciò, mi sento molto vicina a Berlusconi e Brunetta; anche se io sono la loro parte migliore…insomma la più bona.
Tornando a noi , c’è da aggiungere che mamma aveva una voce bellissima, dai toni alti, a volte caldi, dipendeva dalle circostanze, dunque da doppiatrice.
Ma sì…avrebbe potuto prestare la sua voce alle attrici del muto o alle splendide e fascinose Marlen Dietrich e Greta Garbo…
Già me le vedevo, aggrappate alle tende, con lo sguardo perso, con gli occhi cerchiati di nero che conferivano al loro viso un aspetto ancor più tragico, con le braccia sollevate, o le mani tra i capelli, isteriche, eccessive, esaltate, esclamare, in preda alla disperazione più assoluta:” No, il maritozzo no!”.
 

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