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Bianco thriller

Bianco thriller

un racconto di Franca Berardi

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Bianco thriller

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Lunga fila di macchine, immerse nella nebbia più totale, ed intorno, il silenzio… anzi no…, talora si odono rumori ovattati dalla neve scesa da poco.tto è fermo…, un ingorgo che dura da troppo tempo ormai… da incubo.
Ma ecco che all’improvviso iniziano a suonare i clacson e a rombare i motori…e,come in un’orchestra, si levano le voci di chi d’acchito, si è risvegliato da quel torpore:
“E allora cosa stiamo aspettando?- urla qualcuno dalla fila- diamoci una mossa”.
Ma solo due uomini per il vero, decidono di andare a verificare che cosa sia accaduto.
Sono avvolti dalla nebbia che, è talmente densa, da nasconderli agli occhi di tutti.
Dopo un lungo percorso, quasi stremati , intravedono alfine la macchina che ha bloccato ogni cosa e la raggiungono.
Accanto ad essa, un grande camion che quasi la sovrasta…ed il camionista, che piange disperato ed urla:”Non è colpa mia, sono loro che non mi hanno visto…mi sono venuti addosso”.
S’intravedono due sagome nell’auto; uno dei due apre con forza la portiera senza indugio alcuno; una giovane donna esanime gli cade tra le braccia; accanto a lei c’è una signora anziana priva di conoscenza, dietro, un bambino piccolo che non piange, non si muove, pare che dorma.
L’uomo lo prende tra le braccia, lo scuote; non reagisce…
Senza farsi domande, entrambi decidono di partire verso il primo ospedale, mentre più in là si sente la voce disperata del camionista che li implora:
“Fate presto, salvateli vi prego.


E ci arrivano ,seppure a fatica, in un ospedale… alfine, sebbene abbia ripreso a nevicare e, l’impietosa nebbia, si infittisce sempre più fino a circondarli, quasi a stordirli.
Una volta giunti davanti al pronto soccorso, suonano il clacson più volte ma nessuno risponde né accorre…, intorno a loro ci sono solo lettighe vuote, null’altro.
Entrano così di corsa nel pronto soccorso, ma trovano soltanto un medico che sta lottando con un uomo, forse un paziente.
Lo tiene fermo contro un muro, mentre l’altro si dimena e si lamenta.
Il dottore lancia uno sguardo ai nuovi arrivati ed esclama seccato:”Che c’è?”
“Abbiamo due donne in macchina ed un bambino, forse sono gravi o morti.
La prego, ci aiuti!”.
“E come faccio? Non vedete come sono messo?Piuttosto chiamate qualcuno…
se ,andate in fondo al corridoio, troverete la neurologia, prima o poi, un infermiere vi verrà in soccorso”.
E così fanno, ma, arrivati in quel reparto, tutto è buio; ci sono camere , studi ,l’infermeria e soltanto quelli…intorno, il silenzio ed un vuoto inquietante.
Senza dire parola alcuna , ma esterrefatti, iniziano a salire le scale; entrano in altri reparti attraversando lunghissimi corridoi maledettamente interminabili, ma anche lì non c’è anima viva.
Tutto è abbandonato, vuoto, irrimediabilmente desolante.
Essi, dunque, sono costretti a tornare indietro… ma non capiscono bene ove si trovino; maledizione!
Sembrano finiti in un altro dedalo di corridoi e di camere, dunque un labirinto…
ed intanto un silenzio incombente, talmente intenso, da far star male.
Alla fine ansimanti, dopo un lungo girovagare, si ritrovano fortunosamente al punto di partenza e, quindi, davanti al pronto soccorso.
“Ed allora?” –chiede il medico- mentre il suo paziente inizia ad abbandonarsi, striscia con una spalla lungo il muro, scivola fino a terra, cade in ginocchio con il capo chino.
“Ma che dite?, non c’è nessuno nei reparti?
Strano… a meno che, non siate finiti nella vecchia ala dell’ospedale …provata nell’ala nuova, quell’altra, non è più funzionante”- e sorride-.
Ma, certo, pensano senza alcun indugio i due uomini; del resto non poteva essere che così… anzi, deve essere solo e soltanto così: una spiegazione chiara e rassicurante
“E dov’è l’ala nuova?” –si limitano a chiedere-.
“Dall’altra parte, a sinistra…in fondo”-risponde il dottore-, che inizia ad armeggiare con una siringa.
I due riprendono a correre, mentre percepiscono sempre di più che qualcosa di irreale sta accadendo attorno a loro e quel medico non li convince proprio.
Comunque non c’è tempo per capire…forse è solo un brutto sogno e, prima o poi, tutto tornerà alla normalità.
Arrivati nella direzione indicata, non trovano anima alcuna, ma solo e sempre reparti, letti, laboratori, studi abbandonati ed ancora camere, reparti e lunghi corridoi.
E mentre corrono trafelati, i due uomini, iniziano a guardarsi intorno; rallentano l’andatura, si fermano e portano le mani alla testa mentre uno dei due urla:
”Ma dove stiamo andando? Che stiamo facendo? Qui non c’è nessuno e ,quel medico ci sta prendendo per i fondelli! Ora torniamo da lui…; lo affronterò, lo afferrerò per il collo e lo obbligherò a spiegarmi tutto!”
L’altro lo ascolta quasi inebetito, ansimante, poi ribatte con un fil di voce:
“Hai ragione, stiamo girando a vuoto… maledizione!”
E ,mentre lo dice, sbatte contro un mobiletto che cade rovinosamente per terra trascinando con sé vassoi ed altri oggetti.
“Maledizione! –urla nuovamente- andiamo via di qui!”.
Ma , mentre stanno discutendo, hanno la sensazione di udire passi e rumori provenire dai piani superiori.
Non esitano a controllare;…salgono mille gradini, aprono mille altre porte e…, altri reparti ancora si offrono ai loro occhi e, nella corsa disperata alla ricerca di qualcuno, finiscono in una sala operatoria.
Ci sono su un tavolo pezzi di organi umani, perfettamente conservati…forse i resti di un intervento o di un’autopsia; comunque sia, intorno a loro, nessuna forma di vita.
I poveretti, in preda ad un autentico terrore, dopo altre affannose corse, sempre più inutili…, soli ,terribilmente soli, iniziano a tremare, ma comunque sia tornano in pronto soccorso, ma stupiti constatano che non c’è più il medico né quel suo strano paziente che teneva accanto a sé.
I due si mettono ad urlare dalla rabbia e dallo sgomento…dunque avevano ragione, i loro sospetti erano quanto mai fondati… e così, escono velocissimamente fuori; si dirigono verso la macchina per controllare lo stato delle donne e del bambino…
Ma di loro, non c’è più traccia.
Nuovamente i due malcapitati si sentono percorsi da fremiti ancor più intensi, mentre l’angoscia si palesa nei loro occhi; come in preda alla follia , iniziano a prendere a calci la macchina ed a urlare frasi sconnesse.
La nebbia, intanto, sta assumendo proporzioni inquietanti e così anche la neve che incombe più che mai su di loro,con fiocchi quasi giganteschi.
Decidono dunque, di scappare via da quel maledetto posto senza soffermarsi a pensare, senza cercare di trovare un nesso a tutto ciò; ogni cosa appare assurda, inverosimile, quasi grottesca.
Entrano in macchina e si allontanano velocemente da quel posto e, man mano che ne prendono le distanze, l’ospedale appare come un immenso blocco marmoreo inghiottito dalla nebbia.
Accelerano ancor di più, sembrano quasi aver preso il volo tanto è il terrore che ormai li pervade.
Ma non andranno molto lontano…
Si sentono strani, intorbiditi, quasi incapaci di rimanere svegli; uno dei due, decide alfine di fermare la macchina, di riposarsi un po’.
Intanto, la mente va ancora a quei terribili momenti vissuti in quell’ospedale.
Uno dei due, in particolare, sembra ancora molto scosso, l’altro, invece, pare più sollevato e così, dopo aver ripreso fiato, esordisce con un:
“ Forse ci siamo fatti suggestionare più del consentito.

Magari quell’ospedale è realmente chiuso da molto tempo come tanti altri del resto…che ne pensi?”
“E di quello strano medico che mi dici?” – ribatte prontamente l’altro-“
“Probabilmente è solo un povero matto che si spaccia per quel che non è…magari ha trovato un camice abbandonato tra le varie cose e lo ha messo su, oppure –aggiunge con enfasi, quasi a voler allentare la tensione- è uscito a soccorrere quelle due donne e il bambino.
Le avrà portate in un reparto…mentre noi ci siamo persi in quell’ospedale così grande, troppo grande, al punto da stravolgere anche la nostra mente.”.
Ma, mentre parla, si volta a guardare l’amico che si è profondamente addormentato ed anche lui, spossato e vinto, decide di appisolarsi magari per qualche minuto.
Poi saranno a casa ,continua a pensare, e tutto tornerà come prima e, quella maledetta nebbia, scomparirà e così anche la neve.
Ha un gran voglia di rivedere i suoi, di abbracciarli come non mai, e ,del resto, fra un po’ sarà Natale.
Ma la neve scende sempre più copiosa…
Nel giro di poco tempo, ricopre tutta la macchina…
Ed ,intanto, intorno a loro, sulla neve fresca che più abbondante cade, s’intravedono a stento dei corpi…si distinguono, comunque sia, le braccia, le teste ed altre parti del corpo.
Sono quasi del tutto coperti da un manto bianco e disseminati un po’ dovunque,
ma quel che sconcerta è che indossano dei camici bianchi.
Appaiono inermi, come manichini…, resi tali, dal rigor mortis…;gli occhi spalancati, le braccia alzate al cielo quasi a cercare aiuto.
Non c’è sangue intorno, ma solo silenzio ed un gelido vento, mentre in lontananza…, proprio lì, in quel dannato posto, ove accade l’imponderabile e tutto ciò che travalica ogni immaginazione, si ode la inconfondibile musica di Merry Christmas.
Intanto i due uomini, nella macchina, sono lì, già da qualche ora ormai.
Hanno gli occhi socchiusi, le bocche aperte ed una strana postura…pare che dormano…ma dormono?
Man mano che passa il tempo, la meravigliosa melodia si avverte sempre di più ,sospinta dalla tramontana, ed,intanto, la calda voce di Frank Sinatra canta le parole di quel motivo così dolce e suggestivo…
Auguri, dunque, auguri ancora maledetta notte, e auguri anche a te luna!
 
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