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Tango

Tango

un racconto di Franca Berardi

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Tango

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Serata calda, maledettamente afosa , umida, che si perdeva immonda tra le strette vie di un sobborgo di Buenos Ayres.
Una giovane donna, quasi nuda, si rigirava nel suo letto insonne.
Pensava a lui, a quell’uomo che l’aveva distrutta con il suo ennesimo rifiuto e con il suo definitivo abbandono.
Ella , in lacrime, si struggeva per lui, mentre graffiava il cuscino ed emetteva lamenti sempre più soffocati.
Giù , per strada, si sentivano i rumori della gente che passava, i loro umori commisti agli odori di cibo che , di lì a poco, sarebbe stato consumato.
Si udiva anche la musica sempre più intensa di un tango.
Malinconica, passionale e talora tragica, si diffondeva nell’aria ed entrava diritta nel cuore.
Alcuni passanti si erano fermati di colpo ed avevano iniziato a ballare in mezzo alla strada; altri erano saliti sui tavolacci di un bar.
La finestra di lei si affacciava sopra quel locale tetro, lercio ed intriso di ogni odore; lei , seppur scomposta, quasi discinta smise di piangere, si alzò e andò a vedere, quel che accadeva, nascondendosi tra le tende.
Ogni sera era sempre la stessa storia, ogni occasione era quella buona per ballare trascinati dalle note intriganti e struggenti del tango…impossibile resistere!
Intanto , intorno, si spargeva l’odore acre di carne cotta alla brace.
La giovane donna osservò alfine un ragazzo seduto ad un tavolo, uno dei tanti.
Sembrava guardare disincantato quello che accadeva intorno a sé ; pareva fosse lì per caso.
Lo sguardo di lei indugiò a lungo su di lui…era bello, di una bellezza particolare ed anche lui, dopo un po’, sollevò gli occhi nella sua direzione e si avvide della sua presenza.
Lei, d’istinto si coprì nuovamente con una tenda ma, nonostante ciò, si intravedeva un suo seno.
Lui sorrise, si alzò e la invitò a scendere con un cenno del capo; lei non se lo fece ripetere neanche una volta.
Infilò una veste qualsiasi, la prima che trovò, si asciugò gli occhi, si sciolse i capelli e, scese scalza, per strada.
Lui era lì che l’aspettava; alto, slanciato , pronto…anzi, scalpitante.
Si fecero trasportare ineluttabilmente dalla musica; ella era ormai dentro di loro…i loro corpi erano vicini, molto vicini.
Lui la stringeva con forza, mentre i suoi occhi penetravano quelli di lei e lei, altera, non li abbassava.
Ormai quel ballo che li aveva presi e travolti; anzi… ma man mano che passava il tempo, era diventato una lotta, un corpo a corpo, un duello.
Lei, con la gamba , si avvinghiò al corpo di lui; lui la sospinse con forza obbligandola a girare più volte su stessa…poi lei reclinò la nuca all’indietro in una posa figurata e si abbandonò tra le sue braccia.
L’uomo l’aveva piegata, dunque, al suo volere ed , intanto, la danza continuava tra passi cadenzati, sinuosi, lenti; i loro corpi erano madidi di sudore , incollati inesorabilmente uno all’altro, quasi inseparabili.
Altre persone intorno a loro, ballavano compunte, severe, con lo sguardo rivolto verso il basso; controllavano i passi, le movenze; nulla era lasciato al caso.
Un piccolo errore poteva compromettere l’esito del ballo…il tango, peraltro, è una cosa seria!
Del resto gli ispanici sono così!
Vivono tutto fino all’ultimo respiro, senza risparmio alcuno, come un tango, come se fosse per l’ultima volta.
Lui sentiva il seno di lei contro il suo petto, percepiva il suo respiro quasi affannoso.
Sentiva che si stava eccitando e, così, il suo sguardo si pose nuovamente sulla ragazza per controllarla.
Lei era lì, tremante ma fiera, il viso rivolto altrove, mentre una sua gamba piroettò intorno al fianco di lui…osò toccarlo più volte come per saggiare una sua reazione.
Lui si sentì provocato; le prese i capelli tra le mani e glieli tirò delicatamente…faceva parte forse di una mossa di danza… chissà!
Lei gemette dal piacere, non se l’aspettava, intanto il ballo continuava.
I loro passi erano perfetti, sincronizzati come i loro movimenti; sembrava si conoscessero da sempre ed avessero ballato da una vita.
Erano così belli insieme!
Poi intorno a loro, d’improvviso, il silenzio; ormai la musica era finita, molti erano andati via ed intanto, era calato il buio su quella stradina diventata deserta.
Lei sussultò come se si fosse risvegliata da un sogno; si staccò da lui…lui tentò di trattenerla, ma la ragazza riuscì a sfuggirgli.
Salì di corsa in camera sua; era sconvolta, allibita.
Come un automa si spogliò velocemente , era completamente coperta dal sudore; si buttò sul letto esausta.
Doveva farsi una doccia… pensava, mentre sentiva l’odore di lui sulle sue braccia, sul seno, sul suo splendido corpo.
Lui aspettava giù; si era acceso una sigaretta e nel frattempo che lo faceva, si annusava a lungo.
Percepiva, inebriato, il profumo di lei sulla sua pelle…la voleva!
Di lì non si sarebbe mosso; sapeva bene che lei, prima o poi, l’avrebbe invitato nella sua alcova.
Forse tra le sue braccia, lui avrebbe dimenticato la sua donna che lo aveva lasciato; egli non aveva più lacrime, ma una gran voglia di vendetta e di rivincita.
Lei, frattanto, lo controllava dalla finestra; spiava ogni sua mossa… nascosta dalla tenda; era ormai nuda, splendida e la luce della luna, esaltava le sue forme morbide ed invitanti.
Lui salì senza indugio, la porta era aperta; entrò così in quella stanza oscura.
Lei era in un angolo, ansimante , con gli occhi spalancati, le carnose labbra dischiuse come a volerlo baciare.
Lui l’afferrò con forza, la spinse contro di se, le fece sentire che era molto, troppo eccitato.
Nuovamente la prese per i capelli, le baciò il collo ed iniziò ad annusarla, indi , le morse dolcemente un seno; era bello, grande, materno…poi, con una lunga carezza, le circondò i fianchi.
“Che buon odore che hai –le sussurrò amabilmente-ora non mi sfuggi più”.
Lei tremante s’inginocchiò davanti a lui:
”Abbi pietà di me –rispose in modo quasi teatrale- non farmi del male!”
Il giovane uomo la guardò diritto negli occhi e, poi, aggiunse:
“Vuoi anche tu quello che desidero io?”
“Sì!” – rispose lei – ormai ebbra di passione, confusa, esaltata e piegata al suo volere.
Lui non ebbe più alcun tentennamento; con una mano, buttò giù tutto quello che c’era sopra un tavolo; la sollevò e la pose sopra di esso.
Era , di certo, un atto di sorprendente virilità.
Lei sobbalzò presa da un piacere ancora più intenso ed esaltante, mentre lui ancora , nuovamente, le chiese:
“Lo facciamo adesso? Qui? ne sei sicura?”
Lei annuì.
Iniziarono , così, a danzare.
“ed intanto la notte langue,
come pallida luna esangue,
come lasciva storia,
senza più fortuna”.
 

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