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Come richiamare il nostro cane…e smettere di corrergli
dietro
di Michele
Caricato
con la collaborazione di Laura di Marco |
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Abitudini e stimoli
Abbiamo appurato che rispondere al nostro richiamo dovrebbe essere
una bella abitudine oltre che buona.
Perché ciò accada dovremmo riuscire a mettere il cane nelle
condizioni di obbedire facilmente al nostro “invito”.
La prima regola è quindi osservare bene l’ambiente che ci circonda
prima di lasciarlo libero.
Nessuno lo conosce meglio di noi e credo che, con un po’ di
attenzione, saremo in grado di valutare la situazione e capire se ci
sono degli elementi di disturbo che potrebbero impedirgli di
“ascoltarci”.
Se siamo ad esempio in un’area cani, la presenza dei suoi migliori
amici che lo invitano a giocare non è certo una condizione ideale
per iniziare ad esercitarsi al richiamo.
Anche uno spazio in campagna, apparentemente privo di stimoli,
potrebbe rivelarsi invece così denso di odori da risultare una
irresistibile distrazione. |
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La sicurezza è fondamentale e per due motivi: innanzitutto non
dobbiamo rischiare che al nostro amico succeda qualcosa e in secondo
luogo è fondamentale essere molto rilassati quando lo richiamiamo
per non far trasparire, con la voce o con il corpo, alcun tipo di
apprensione.
A proposito di linguaggio del corpo dobbiamo anche imparare a
guardare con gli occhi di un cane; soprattutto se si tratta di un
cucciolo ricordiamo che lui ci vede come dei giganti (anche se non
lo siamo) e quindi dobbiamo provare ad immaginare come sarebbe
andare verso qualcuno che è alto 5 metri.
Abbassarsi, le prime volte, è buona abitudine.
Ha molta importanza
anche il tono della voce che dovrebbe essere suadente ed invitante
(neanche noi avremmo tanto entusiasmo se andassimo verso qualcuno
che ci chiama in maniera sgradevole).
Infine può esserci utile conoscere i meccanismi che aiutano
l’apprendimento del nostro amico ed esaminarne i concetti
fondamentali: |
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Rinforzo positivo: DA FARE.
Si tratta semplicemente di far trovare qualcosa di gradevole
all’arrivo del cane; dovrà ricevere sempre coccole e carezze unite a
tanto entusiasmo, qualche volta un bocconcino e altre volte un
gioco.
Rinforzo appetitivo negativo: DA FARE.
Nonostante questa definizione possa ingannare e sembrare ostile, al
contrario si tratta di allontanare il cane da una situazione
negativa; ad esempio possiamo chiamarlo se lo vediamo in difficoltà
o ha paura di qualcosa.
In questo modo assocerà il venire da noi
alla fine di una sensazione sgradevole.
Punizione positiva: DA NON FARE.
Il cane non va mai sgridato e tantomeno punito se non viene al
richiamo.
Anche se torna dopo un’ora di fuga non deve mai trovare
alcun tipo di avversione da parte nostra altrimenti la volta
successiva non tornerà più.
Punizione negativa: DA EVITARE.
Si tratta di interrompere un’attività gradita al cane. Chiamarlo
mentre sta mangiando o giocando con i suoi compagni può essere
sgradevole ed è quindi da evitare nella fase iniziale
dell’apprendimento.
In una seconda fase staremo molto attenti a proporgli un’alternativa
superiore (esempio, se lo chiamiamo mentre sta mangiando le sue
crocchette al suo arrivo troverà un piatto di lasagne!!).
Tutto questo, ben inteso, non sarà più necessario una volta appreso
il meccanismo del richiamo.
di Michele
Caricato
con la collaborazione di Laura di Marco |


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