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Giovanni Paisiello
o Paesieixo nacque a Taranto il 9 maggio 1740.
A circa quindici anni venne iscritto al Conservatorio di Sant'Onofrio a
Napoli, all'epoca unico importante centro di educazione musicale del sud
dell'Italia dove rivelò ben presto non comuni doti musicali, scrisse
alcuni intermezzi che lo fecero conoscere al pubblico..
Insofferente alla severa disciplina scolastica, nel 1763 abbandonò il
Conservatorio, prima dello scadere del suo contratto di discepolo
- insegnante con Francesco Durante, per recarsi a Bologna al seguito
dell'impresario Carafa.
A Bologna e Modena rappresentò con grande successo i suoi primi lavori
teatrali, "La Pupilla" e "Il Mondo a Rovescio", "Il
Marchese di Tidipano", la fama dei quali gli valse l'invito a
rientrare a Napoli dove compose opere per i due principali teatri
cittadini, il Teatro Nuovo e il San Carlo.
Rientrato a Napoli, nonostante la popolarità di Nicola Piccinni,
Domenico Cimarosa e Pietro Guglielmi, dei cui trionfi si dice fosse
amaramente geloso, produsse una serie di opere di successo, una
delle quali, "L'Idolo Cinese", provocò grande scalpore presso il
pubblico napoletano.
Dal 1776 al 1784 lavorò alla Corte di San Pietroburgo in Russia invitato
da Caterína II, grande protettrice delle arti e amante dell'opera
italiana.
Alla corte russa Paisiello scrisse lavori seri come "Nitteti",
"Achille in Sciro" e "Demetrio", ma divenne famoso musicando libretti
esilaranti e di grande effetto comico quali "Gli Astrologi Immaginari"
su libretto del Bertati, "Il Mondo della Luna", "Il Barbiere di
Siviglia" su libretto di Petroschini tratto da Beaumarchais, e "La Serva
Padrona" nel 1781, su libretto di G. A. Federico già musicato nel 1733
da Pergolesi.
Paisiello tornò a Napoli nel 1785, transitando, riverito ospite, per
Varsavia e fermandosi a Vienna il tempo per scrivere "Il Re Teodoro".
Dal 1802 al 1804 è alla Corte di Napoleone per il quale compone la
"Messa solenne" e il "Te Deum" per l'incoronazione di Napoleone a
Imperatore dei Francesi tenuto in massima considerazione dall'imperatore
ma malvisto dal pubblico parigino, che accolse così freddamente la sua
opera "Proserpina"
che egli richiese il permesso di ritornare in Italia.
Rientrato a Napoli Paisiello vide la sua fama misconosciuta dai Borboni
tornati a regnare su Napoli dopo la parentesi napoleonica che lo avevano
visto alla corte di Parigi e ormai la sua verve creativa era ora
incapace di accontentare le richieste di nuove idee che gli venivano
fatte.
Le opere di Paisiello (se ne conoscono 94) abbondano di melodie, la cui
bellezza leggiadra è tuttora apprezzata. La più conosciuta tra le sue
arie è "Nel cor più" dalla "Molinara", immortalata anche nelle
variazioni di Beethoven. La sua musica sacra fu ponderosa, comprendendo
8 messe, oltre a numerosi lavori minori: produsse anche 51 composizioni
strumentali e svariati pezzi separati. Manoscritti delle partiture di
molte sue opere vennero donate alla biblioteca del British Museum da
Domenico Dragonetti.
La biblioteca dei Girolamini a Napoli possiede un'interessante raccolta
di manoscritti che registrano le opinioni di Paisiello sui compositori a
lui contemporanei, e ce lo mostrano come un critico spesso severo,
soprattutto del lavoro di Pergolesi.
Paisiello morì a Napoli il 5 Giugno 1816
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