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Introduzione cause ambientali e possibilità di indagine

Nanopatologie: Introduzione cause ambientali e possibilità di indagine

Il lavoro del gruppo di Modena
Stefano Montanari*, Antonietta M. Gatti**
* Nanodiagnostics, Via E. Fermi 1/L, 41057 San Vito (Modena)
** Laboratorio di Biomateriali, Università di Modena e Reggio Emilia

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L’uomo è sempre vissuto in un ambiente polveroso: i vulcani, l’erosione delle rocce, la sabbia di deserti e spiagge trasportata dal vento, gl’incendi boschivi, sono tutte fonti naturali di polveri più o meno fini.

A seconda della loro dimensione, questi minuscoli granelli restano più o meno a lungo in sospensione in atmosfera e possono essere trasportati per migliaia di chilometri.

Le sabbie sahariane arrivano non raramente in Europa e sono le responsabili delle piogge rosse che di tanto in tanto cadono sui nostri territori.

Le stesse sabbie, pur non essendo particolarmente fini dal punto di vista granulometrico, si trovano al di là dell’Oceano Atlantico, sulle coste orientali statunitensi, e risultano particolarmente visibili alle Isole Bahamas dove spiccano per colore sulle rocce vulcaniche native.

Ma se la Natura è responsabile di una certa quota delle polveri che si trovano nell’ambiente, è l’uomo con le sue attività ad esserne il grande produttore.
Restando in sospensione, è inevitabile che le polveri siano inalate insieme con l’aria e, cadendo al suolo, è altrettanto inevitabile che queste finiscano su frutta, verdura e foraggio, entrando così nella catena alimentare di uomini e animali.

Come interagiscano queste polveri con l’organismo, quali effetti provochino, se mai hanno effetti, è sempre stato un argomento studiato con relativamente scarso approfondimento.

La medicina, soprattutto quella del lavoro, se ne occupa da lungo tempo descrivendo alcune affezioni a carico dei polmoni quali la silicosi, l’asbestosi, la talcosi e l’antracosi, classificandole come pneumoconiosi ed osservando le formazioni fibrotiche nodulari che queste provocano, ma non molto di più.

È di recente che, nello stesso ambito medico, si comincia a rendersi conto che le polveri possono essere responsabili di ben altro e che l’incremento vertiginoso della loro concentrazione in atmosfera va di pari passo con l’incremento di affezioni, per esempio, di natura cardiovascolare, e che cominciano anche ad essere fortemente sospette malattie tumorali, malattie neurologiche, malattie della sfera sessuale e malformazioni fetali.
Anche il vistoso aumento delle patologie allergiche, specie a livello pediatrico, o di sensibilizzazione potrebbe essere correlato a fenomeni d’inquinamento ambientale o a prodotti d’uso comune quale, ad esempio, il cemento cui vengono sempre più spesso addizionate le ceneri che residuano da processi di combustione di rifiuti.

Le nanopatologie, pur coinvolgendo non pochi campi della medicina, sono argomento senza dubbio nuovo al di fuori di ambiti scientifici molto particolari e ancora riservati agli addetti ai lavori.

Volendo offrire una loro definizione succinta, le nanopatologie sono le malattie provocate da micro- e, soprattutto, nanoparticelle inorganiche che riescono a penetrare nell’organismo, umano o animale che sia, sortendo effetti i cui meccanismi in gran parte ancora da indagare e indipendenti dall’origine delle particelle. [1] Schulz, H., Harder, V., Ibald-Mulli, A., Khandoga, A., Koenig, W., Krombach, F., Radykewitz, R., Stampfl, A., Thorand, B., Peters, A., Cardiovascular effects of fine and ultrafine particles. J. Aerosol Med. 2005, 18, 1-22.




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