La storia dell'arte metallurgica in Valle Sabbia e nel Bresciano



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La storia dell'arte metallurgica in Valle Sabbia e nel Bresciano

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Le valli Camonica, Trompia e Sabbia vantano da secoli una solida tradizione nel campo della lavorazione del ferro, o delle ferrarezze, come erano chiamati in passato tutti i prodotti connessi ad essa.

In Valle Sabbia esistevano fin dal Medioevo numerosi forni fusori: Anfo, Bagolino, Forno d'Ono, Lavenone, Levrange, Vivemmo, Odolo e Vestane.

In tali località, anche se attualmente non rimangono edifici o impianti a ricordare il glorioso passato produttivo, la toponomastica attesta l'antica presenza di queste strutture legate all'arte del ferro.

In Valle Trompia invece sorgevano i forni di Collio, Bovegno, Pezzazé, Tavernole.

Questi siti produttivi erano, non a caso, concentrati in una area ristretta, poiché occorrevano necessariamente determinate condizioni per la loro presenza, infatti per produrre la ghisa erano indispensabili tre elementi naturali concomitanti: acqua, carbone e minerale.
slitta tracklét
tracklét
La Valle Sabbia era ricca di corsi d'acqua e di boschi di una certa età, da cui ricavare il carbone, ma era povera di minerale di ferro che veniva scavato nelle miniere della limitrofa Valle Trompia e poi trasportato a dorso di muli nella nostra valle.

Nelle miniere di Bovegno, Collio e Pezzaze avveniva l'estrazione del minerale, che successivamente subiva un articolato processo che portava prima allo spezzettamento e poi all'arrostimento; quest'ultima operazione era eseguita nella regana, una specie di fornace.

Infine il minerale, dopo essere stato opportunamente lavato in ampie fosse piene d'acqua al fine di eliminarne le residue impurità, era trasferito nei luoghi di utilizzo.

I mulattieri, coloro che con l'ausilio degli animali trasportavano il minerale dalla limitrofa Valle Trompia, impiegavano sei ore per raggiungere il Forno di Livemmo.
Spesse volte usavano una slitta di montagna, il cosiddetto tracklét passando dal Passo Termine e dal Passo Croce.

Le cappellette votive e le osterie erano i rifugi che ospitavano per la notte questi lavoratori, i quali poi riprendevano la via del ritorno.

Alcuni interessanti toponimi nelle vicinanze di Belprato, come Regane o Reganel, ricordano il duro lavoro di ripulitura del materiale che veniva svolto anche in loco.

Combinando il carbone di legna, che era il petrolio di allora, con il minerale si otteneva la ghisa che, attorno a 1200°, fondeva.

Alla fine del 1400 la lavorazione del ferro trovò, a livello europeo, il punto di massimo fulgore in provincia di Brescia, tanto che il nostro territorio si trovava in concorrenza con le più grandi potenze metallurgiche del tempo: la Svezia e la Gran Bretagna.

Brescia allora aveva il monopolio del ferro.


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