|
|
 |
|
|
Le celebrazioni del 200° anniversario della nascita di
Charles Darwin avrebbero dovuto essere un’ottima occasione per rendersi
conto di quanto la scienza sia vulnerabile a influenze esterne che
perseguono scopi propri ed estranei alla ricerca della conoscenza.
Quello di Darwin è, infatti, un caso particolarmente grave: il suo
lavoro fu inizialmente osteggiato, poi per lungo tempo è stato
esageratamente osannato e ancora adesso è deliberatamente travisato per
scopi che dovrebbero preoccupare l’opinione pubblica. |
 |
|
 |
Questo argomento è stato invece appena accennato in quest’anno di
celebrazioni, ma sarebbe bene diventarne coscienti prima della sua
chiusura.
In questo articolo cerco di condividere con il
pubblico quello che l’enorme letteratura specialistica della storia
della biologia ha già rivelato da qualche decennio sulle
interferenze politiche nelle idee evoluzionistiche.
Non ci occuperemo quindi dei noti aspetti scientifici delle scoperte
di Darwin, ma della storia delle idee evoluzionistiche e di come
siano state travisate, oppure omesse, negli ultimi centocinquanta
anni.
Questo solleverà questioni interessanti per il cittadino attento ai
rapporti tra scienza e società. |
|
La nascita dell’evoluzione
Prima osservazione: Charles Darwin non scoprì l’evoluzione.
L’idea trasformista (come si chiamava allora) emerse nella sua pienezza
alla fine del Settecento.
A quel punto la disciplina della geologia era già abbastanza avanzata da
proporre con certezza che la superficie della terra aveva subito
travolgimenti notevoli nel corso dei millenni precedenti.
Altra certezza naturalistica era che i diversi esseri viventi già
studiati attorno al mondo erano perfettamente adattati ai diversi
ambienti fisici in cui vivevano in quel momento.
Lo zoologo del Museo di Storia Naturale di Parigi, Jean-Baptiste de
Lamarck, fece allora un semplice ma coraggioso ragionamento: se le
attuali specie viventi sono adattate al loro ambiente, in passato devono
essere esistite forme diverse di esseri viventi, per essere compatibili
con gli antichi ambienti diversi, e i loro discendenti devono aver
subito importanti trasformazioni per adattarsi ai nuovi ambienti. |

Jean-Baptiste de
Lamarck |
|
 |
Presentò questa prima semplice ma corretta formulazione evolutiva nel
suo libro Filosofia zoologica che, curiosamente, fu pubblicato nel 1809,
proprio l’anno in cui nasceva Darwin.
Tutto questo non era in accordo con l’idea della creazione secondo
Genesi.
L’ambiente politico della Rivoluzione Francese, figlio stesso
dell’Illuminismo, aiutò il fiorire delle idee trasformiste, o
evoluzioniste come diciamo adesso.
Sull’altra sponda della Manica, al contrario, furono condannate come lo
fu la rivoluzione.
Il ragionamento fatto da Lamarck, valido ancora oggi,
dovrebbe essere ben conosciuto dal pubblico del 2009, che dovrebbe
anche celebrare il 200° anniversario della scoperta dell’evoluzione.
Perché continuare la confusione e far credere che fu Darwin a
scoprire l’evoluzione, mentre egli scoprì “solo” la selezione
naturale? |
|
A questo punto, per vederci chiaro nella storia delle
idee, bisogna capire la distinzione tra l’attendibilità di un evento
(l’avvenuta trasformazione delle forme viventi del passato, nel nostro
caso) e i meccanismi funzionali che lo sostengono (la selezione
naturale, per esempio).
Darwin propose appunto un meccanismo pratico che poteva spiegare il
trasformismo, il quale, come evento, era già stato descritto in Francia
solo in modo teorico cinquant’anni prima.
E’ importante rendersi conto che nel 2009 stiamo ancora discutendo sui
possibili meccanismi responsabili dell’evoluzione, ma non
sull’attendibilità dell’evento stesso, il quale è diventato ormai uno
dei fondamenti delle basi teoriche delle scienze biomediche.
La ricerca medica stessa non potrebbe operare al di fuori della teoria
dell’evoluzione.
Ma vediamo come l’ipotesi di Darwin nacque e fu subito osteggiata in
Inghilterra. |

Charles Darwin |
|
 |
Quando il giovane Darwin studiava a Cambridge per
diventare un sacerdote protestante, era in verità poco interessato
alla teologia e molto di più alla natura.
Lo faceva nello stile dei gentiluomini di campagna del tempo:
descrivere le specie viventi come immutabili capolavori della
creatività divina.
Gli eventi della vita lo portano poi a diventare un naturalista.
Il grande merito di Charles Darwin fu di fornire innumerevoli prove
convincenti di come gli esseri viventi si adattino a un ambiente
sempre in cambiamento e come lo facciano soprattutto attraverso due
meccanismi: il fenomeno della variabilità degli individui di una
popolazione e la maggiore capacità di riprodursi degli individui
meglio adatti al nuovo ambiente (La origine delle specie per
selezione naturale, pubblicato centocinquanta anni fa nel 1859). |
|
Egli chiamò la sinergia di questi due meccanismi
“selezione naturale”, riferendosi chiaramente al fenomeno della
“selezione artificiale” ben conosciuto da allevatori e agricoltori.
La novità metodologica di Darwin fu l’osservazione diligente e
abbondante dei fenomeni naturali, non solo la formulazione di
un’ipotesi, sia pur brillante, come fece Lamarck.
Infatti, Darwin fu un naturalista di grande qualità, scoprendo molti
altri fenomeni fondamentali, come quelli sull’origine degli atolli, la
riproduzione delle piante, il ruolo dei lombrichi nella qualità del
suolo e lo sviluppo dei crostacei. |

albero della vita di Charles Darwin |
|