Uso e abuso del pensiero di Charles Darwin



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La violenza inevitabile: una menzogna moderna

Uso e abuso del pensiero di Charles Darwin

prima parte articolo di Piero P. Giorgi

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Piero P. Giorgi ha insegnato biologia dello sviluppo, neurobiologia e storia della medicina per trentacinque anni in varie università del mondo. Il suo ultimo libro: “Violenza inevitabile – Una menzogna moderna”.
Jaca Book, Milano, 2008. Info www.pierogiorgi.org
Le celebrazioni del 200° anniversario della nascita di Charles Darwin avrebbero dovuto essere un’ottima occasione per rendersi conto di quanto la scienza sia vulnerabile a influenze esterne che perseguono scopi propri ed estranei alla ricerca della conoscenza.

Quello di Darwin è, infatti, un caso particolarmente grave: il suo lavoro fu inizialmente osteggiato, poi per lungo tempo è stato esageratamente osannato e ancora adesso è deliberatamente travisato per scopi che dovrebbero preoccupare l’opinione pubblica.
Questo argomento è stato invece appena accennato in quest’anno di celebrazioni, ma sarebbe bene diventarne coscienti prima della sua chiusura.

In questo articolo cerco di condividere con il pubblico quello che l’enorme letteratura specialistica della storia della biologia ha già rivelato da qualche decennio sulle interferenze politiche nelle idee evoluzionistiche.

Non ci occuperemo quindi dei noti aspetti scientifici delle scoperte di Darwin, ma della storia delle idee evoluzionistiche e di come siano state travisate, oppure omesse, negli ultimi centocinquanta anni.

Questo solleverà questioni interessanti per il cittadino attento ai rapporti tra scienza e società.
La nascita dell’evoluzione Prima osservazione: Charles Darwin non scoprì l’evoluzione.

L’idea trasformista (come si chiamava allora) emerse nella sua pienezza alla fine del Settecento.

A quel punto la disciplina della geologia era già abbastanza avanzata da proporre con certezza che la superficie della terra aveva subito travolgimenti notevoli nel corso dei millenni precedenti.

Altra certezza naturalistica era che i diversi esseri viventi già studiati attorno al mondo erano perfettamente adattati ai diversi ambienti fisici in cui vivevano in quel momento.

Lo zoologo del Museo di Storia Naturale di Parigi, Jean-Baptiste de Lamarck, fece allora un semplice ma coraggioso ragionamento: se le attuali specie viventi sono adattate al loro ambiente, in passato devono essere esistite forme diverse di esseri viventi, per essere compatibili con gli antichi ambienti diversi, e i loro discendenti devono aver subito importanti trasformazioni per adattarsi ai nuovi ambienti.
Jean-Baptiste de Lamarck
Presentò questa prima semplice ma corretta formulazione evolutiva nel suo libro Filosofia zoologica che, curiosamente, fu pubblicato nel 1809, proprio l’anno in cui nasceva Darwin.

Tutto questo non era in accordo con l’idea della creazione secondo Genesi.

L’ambiente politico della Rivoluzione Francese, figlio stesso dell’Illuminismo, aiutò il fiorire delle idee trasformiste, o evoluzioniste come diciamo adesso.

Sull’altra sponda della Manica, al contrario, furono condannate come lo fu la rivoluzione.

Il ragionamento fatto da Lamarck, valido ancora oggi, dovrebbe essere ben conosciuto dal pubblico del 2009, che dovrebbe anche celebrare il 200° anniversario della scoperta dell’evoluzione.

Perché continuare la confusione e far credere che fu Darwin a scoprire l’evoluzione, mentre egli scoprì “solo” la selezione naturale?
A questo punto, per vederci chiaro nella storia delle idee, bisogna capire la distinzione tra l’attendibilità di un evento (l’avvenuta trasformazione delle forme viventi del passato, nel nostro caso) e i meccanismi funzionali che lo sostengono (la selezione naturale, per esempio).

Darwin propose appunto un meccanismo pratico che poteva spiegare il trasformismo, il quale, come evento, era già stato descritto in Francia solo in modo teorico cinquant’anni prima.

E’ importante rendersi conto che nel 2009 stiamo ancora discutendo sui possibili meccanismi responsabili dell’evoluzione, ma non sull’attendibilità dell’evento stesso, il quale è diventato ormai uno dei fondamenti delle basi teoriche delle scienze biomediche.

La ricerca medica stessa non potrebbe operare al di fuori della teoria dell’evoluzione.

Ma vediamo come l’ipotesi di Darwin nacque e fu subito osteggiata in Inghilterra.
Charles Darwin
Quando il giovane Darwin studiava a Cambridge per diventare un sacerdote protestante, era in verità poco interessato alla teologia e molto di più alla natura.

Lo faceva nello stile dei gentiluomini di campagna del tempo: descrivere le specie viventi come immutabili capolavori della creatività divina.

Gli eventi della vita lo portano poi a diventare un naturalista.

Il grande merito di Charles Darwin fu di fornire innumerevoli prove convincenti di come gli esseri viventi si adattino a un ambiente sempre in cambiamento e come lo facciano soprattutto attraverso due meccanismi: il fenomeno della variabilità degli individui di una popolazione e la maggiore capacità di riprodursi degli individui meglio adatti al nuovo ambiente (La origine delle specie per selezione naturale, pubblicato centocinquanta anni fa nel 1859).
Egli chiamò la sinergia di questi due meccanismi “selezione naturale”, riferendosi chiaramente al fenomeno della “selezione artificiale” ben conosciuto da allevatori e agricoltori.

La novità metodologica di Darwin fu l’osservazione diligente e abbondante dei fenomeni naturali, non solo la formulazione di un’ipotesi, sia pur brillante, come fece Lamarck.

Infatti, Darwin fu un naturalista di grande qualità, scoprendo molti altri fenomeni fondamentali, come quelli sull’origine degli atolli, la riproduzione delle piante, il ruolo dei lombrichi nella qualità del suolo e lo sviluppo dei crostacei.
albero della vita di Charles Darwin
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